Finanza etica

Alla “fiera dei derivati” la festa non è ancora finita

Al primo il primo International Derivates Expo, aspre critiche a politici e autorità di vigilanza. E una previsione per il futuro:“L’età dell’oro ...

Di Redazione


dal nostro inviato a Londra / “Non riesco a ricordare un periodo così difficile e turbolento per i mercati finanziari come questi ultimi dodici mesi, ma l’età dell’oro dei derivati, iniziata 25 anni fa, continuerà ancora a lungo”. L’International Derivatives Expo, prima esposizione europea dei prodotti finanziari derivati, si è aperta lunedì a Londra con questa dichiarazione di Michael Spencer, amministratore delegato di ICAP, la più grande società di brokeraggio internazionale:  mille miliardi di dollari al giorno di transazioni, la metà del Pil italiano.  “C’è sempre il rischio di reazioni eccessive da parte dei politici e delle autorità di vigilanza”, ha continuato Spencer, “ma i danni creati della normativa Sarbanes – Oxley, che ha ingessato i mercati, sono ancora evidenti. Difficilmente saranno approvate norme altrettanto restrittive”. Uno stop ai box per la finanza speculativa. Per poi ripartire alla grande. “Diamo tempo ai mercati di sgonfiarsi. Presto il trend si invertirà. Gli investimenti continuano a fluire nei fondi hedge nonostante la crisi. L’innovazione finanziaria e la globalizzazione sono dalla nostra parte”.

 

Spencer ha fatto di tutto per trasmettere ottimismo, ma l’atmosfera, alla fiera dei derivati, è dimessa e stranamente sobria. Gli eccessi degli anni scorsi sembrano solo ricordi lontani. Al workshop sul “ruolo dei derivati” nella crisi dei mercati, in programma oggi, gli esperti del settore evitano ogni ammissione di colpa. “E’ facile accusare un prodotto se non lo si conosce”, spiega il professor Peter Hahn. “I derivati sono strumenti fantastici per la gestione dei rischi. Alcune banche hanno usato male alcuni tipi di derivati. Ma non si puo’ dire che i prodotti in sé non siano validi”. E c’è chi si spinge a dire che “la colpa è dei politici e delle autorità di vigilanza”, che non avrebbero saputo adottare norme “progressiste”, ostacolando una crescita corretta dei mercati. Nel lessico dei trader, il crollo di Bear Stearns diventa “un utile stress test”, mentre lo scandalo che ha travolto Société Générale è “un esempio di come i mercati puniscano regolarmente i perdenti”. In sostanza le mele marce pagano sempre il conto. Sempre che i politici non si mettano di traverso, con i loro “eccessi normativi”.  M. M.

 

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