Ambiente

Albero vero o finto? Il dilemma dell’Immacolata

Vero o finto? Dilemma tipico del giorno della Festa dell’Immacolata, dedicato, per tradizione, all’allestimento dell’albero di Natale. Optare per uno finto appare ...

Di Martina Valentini
christmas tree on blurred background

Vero o finto? Dilemma tipico del giorno della Festa dell’Immacolata, dedicato, per tradizione, all’allestimento dell’albero di Natale. Optare per uno finto appare la scelta migliore per l’ambiente, che permette di evitare il taglio inutile di tanti piccoli abeti. Ma è davvero così? “No”, secondo Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia, il programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale più diffuso in Italia e nel mondo. “Se è possibile, è bene evitare alberi di plastica. Gli abeti “finti” sono erroneamente considerati i migliori per tutelare il nostro patrimonio boschivo ma in realtà – i cinque milioni di alberi finti che vengono in media acquistati ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina. Poi l’abete in casa respira, assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno, ma anche oli essenziali che purificano e aromatizzano la stanza” .

Ma per fare in modo di far davvero bene all’ambiente, non tutti gli alberi veri sono buoni. Il settore foresta-legno è infatti uno dei più ‘inquinati’ dai trafficili illegali, che fruttano alla criminalità mondiale tra 30 e 100 miliardi di euro ogni anno. E il 20% delle importazioni di produzioni forestali nella Ue sono illecite. Non saranno gli abeti per gli alberi di Natale a fare questi numeri, ma le buone pratiche si attuano anche nelle piccole azioni. Come si può quindi riconoscere l’origine dell’albero che mettiamo in casa?

L'albero di Natale di Piazza San Pietro,   in Vaticano,   quest'anno proviene dalla Valsugana trentina,   da foreste certificate PEFC
L’albero di Natale di Piazza San Pietro, in Vaticano, quest’anno proviene dalla Valsugana trentina, da foreste certificate PEFC

“Occorre imparare a leggere sempre l’etichetta”, ricorda Brunori, “Sul tagliando che troviamo sull’albero o sul cimale devono essere riportate la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l’età dell’albero e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni alle specie autoctone). “Meglio quindi optare per alberi prodotti da realtà forestali certificate Pefc o FSC, riconoscibile dal logo presente in etichetta. Gli schemi di certificazione garantiscono infatti la massima trasparenza in termini di tracciabilità e rispetto dei territori. Sono molte le realtà italiane certificate, e non occorre necessariamente far arrivare l’abete dalle zone alpine, ma anche dall’Appennino. Favorire le aziende italiane certificate significa rafforzare un circolo virtuoso e contribuire a modificare le scelte imprenditoriali delle aziende della filiera bosco-legno. Più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato, meno chilometri farà fino a casa nostra e quindi minore sarà il suo impatto sull’ambiente in termini di emissioni nocive.

E dopo le Feste? Occorre smaltire l’albero in modo corretto. E in tal senso il rimboschimento non è sempre l’opzione più corretta. “L’abete rosso (il Picea abies che rappresenta circa l’80% di quelli presenti sul mercato nazionale) è un albero spontaneo solo sull’arco alpino e in alcune aree dell’Appennino Tosco-emiliano”, ricorda Brunori. “Piantarli in boschi dove già è presente l’abete significa creare problemi di inquinamento genetico”. Meglio quindi piantarlo nel giardino di casa, per chi ne ha uno. E se l’albero si è seccato durante le feste, va destinato alla raccolta compostabile per permettere la sua trasformazione in compost che verrà poi usato come fertilizzante per nuove piante.

@lamarty_twi

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