Ambiente

AIAB sul falso bio: la lettera a ministero e odc

Domani (lunedì 10/10) il falso bio e i rischi di truffa ai consumatori nel settore saranno tra gli oggetti di una nuova inchiesta della trasmissione Rai ...

Di Corrado Fontana

Domani (lunedì 10/10) il falso bio e i rischi di truffa ai consumatori nel settore saranno tra gli oggetti di una nuova inchiesta della trasmissione Rai Report (qui il lancio della puntata dal titolo Bio illogico). Argomenti che stanno particolarmente a cuore ad Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica) e al suo presidente  Vincenzo Vizioli, che, sulla questione dei controlli e delle garanzie, ha scritto una lettera proprio nei giorni scorsi al ministero delle Politiche Agricole, agli assessorati regionali all’Agricoltura, agli Organismi di controllo e ad Accredia.

Il fatto è che il biologico fa gola ormai a tanti soggetti, anche a chi non avrebbe i titoli per trattarlo o a chi ha intenti palesemente illeciti. Si tratta infatti di un mercato che in Italia  vale 4, 3 miliardi di euro, con 60 mila aziende, 1, 5 milioni di ettari di terreno dedicati e consumi aumentati del 21% nei primi 6 mesi del 2016, con acquisti da parte di oltre 19 milioni di famiglie.

Vincenzo Vizioli,   presidente Aiab,   al SANA 2015
Vincenzo Vizioli, presidente Aiab, al SANA 2015

Così scrive perciò Vincenzo Vizioli nella sua lettera  Vigilanza e controlli sono lo strumento di garanzia per una crescita sana:

Il trend positivo della domanda interna di prodotti biologici, in crescita a doppia cifra da almeno tre anni, insieme a quella del mercato mondiale, ha trainato la crescita dell’intero settore biologico in termini di operatori, superfici e interesse di grandi marchi e distribuzione organizzata, questi ultimi fino a poco tempo fa, molto tiepidi se non addirittura ostili, verso l’agricoltura biologica. 

Un incremento avvenuto in assenza di scelte di politica agricola nazionale e regionale, con il biologico che è andato ben oltre i magri obbiettivi che, salvo rare eccezioni, le Regioni hanno stabilito nella stesura dei PSR e che, alla luce dei fatti, dovranno essere rivisti. Così come il ruolo di supporto della Rete Rurale che, nonostante l’atteggiamento positivo del Ministero, sembra ancora pervasa da ottuso ostracismo verso il biologico, tanto che su oltre 50 schede di progetto ne ha dedicate appena 2 al biologico e solo dopo forti pressioni.

È una evoluzione che consideriamo a pieno titolo una vittoria del movimento per l’agricoltura biologica a cui AIAB ha dato vita e, da oltre 30 anni, sostiene nei valori fondanti con idee, progetti,  campagne e ricerca. Siamo però molto coscienti che una crescita così imperiosa comporti anche dei rischi se non governata, indirizzata, supportata tecnicamente, controllata e sostenuta con ricerca e sperimentazione per il biologico e non sul biologico. 

La nuova “fame di prodotto” per il posizionamento di grandi marchi e distribuzione organizzata, che giustamente non vogliono perdere fidelizzazione del cliente, non avendo una linea dedicata al settore emergente dell’agroalimentare, rischia di far prendere scorciatoie pericolose. Pesa su questo l’assenza di una scuola italiana di agricoltura biologica, essendo un tema rimasto fuori dai programmi universitari e degli istituti tecnici per l’agricoltura, nonché la cronica assenza di ricerca, mai finanziata e che stenta anche a vedere assegnati i fondi dedicati, provenienti dalla “tassa sui pesticidi”, sempre utilizzati in progetti con respiro breve e frettolosamente assegnati per mancanza di programmazione e strategia.

Insieme a questi limiti evidenziati su cui il Piano Strategico Nazionale per il Biologico è un primo piccolo passo che però necessita di forte accelerazione, oggi emerge con forza l’importanza del ruolo del sistema di controllo che è alla base del sistema di garanzia punto di forza che il biologico offre al consumatore e a tutti gli operatori. Ribadendo che per noi il biologico deve essere certificato, chiediamo nuovamente agli organismi di controllo di farsi veri garanti del sistema, avendo da subito un cambio di passo verso la terzietà, pari a quello che sta avendo tutto il settore produttivo e distributivo.

agricoltura biologica - foto Uff.Stampa AIAB
agricoltura biologica AIAB

Parimenti deve crescere il sistema di vigilanza sull’operato degli O.d.C che in molte Regioni va rafforzato e non indebolito dai tagli di bilancio ma in molte altre, letteralmente attivato per ripristinare il ruolo di autorità di controllo nazionale e regionale previsto dalla normativa. L’ufficio del Ministero per l’agricoltura biologica si faccia promotore di questa azione perché la vigilanza ed il necessario coordinamento, è fondamentale anche per intervenire sull’unicità della norma che oggi, per accontentare il nuovo cliente, ha spesso interpretazioni a dir poco fantasiose,  diverse nei territori e tra organismi di controllo, che vengono scelti anche in funzione di questa disponibilità. Esempio eclatante sono i tempi e i modi della conversione, in particolare zootecnica,  dimenticando che la fase di conversione è elemento tecnico strategico per fare bene biologico e non solo fastidiosa attesa per arrivare alla certificazione.

Per esaltare l’indispensabile terzietà degli organismi di controllo è necessario vietare tariffari basati sulla percentuale di prodotto venduto, su altri servizi forniti alle aziende sotto mentite spoglie, sulla proprietà di marchi certificati dalla stessa, mischiando ruolo di controllo, con quello di promozione e attività commerciale. Inoltre si presti la massima attenzione alle importazioni da paesi terzi, sempre più imponente, dove non essendoci un regolamento considerato reciproco a quello europeo, esiste il “rapporto di equivalenza”, cioè un’interpretazione di conformità dell’organismo di controllo, inviato e pagato dall’importatore. È noto come questa sia una delle principali debolezze, non a caso tutti gli scandali sono passati anche da quella porta e che il nuovo regolamento europeo si sia impantanato anche su questo.

È poi importante che sia il Ministero, sia le Regioni, sia Accredia rendano facilmente consultabili le eventuali sanzioni comminate agli o.d.c. e che organismi colti in fallo su questioni gravi che, purtroppo ci sono state, non rientrino con troppa facilità nel sistema senza mai pagare il danno fatto a tutto il settore.

È indispensabile che si intervenga a tutto tondo, con una priorità sui controlli perché, se molti marchi commerciali dopo l’acquisto di prodotto certificato fanno ulteriori controlli analitici, se dai consumatori oltre all’interesse persiste la domanda: “sarà vero?”, se continuiamo ad avere la spada di Damocle di scandali, tutti commerciali e non di singoli produttori, qualcosa ancora non funziona come dovrebbe, e va immediatamente risolto, perché questa splendida occasione di sviluppo dell’agricoltura italiana non deve essere messa a rischio dal fatto che basta che il mercato cresca.

Continueremo a intervenire sulle tante necessità che servono a questo settore per contribuire ancora alla crescita dell’agricoltura biologica e biodinamica, unici modelli sostenibili di agricoltura. Con questa richiesta vogliamo che il sistema di controllo resti valore aggiunto e non criticità essendo uno strumento di garanzia per consumatori e produttori. Su questo gli stessi organismi e gli Enti coinvolti agiscano con fermezza espellendo dal sistema chi lo mette a rischio”.

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