Asia, crescono i salari nelle campagne

In Asia si sta assistendo a un cambiamento silenzioso ma di importanza storica: crescono i salari dei lavoratori delle campagne. Quali saranno le conseguenze?

In Asia si sta assistendo a un cambiamento silenzioso ma di importanza storica: crescono i salari dei lavoratori delle campagne.
Come spiega un’analisi del  Guardian, per decenni – se non secoli – le zone rurali del Continente hanno garantito un’enorme mole di lavoro, che ha appiattito verso il basso gli introiti generando una situazione di diffusa e profonda povertà. Ma ultimamente le cose stanno cambiando. In termini reali, i salari rurali in Bangladesh sono aumentati del 45% tra il 2005 e il 2010, quelli in India del 35% tra il 2005 e il 2012, quelli cinesi addirittura del 92% tra il 2003 e il 2007. Ci sono segnali simili anche in Vietnam e Indonesia. E questi trend hanno vissuto un’accelerazione a partire dalla metà degli anni Duemila.
Il primo motivo, continua il quotidiano britannico, è demografico: la forza lavoro è in calo numerico, per via delle migrazioni verso le aree urbane e del calo della fertilità. Inoltre, la crescita del settore manifatturiero – e, più in generale, dei lavori legati a un contesto urbano – ha fatto sì che sempre meno persone si dedichino all’agricoltura.
Quali sono le possibili conseguenze? La prima è che i casi di povertà estrema sono destinati a diminuire. Per contro, i prezzi del cibo aumenteranno: già oggi, produrre riso in Cina costa il 70% in più rispetto al 2005. L’Asia, dunque, inizia a guardare con sempre maggiore interesse alle importazioni: finora a trarne i vantaggi più consistenti sono state le esportazioni di soia sudamericane, ma è probabile che i benefici si allarghino anche ad altri Paesi emergenti, compresi quelli africani. Infine, conclude il Guardian, per le aziende in Cina non sarà più così facile attrarre manodopera in massa dalle campagne: dovranno quindi scegliere tra l’ aumento dei salari e la delocalizzazione, in altri Paesi asiatici o addirittura in Africa. In Etiopia, ad esempio, i salari medi dei lavoratori non specializzati sono solo un quinto di quelli cinesi.