Parte 4

Ambiente, economia, innovazione: 10 donne da ricordare

Dall’ambiente alle politiche sociali, dall’economia alla politica: dieci donne che hanno lasciato il segno. Con un approccio diverso

Di Matteo Cavallito
Il Primo ministro neozelandese Jacinda Ardern prima del giuramento il 26 ottobre 2017

L’innovazione è implicita, se non altro in relazione ai tempi della Storia: le donne al potere sono un fenomeno recente. Al pari degli studi di genere e dell’avvio di un dibattito complesso e scivoloso. Esiste un plus femminile nella gestione della politica o dell’economia? Studi e statistiche propendono per il sì e delineano, risultati alla mano, alcune caratteristiche salienti: una maggiore attenzione per l’ambiente, l’istruzione e le politiche sociali; oltre a una certa propensione per la mediazione e le scelte controcorrente.

Donne e innovazione

Non è una regola ferrea, figuriamoci. E gli esempi opposti non mancano di certo. Ma, in quanto protagoniste di un fenomeno relativamente nuovo, le donne hanno portato in più di un’occasione un contributo diverso. Nulla di innato, d’accordo. Ma non è questo il punto. E se è vero, come ricorda Giovanna Vertova, docente dell’Università di Bergamo ed esperta di economia di genere, che «esiste uno stile femminile anche in politica frutto di un condizionamento sociale e culturale», è altrettanto evidente, aggiungiamo noi, come la storia abbia offerto esempi di approcci innovativi a sostegno della tesi. Valori ne ha selezionati dieci.

1. Gro Harlem Brundtland: la pioniera della sostenibilità

Gro Harlem Brundtland
Foto Bernt Sønvisen Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)

Senza di lei, forse, non avreste mai sentito parlare di sviluppo sostenibile, concetto troppo spesso banalizzato, ma tremendamente serio e presumibilmente irrinunciabile. Gro Harlem Brundtland è stata la prima donna a ricoprire il ruolo di premier della Norvegia, ma non è per questo che è passata alla storia. Nel 1987, in qualità di presidente della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo (WCED) dell’ONU firma la relazione Our Common Future.

Sicurezza alimentare, efficienza industriale, rinnovabili: è già tutto lì, con decenni di anticipo sui tempi. «Le sfide del mondo contemporaneo possono sembrare improbe, ma il compito dei cittadini è semplice: impegnarsi» ha dichiarato di recente. «Cambiate le vostre abitudini, agite con il vostro voto, chiedete maggiore impegno ai leader, impegnatevi voi stessi con maggiore intensità».

2. Madeleine Albright: nascita di una diplomazia

Madeleine Albright a PyongyangAtterrò a Pyongyang, primo esponente del governo americano a farlo, nell’ottobre del 2000. In valigia conservava una palla da basket autografata da Michael Jordan, per il quale il terzogenito del dittatore nutriva all’epoca un’autentica venerazione. Madeleine Albright, allora Segretario di Stato alla Casa Bianca, sembrava avere le giuste doti di mediazione per aprire la strada a un complicato dialogo con la Corea del Nord, di Kim Jong-il. Ne era convinto Bill Clinton che la scelse per una delle più ambiziose missioni diplomatiche della sua amministrazione.

La vittoria di George Bush Jr. poche settimane più tardi segnò la fine della carriera pubblica della Albright e l’inizio di una lunga escalation di tensione tra i due Paesi. Oggi, però, lo scenario sta cambiando. Sebbene molti anni dopo Jordan abbia cordialmente rifiutato l’invito a corte, la diplomazia cestistica (chiedere lumi a Dennis Rodman) prova i ripercorrere i passi della più celebre strategia del ping pong (che all’epoca di Nixon aprì al dialogo tra USA e Cina). Tra Trump e Kim Jong-un pare essere scoppiato l’idillio. Parlarsi, forse, non era poi una cattiva idea.

3. Elinor Ostrom: un Nobel rivoluzionario

Elinor Ostrom. Foto: Prolineserver Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

Prima (e tuttora unica) donna insignita del Premio Nobel per l’Economia. Ma, quel che più conta, una vincitrice sui generis, capace di conquistare il massimo riconoscimento accademico dopo aver concentrato i suoi studi su un tema decisamente poco mainstream: i beni comuni.

Scomparsa nel 2012, l’economista americana Elinor Ostrom ha affrontato il tema della degenerazione e del saccheggio delle risorse pubbliche teorizzando, tra Stato e mercato, una terza via basata sul ruolo delle comunità e delle regole condivise. Le implicazioni sono enormi, per l’ambiente e non solo. «Forse anche la crisi finanziaria che stiamo vivendo altro non è che un esempio di “saccheggio” di una “proprietà comune”» scriveva l’economista Antonio Massarutto nei giorni della grande recessione post Lehman. «Per ricostruire la fiducia degli investitori servirà qualcosa di più di una temporanea iniezione di capitale nel sistema bancario».

4. Dambisa Moyo: una nuova via per l’Africa

Dambisa Moyo. Foto: Dambisa Moyo Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

«Negli ultimi cinquant’anni i Paesi ricchi hanno trasferito aiuti ai Paesi poveri per oltre un trilione di dollari. Gli africani stanno forse meglio? No. Gli aiuti hanno rallentato la crescita e hanno contribuito a rendere i poveri ancora più poveri». Così scriveva Dambisa Moyo, economista “eretica” e autrice nel 2009 di un saggio dirompente. A un decennio di distanza, Dead Aid, il suo libro più celebre, resta una pietra miliare nel cambio di rotta intrapreso dal Continente sotto la spinta dei capitali cinesi.

