Oxfam: la ricchezza dei ricchi aumenta di 2,5 miliardi al giorno. Colpa di sistemi fiscali ingiusti

26 ultramiliardari possiedono la stessa ricchezza della metà più indigente della popolazione (3,8 miliardi). In Italia il 5% più ricco ha lo stesso capitale del 90% più povero

"Ricchezza e povertà", di Antonio Manidi. Una delle foto vincitrici del concorso fotografico Contrasti lanciato da Oxfam nel 2017

I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Sembra un disco rotto che si ripete ormai da troppi anni, il contenuto del Rapporto sulla distribuzione della ricchezza nel mondo della Ong Oxfam.  Pubblicato, come sempre, alla vigilia del meeting dei super-ricchi organizzato dal World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera. Titolo di quest’anno: “Bene pubblico o ricchezza privata”. Quello che cambia sono i numeri: con i capitali in mano ai ricchi che continuano a crescere e quelli in mano ai poveri sempre più bassi.

L’infografica del Raporto Oxfam “Bene pubblico o ricchezza privata”

 

I numeri della ricchezza e della povertà

1.900 miliardari, i più ricchi del mondo, hanno visto aumentare la loro ricchezza, tra marzo 2017 e marzo 2018, di più di 900 miliardi di dollari (+1,2%), oltre 2,5 miliardi al giorno.

Di pari passo è diminuita la quota in mano ai poveri. La metà più povera del Pianeta (3,8 miliardi di persone), oggi ha l’11% di denaro in meno di un anno fa.

26 ultramiliardari (contro i 43 del 2017) possiedono oggi la stessa ricchezza della metà più indigente della popolazione mondiale.

Mentre la ricchezza dei ricchi è in continuo aumento, emerge un forte rallentamento della riduzione della povertà: secondo la Banca mondiale tra il 2013 e il 2015 il tasso annuale di riduzione si è contratto del 40% rispetto alla media annua 1990-2015 e 3,4 miliardi di persone vivono ancora con meno di 5,50 dollari al giorno.

E in Italia?

Il 5% più ricco degli italiani è titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero.

A metà 2018 il 20% dei più facoltosi possedeva circa il 72% dell’intera ricchezza nazionale.

È dal 2000 che il meccanismo s’è inceppato. Da allora in Italia, mentre il 50% dei più poveri ha continuato a veder scendere la propria ricchezza, il 10% più ricco a cominciare dal 2007 (anno della prima crisi) l’ha sempre vista aumentare, a parte alcuni anni di calo.

Colpa delle tasse

Un’ingiustizia che si perpetua di anno in anno, che in gran parte è colpa dei sistemi fiscali, che non portano affatto a una redistribuzione della ricchezza (compreso quello italiano).

Non è la flat tax. Ma per certi versi è pure peggio

Le tasse a livello globale sono scese, ma non per il comune cittadino: la contribuzione fiscale delle grandi aziende e dei super ricchi è drasticamente diminuita.

Nei paesi ricchi in media l’aliquota massima dell’imposta sui redditi è passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013. Nei Paesi in via di sviluppo è in media al 28%. E l’aliquota effettiva versata sui redditi d’impresa è drasticamente diminuita: per le 90 più grandi corporation è scesa dal 34% del 2000 al 24%

Senza contare i movimenti di denaro illecito, che si aggiungono a evasione e elusione fiscale e vengono così sottratti al finanziamento del welfare.

La ricchezza è uomo

“I miliardari sono fortunati, perché sono nati uomini (9 su 10 sono di sesso maschile) e fortunati per essere nati in una famiglia ricca (un terzo della fortuna dei miliardari arriva da un’eredità”. Così scrive Winnie Byanyima Executive Director di Oxfam International in un articolo uscito oggi sul sito del World Economic Forum.

Dal rapporto di Oxfam emerge come a livello globale le donne guadagnino il 23% in meno rispetto agli uomini, i quali possiedono il 50% in più della ricchezza e controllano oltre l’86% delle aziende.

E sono le donne ad occuparsi del lavoro di cura familiare, che non è retribuito. Secondo i calcoli dI Oxfam, se a livello globale venisse appaltato a una singola azienda, il fatturato annuo sarebbe di 10 mila miliardi di dollari, vale a dire 43 volte quello di un gigante come la Apple.

“Il lavoro di cura non retribuito è un enorme sussidio nascosto all’economia” che, si legge nel rapporto, “paradossalmente amplifica le diseguaglianze economiche perché interessa soprattutto le fasce più povere della popolazione, che si ritrovano con minor tempo a disposizione per guadagnarsi da vivere e accumulare ricchezza nel corso del tempo”.