Ambiente

Venezuela, fine del razionamento di elettricità

Alcuni giorni fa  Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, ha finalmente annunciato che è giunto al termine il piano di razionamento dell’ elettricità. Una buona notizia per ...

Di Corrado Fontana
Venezuela, fiume Caroní e bacino di Guri. Di NASA, Mission: STS61A [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Venezuela,   fiume Caroní e bacino di Guri. Di NASA,   Mission: STS61A [Public domain],   attraverso Wikimedia Commons
Venezuela, fiume Caroní e bacino di Guri. Di NASA, Mission: STS61A [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

Alcuni giorni fa  Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, ha finalmente annunciato che è giunto al termine il piano di razionamento dell’ elettricità. Una buona notizia per milioni di suoi concittadini che da mesi, in coincidenza con il crollo dei prezzi del petrolio, vivono una profondissima crisi economica, con estrema difficoltà nel reperire beni e servizi.

L’affermazione del presidente giunge dopo che il ritorno dell’afflusso di acqua ha permesso il ripristino della funzionalità della  diga dello Stato di Guri, da cui dipende dipende ben il 63% della fornitura di energia idroelettrica del Paese. L’intero fabbisogno energetico del Venezuela è fortemente condizionato da questo tipo di energia, il cui razionamento, complice una forte  siccità e la lentezza della manutenzione di molte infrastrutture idroelettriche deteriorate, ha portato al governo feroci critiche di inefficienze.

Con la riattivazione della diga si è posta fine ad un programma di salvaguardia scattato ad aprile, quando il Paese era a pochi giorni dal rischio di blackout generale, che imponeva la riduzione delle forniture di corrente a quattro ore al giorno in 10 dei 23 stati del Paese. Maduro, proprio in seguito alla gravità dello scenario, aveva persino chiesto ai grandi consumatori di energia elettrica (centri commerciali, grandi imprese di produzione), di attrezzarsi per generare in autonomia il 20% del proprio fabbisogno di elettricità.

 

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