2036: le banche dei Paesi emergenti supereranno quelle del G7

Secondo uno studio di PricewaterhouseCoopers, le dimensioni dei mercati bancari dei Paesi appartenenti al cosiddetto “E7” (Cina, India, Brasile, Russia, Messico, Indonesia e Turchia) supereranno ...

Le banche dei Paesi emergenti crescono a vista d’occhio. Secondo uno studio di PricewaterhouseCoopers, le dimensioni dei mercati bancari dei Paesi appartenenti al cosiddetto “E7” (Cina, India, Brasile, Russia, Messico, Indonesia e Turchia) supereranno nel 2036 quelle dell’attuale G7 (composto da Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Canada). Si tratta di una diretta conseguenza della crisi mondiale, che ha di fatto accelerato un trend che era già stato identificato nel 2007, ma che non si pensava potesse raggiungere ritmi così serrati. Fu la stessa PwC, quattro anni fa, a prevedere un superamento della concorrenza occidentale da parte degli istituti di credito delle economie emergenti: ma, all’epoca, aveva indicato il 2046.

In particolare, il sistema bancario cinese potrebbe superare quello statunitense, e divenire il primo del mondo già a partire dal 2023. Da parte sua, invece, l’India sorpasserà il Giappone nel 2035, e si imporrà come la terza piazza bancaria globale, mentre il Brasile sopravanzerà la Germania ed il Regno Unito nel 2045. Solamente gli Usa, dunque, si manterranno nel trio di testa, ciò soprattutto in ragione del fatto che numerosi istituti di credito americani sono già presenti nei mercati degli E7, e potranno in tal modo sfruttarne il traino.

Secondo un altro studio pubblicato ieri (dalla società di ricerca Velhon), le banche dei Paesi sviluppati hanno visto in media un progresso delle loro reti di business del 2, 5% nel 2010, contro il 14% che si registrò nel 2008. Nello stesso anno, invece, quattro banche indiane figurano tra le prime 10 più dinamiche del mondo in termini di aperture di agenzia, insieme a concorrenti cinesi, indonesiane, brasiliane, vietnamiti ed ucraine. State Bank of India, in particolare, ha aperto mille agenzie all’anno dal 2008 ad oggi. Con una particolare attenzione nei confronti del mercato africano, considerato un territorio ancora finanziariamente “inesplorato” e capace di garantire enormi profitti nel medio e lungo termine.