Asili nido, diritto negato per 3 bimbi su 4 (e ne risente anche l’economia…)

Appena 4 le regioni virtuose. Altrove, trovare un posto in asilo è una scommessa. Un grave danno ai livelli di apprendimento e alla crescita economica del Paese

Di Emanuele Isonio

Accade in Italia, anno del Signore 2018. Appena un bambino su 4, nella fascia tra zero e due anni di età, ha la possibilità di accedere a un posto in un nido d’infanzia, pubblico o privato che sia. Il restante 75% è destinato, pur controvoglia, a rimanere a casa. E, se si eliminano dai conteggi le poche regioni virtuose, la percentuale per il resto del Paese diventa ovviamente ancora più catastrofica.

Asili nido, diritto negato

Appena 4 le regioni virtuose. Altrove, trovare un posto in asilo è una scommessa. Un grave danno ai livelli di apprendimento e alla crescita economica del Paese. Qui per approfondire: http://bit.ly/2Q7CxMB

Posted by Valori.it on Sunday, September 9, 2018

Campania maglia nerissima

La ripresa post agostana necessariamente riporta sotto i riflettori un problema ormai storico certificato dai dati che, ogni anno, l’Istituto degli Innocenti di Firenze realizza per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri: dal rapporto 2018 (che presenta dati aggiornati a fine 2016), l’Italia centrosettentrionale ha tassi di copertura appena superiori al 20%.

Distribuzione nidi infanzia in Italia al 31.12.2016
FONTE: Monitoraggio dei piani di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia 2018. Istituto Degli Innocenti – Dipartimento per la Famiglia Presidenza del Consiglio dei Ministri

La percentuale si abbassa drasticamente per il Mezzogiorno, dove solo circa 12 bambini su 100 riusciranno ad accedere agli asili nido o ai servizi alternativi. La situazione più critica è in Campania dove poco più di un bambino su 20 ha la possibilità di accesso (6,5%) anche se ai posti nei nidi si aggiungono i servizi integrativi.

Solo 4 regioni oltre gli obiettivi Ue

Poche le regioni che possono vantarsi di aver raggiunto il traguardo del 33% fissato dalla Commissione europea. Se si considerano solo gli asili nido del gruppetto di virtuosi fanno parte solo in 2: Emilia Romagna e Umbria, con la Toscana appena sotto l’obiettivo. Se si aggiunge al calcolo la copertura dei servizi integrativi ai nidi, entra nel club dei primi anche la Valle d’Aosta.

Tasso copertura nidi 0-2 anni nelle varie regioni italiane
FONTE: Monitoraggio dei piani di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia 2018. Istituto Degli Innocenti – Dipartimento per la Famiglia Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il boom virtuoso del Lazio: raddoppiati i posti in pochi anni

Menzione a parte merita la regione Lazio. Non fa parte del gruppo dei primi della classe ma nemmeno ci si distanzia molto. L’ultima rilevazione indicava un tasso di copertura di posti in asilo nido pari al 29,8% che saliva al 30,7% aggiungendo i dati sui servizi integrativi. L’aspetto più rilevante è il balzo in avanti fatto registrare: 8 anni prima infatti trovavano spazio negli asili nido della regione appena il 14% dei bimbi tra 0 e 2 anni. E la situazione era rimasta stazionaria fino al 2013. Tre anni (gli ultimi dati a disposizione riguardano infatti il 2016) sono stati sufficienti per raddoppiare il numero di posti.

Posti nido e % servizi educativi prima infanzia - confronto 2008-2016
Evoluzione nel numero dei posti nido e % servizi educativi prima infanzia – confronto anni 2008-2016. FONTE: Monitoraggio dei piani di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia 2018. Istituto Degli Innocenti – Dipartimento per la Famiglia Presidenza del Consiglio dei Ministri

Numeri migliori se si considera la fascia 0-3 anni

Le cifre migliorano se si estende l’analisi dei posti disponibili a quelli per bambini fino ai 3 anni. In questo caso – certificano i numeri della Commissione europea sul raggiungimento degli “obiettivi di Barcellona” fissati nel 2002 – l’Italia viene inserita tra i 12 Stati virtuosi della Ue. Nel corso del 2016 è infatti riuscita a superare l’obiettivo di avere un posto al nido ogni 3 bambini. Negli anni precedenti però la percentuale è stata altalenante (nel 2013 arrivava ad esempio appena al 22%).

