Africa e corruzione: un passo indietro dalla giustizia francese

Gli attivisti della società civile non possono presentare querele legittime contro capi di Stato stranieri accusandoli di corruzione. Lo ha stabilito una corte d’appello ...

Gli attivisti della società civile non possono presentare querele legittime contro capi di Stato stranieri accusandoli di corruzione. Lo ha stabilito una corte d’appello francese marcando così un brutto precedente per le organizzazioni che da anni si battono contro l’uso improprio dei fondi pubblici. A riferirlo è l’agenzia Reuters.

La vicenda aveva preso il via qualche tempo fa quando l’ong Transparency International (TI) aveva puntato il dito contro gli assets detenuti in Francia dalle famiglie dei presidenti di tre nazioni africane: Gabon, Repubblica del Congo e Guinea Equatoriale. I beni posseduti da questi ultimi, il cui valore complessivo era stimato nell’ordine di grandezza dei milioni di euro, risultavano a detta degli attivisti, incompatibili con i mezzi economici degli stessi. Secondo TI gli assets erano stati acquistati illegittimamente grazie ai fondi pubblici erogati ai tre Paesi.

Nonostante gli inquirenti avessero portato alla luce un parco macchine da sogno e dozzine di conti bancari più che sospetti, la giustizia ha scelto di stoppare la causa di fronte al vizio di forma originale negando agli attivisti il diritto di costituirsi contro gli imputati. «Coloro che in Francia organizzano e traggono vantaggio dal flusso di denaro pubblico diretto all’Africa staranno stappando lo champagne» ha dichiarato l’avvocato di TI William Bourdon.

Il presidente del Gabon Omar Bongo non ha potuto esultare. E’ morto nel giugno scorso lasciando il potere nelle mani del figlio Ali. La sua famiglia, ad oggi, possiede 39 proprietà immobiliari in Francia, quindici in più rispetto a quella del capo di Stato congolese Denis Sassou-Nguesso che, tuttavia, detiene il record per l’abitazione più costosa: un immobile parigino da 18, 9 milioni di euro.