Andrea di Stefano: è l’ora di un sistema economico meno consumista

Riportiamo un'intervista di Wise Society al direttore di Valori Andrea Di Stefano...

Di Redazione


Riportiamo di seguito un’intervista di Wise Society (www.wisesociety.it) al direttore di Valori Andrea Di Stefano.

Qual è la chiave per capire questa crisi economica?
Indipendentemente dal concetto di spread, che considero forviante rispetto ai problemi reali, dobbiamo capire quali sono le grandi questioni connesse con la crisi. Una delle cause è il forte deficit della bilancia commerciale americana: loro spendono ogni anno 500miliardi di dollari per acquistare merci estere e hanno un deficit pesantissimo della finanza pubblica, perché hanno speso molto per salvare la loro industria. E devono cercare capitali da attrarre negli Stati Uniti per tamponare questo fenomeno: fino a che questa situazione non si riequilibrerà l’Europa e il mondo pagheranno la crisi americana.

A cosa si riferisce?
Mi riferisco al fatto che le regole del gioco e tutti i sistemi corporativi legati alla finanza sono condizionati dalla piazza americana e londinese. Per molto tempo si è fatto credere alle famiglie americane che le perdite del reddito da lavoro potessero essere compensate dalla rendita finanziaria. In realtà questo non può funzionare che per brevi periodi, su fasce ristrette della popolazione. L’investimento finanziario in senso stretto non è più redditizio dell’investimento obbligazionario. Nonostante tutto, gli indici azionari sono ai massimi: il gioco finanziario ha ripreso come se nulla fosse senza regolamentare le componenti fuori controllo come tutta la parte dei derivati.

Non si era parlato di una riforma della finanza?
Non se n’è fatto nulla: il presidente americano Obama e parte del Congresso stanno tentando una riforma finanziaria in attesa dei decreti attuativi, che forse arriveranno prima delle elezioni americane, previste per novembre 2012. L’Europa è invece completamente paralizzata dai veti inglesi: i britannici dicono no alla tassa sulle transazioni finanziarie, no alla regolamentazione delle agenzie di rating, no alla regolamentazione sugli hedge fund. La piazza finanziaria di Londra è pari al 10 percento del PIL inglese. Loro governano molto di più di quanto facciano gli americani e sono in grado di imporre le loro scelte. La logica è quella di avere il massimo profitto nel minor tempo possibile.  

Quale potrebbe essere il modo per frenare questo strapotere?
Fare in modo rapido regolamentazioni vincolanti in base alle quali l’UE, per l’area euro, possa decidere indipendentemente dal veto inglese, un regolamento valido c’è già, va solo applicato. Per esempio prevede che le agenzie di rating non possano più pubblicare le loro valutazioni senza trasmetterle prima ad un’autorità sopranazionale che deve controllare la validità di quanto viene affermato. Altro tema da tener presente sono le difficoltà di Paesi, come la Spagna, con oltre un milione di case invendute e buchi per 250 miliardi, debiti così pesanti che non si possono più affrontare. Come ha proposto Draghi, bisognerebbe creare un’Agenzia europea per il credito, ma i tedeschi si oppongono al “fondo salvastati” per salvare le banche. Dal punto di vista teorico si può essere d’accordo con loro, ma se il livello di debito è tale da uccidere un Paese penso che si debba comunque intervenire. Magari dando più potere alla Banca Centrale e cominciando a pensare seriamente agli eurobond.

L’intervista integrale continua  a questo link .
 

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