Ambiente

Appello per il clima: le imprese italiane premono su Cop21

A credere che il contrasto ai cambiamenti climatici sia una battaglia fondamentale per il futuro – anche economico – dell’umanità, e che dalla conferenza delle Nazioni ...

Di Corrado Fontana
Di U.S. Fish and Wildlife Service [Public domain], attraverso Wikimedia Commons
Di U.S. Fish and Wildlife Service [Public domain],   attraverso Wikimedia Commons
Di U.S. Fish and Wildlife Service [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

A credere che il contrasto ai cambiamenti climatici sia una battaglia fondamentale per il futuro – anche economico – dell’umanità, e che dalla conferenza delle Nazioni unite sul clima di Parigi ( Cop21) debba uscire un accordo vincolante in tal senso finalmente si aggiunge un folto gruppo di imprese imprese italiane. Piccole e grandi società (qui la lista completa) che hanno firmato l’ Appello per il clima promosso dalle principali organizzazioni impegnate sui temi del riciclo e riuso delle risorse, sullo sviluppo delle energie rinnovabili e di un’attività agricola ecocompatibile.

Circa 200 aziende nazionali come ERG Renew, Poste Italiane, Terna, Gse, Barilla, Carlsberg, BioChemtex, Ferrovie dello Stato, Novamont, Philips Italia, Unilever Italia e l’Oréal Italia si sono quindi esposte così,  sottoscrivendo il documento lanciato dal Consiglio Nazionale della Green Economy e consegnato ieri al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, in partenza per Cop21.

Da questo momento in poi, infatti, alle società firmatarie non potrà che essere richiesto uno sforzo di massima coerenza sulle questioni dell’ ambiente da parte dell’opinione pubblica e dei media (Valori compreso, naturalmente), visto anche quanto l’appello sia perentorio nel chiedere:

  • di rafforzare le misure nazionali di mitigazione e adattamento tenendo conto che il nostro Paese è particolarmente esposto agli impatti del cambiamento climatico;
  • che alla Conferenza di Parigi siano adottati target legalmente vincolanti, ripartiti tra gli Stati secondo criteri di equità e in grado di limitare l’innalzamento della temperatura al di sotto della “soglia di sicurezza” dei 2°C (mentre secondo il rapporto della UNFCCC con i contributi volontari presentati fino a oggi si arriverebbe a un aumento della temperatura di ben 3°C);
  • che sia promossa una seria riforma fiscale che, tramite forme di carbon tax anche associate ad altri sistemi di carbon pricing, sia in grado di attribuire i giusti costi alla CO2, alleggerendo al tempo stesso la pressione fiscale su lavoro e imprese ed eliminando i sussidi dannosi per l’ambiente, a cominciare dai 510 miliardi di dollari di incentivi mondiali alle fonti fossili, da riallocare in chiave green;
  • di sviluppare l’enorme potenziale degli interventi efficaci sull’ efficienza energetica in tutti i settori, a cominciare da mobilità, industria ed edifici;
  • di sostenere la crescita delle fonti rinnovabili, evitando interventi come quelli che in Italia hanno portato tra il 2011 al
    Logo della Conference of the parties sul clima (Cop21) organizzata dalle Nazioni unite a Parigi nel dicembre 2015
    Logo della Conference of the parties sul clima (Cop21) organizzata dalle Nazioni unite a Parigi nel dicembre 2015

    2014 al crollo della potenza elettrica da fonte rinnovabile installata da oltre 11.000 a meno di 700 MW/anno;

  • di sostenere il ruolo strategico dell’agricoltura, sia in termini di mitigazione che di adattamento, e il potenziale positivo dell’ eco-innovazione, in particolare orientata alla circular economy, per ridurre le emissioni anche aumentando l’efficienza nell’uso delle risorse.

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