Nata a Lusaka, nello Zambia, e formatasi tra Harvard, Goldman Sachs e la World Bank, Dambisa Moyo è una delle principali ispiratrici di una cultura dello sviluppo basata su investimenti e infrastrutture contro la logica dei finanziamenti a fondo perduto. Le critiche non sono mancate, ma il suo contributo al dibattito – per l’Africa e per le economie emergenti – è stato clamorosamente innovativo.

5. Marina Silva: l’ambiente come missione

Marina Silva accanto al teologo Leonardo Boff. Foto: Fabio Rodrigues Pozzebom (Agência Brasil) Attribution 3.0 Brazil (CC BY 3.0 BR)

Controversa quanto basta, nel variegato panorama della contesa elettorale brasiliana. Ma pur sempre un simbolo per l’ambientalismo come missione. Marina Silva imparò a leggere a 16 anni dopo essere entrata in un programma scolastico governativo. La svolta arriva negli anni ’80 quando conosce Chico Mendes, leggendario attivista sindacale che sarà ucciso dai proprietari terrieri nel 1988. È stata per anni il volto principale dell’ambientalismo brasiliano anche se la sua popolarità è in oggi in forte calo.

6. Michelle Bachelet: l’istruzione al potere

Michelle Bachelet. Foto: Ricardo Stuckert AgenciaBrasil Atribuição 3.0 Brasil (CC BY 3.0 BR)

Dissidente, prigioniera, rifugiata politica, medico, ministro e infine presidente. Prima donna a ricoprire l’incarico nel suo Paese, ha lottato con successo per le donne cilene (che dal 2017 hanno finalmente diritto all’aborto terapeutico e all’interruzione di gravidanza in caso di stupro) e ha lasciato in eredità al Paese una legge che apre la strada, in un futuro prossimo, all’istruzione universitaria gratuita.

7. Christine Lagarde: una rivoluzione culturale per il FMI

Christine Lagard a Davos nel 2013«Oggi abbiamo una maggiore consapevolezza di come una distribuzione più equa del reddito permetta di avere una maggiore stabilità economica». Così Christine Lagarde, intervendo al vertice di Davos nel gennaio 2013. Parole al vento, avrebbe ammesso lei stessa tornando sull’argomento a quattro anni di distanza. «All’epoca nessuno mi ha ascoltato», disse. Peccato.

Ma una cosa è certa: per quanto soggetta a critiche (ma chi non lo è?), Christine Lagarde passerà alla storia come una figura di rottura nella tradizione di un Fondo Monetario troppo spesso ancorato a un certo fondamentalismo liberista. Perché un conto è difendere il libero scambio dalla minaccia della retorica sovranista (e ci mancherebbe altro), cosa assai diversa è negare la necessità di ridistribuire la ricchezza. Il FMI sembra averlo capito con inedita e rara lucidità. E in buona parte lo si deve proprio alla Lagarde. Che cita Roosevelt in un mondo ancora alla ricerca di un nuovo New Deal.

8. Angela Merkel: controcorrente di successo

La cancelliera tedesca Angela Merkel durante il World Humanitarian Summit di Istanbul (maggio 2016). Foto: OCHA / Salih Zeki Fazlıoğlu A ttribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)

Refugees welcome. Anzi, willkommen. Alla faccia di chi le consigliava di lasciare perdere per evitare un crollo dei consensi. Dallo scoppio della crisi siriana, Angela Merkel è stata l’unica tra i leader europei a dare ancora un senso all’espressione “priorità umanitaria”.

Nel 2015, la Germania ha accolto circa 250 mila richiedenti asilo. In molti hanno alzato la voce, ma l’elettorato ha confermato la sua fiducia nella cancelliera.

Oggi Berlino è il secondo contribuente dell’UNHCR (l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) dopo aver triplicato il proprio sostegno economico all’ente in meno di un quinquennio.

Principali paesi di destinazione dei richiedenti asilo. Decennio 2007-2016. FONTE: Global Trends UNHCR
Principali paesi di destinazione dei richiedenti asilo. Decennio 2007-2016. FONTE: Global Trends UNHCR

9. Giusi Nicolini: una questione di principio

L’ex sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini«Da quando è stata eletta sindaco nel 2012 si è distinta per la sua grande umanità e il suo impegno costante nella gestione della crisi dei rifugiati e della loro integrazione». Con queste motivazioni, nell’aprile del 2017, la giuria incaricata ha insignito l’allora prima cittadina di Lampedusa Giusi Nicolini, insieme alla Ong francese SOS Méditerranée, del Premio Houphouet-Boigny per la ricerca della pace dell’Unesco. Eletta con il Partito Democratico, ha fatto scelte controcorrente rispetto al clima generale del Paese (nonché alla linea dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti). Nel giugno 2017 è stata sconfitta alle elezioni locali dall’ex sindaco e leader dei pescatori, Salvatore Martello.

10. Jacinda Ardern: la riscossa della politica sociale

Jacinda Ardern in un comizio. Foto: Ulysse Bellier Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

L’enfasi sulle politiche sociali è da sempre un tratto distintivo di Jacinda Ardern, premier laburista neozelandese dal 2017. In un Paese travolto dalla bolla immobiliare che fa i conti con 40mila senzatetto (quasi l’1% della popolazione, il peggior dato tra tutti i Paesi OCSE), la Ardern ha lanciato iniziative senza precedenti per ovviare al problema. Dalla stretta sugli affitti e al blocco degli acquisti da parte degli operatori stranieri (una scelta, quest’ultima, che molto ha fatto discutere) la premier ha puntato sulla strada delle scelte radicali. Difficile, per il momento, giudicare l’efficacia delle iniziative. Ma la scossa culturale inflitta agli eccessi del mercato, almeno in apparenza, è già di per sé evidente.

Non solo Nord. Gli insospettabili campioni della parità di genere

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