% bambini di 0-3 anni inseriti in servizi di assistenza
Percentuale di bambini di 0-3 anni inseriti in servizi di assistenza. FONTE: Sistema statistico EU Statistics on Income and Living Conditions

Ma la preoccupazione resta…

Che sia vera gloria, però, non è cosa certa. A leggere i dati presentati dalla Commissione, l’obiettivo viene centrato solo perché nel calcolo si considerano anche quanti passano meno di 30 ore a settimana all’interno di percorsi di assistenza. Probabilmente troppo poco per permettere alle madri di tornare al lavoro. Quasi il 20% di donne italiane nel 2016 ha motivato la propria assenza dal lavoro, o la presenza solo part-time, con la carenza di infrastrutture in grado di tenere i propri figli durante il tempo di lavoro.

Bambini 0-3 anni all'asilo. Confronto Stati Ue
Confronto tra gli Stati Ue sulla % di Bambini 0-3 anni inseriti in servizi di assistenza e quantità di ore trascorse negli asili. FONTE: Sistema statistico EU Statistics on Income and Living Conditions

C’è poi un altro fattore, tutt’altro che secondario: il costo delle rette degli asili nido. I 12 Stati considerati “virtuosi” dalla Ue sarebbero riusciti a garantire prezzi “abbordabili” per i posti negli asili. Ma altre analisi sembrano evidenziare realtà ben diverse. Il dossier di Cittadinanzattiva dello scorso anno ad esempio calcolava una spesa media di 301 euro per un bimbo all’asilo. Con  enormi differenze tra le varie città: 100 euro a Catanzaro e Agrigento, più di 500 euro a Lecco e Bolzano.

Meno nido, più problemi a scuola

Il problema tra l’altro non è solo di organizzazione familiare e di conciliazione tra i tempi della vita privata e di quella lavorativa. La carenza » posti nei nidi ha un impatto negativo sulla crescita dei bimbi. Che, a lungo andare, hanno problemi di concentrazione e apprendimento.

«Frequentare un asilo nido di qualità è un elemento chiave per il corretto sviluppo del bambino, sia dal punto di vista della salute che su quello educativo» spiega Raffaella Milano, direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children. «Questo vale ancor di più per i bambini delle famiglie più svantaggiate, per i quali è dimostrato che la frequenza al nido abbatte fortemente il rischio di non raggiungere, a quindici anni, le competenze minime in matematica e in lettura e allo stesso modo riduce il tasso di dispersione scolastica».

L’economista Daniela Del Boca: l’asilo nido? Ecco tre ragioni che lo rendono importante per il futuro dei bambiniA conferma di quanto denunciato da Save The Children, ci sono i risultati dell’indagine PISA, promossa dall’OCSE con l’obiettivo di misurare le competenze raggiunte dagli studenti. I dati 2015 mostrano che la percentuale di ragazzi di 15 anni appartenenti alla fascia delle famiglie più povere che non raggiungono le competenze minime in matematica e lettura, diminuisce notevolmente all’aumentare del numero di anni di frequenza al nido o ai servizi integrativi per l’infanzia.

Il 64% di chi ha frequentato i servizi per l’infanzia per meno di un anno ottiene bassi risultati in matematica. E la percentuale sale addirittura all’82% in lettura. La quota di low achievers scende notevolmente se gli alunni hanno frequentato un anno di asilo (50% in matematica e 44% in lettura). E si riduce drasticamente a circa un terzo nel caso di frequenza di più di un anno.

Gli investimenti in asili fa bene all’economia

Il legame tra scarsità di asili, bassi livelli di occupazione femminile, scarsi risultati scolastici da adolescenti e aumento delle disuguaglianze tra famiglie ricche e povere ha però un ulteriore tassello. Che riguarda l’intera collettività.

Tutto questo ha infatti un impatto negativo a livello economico e del bilancio statale. «Le ricerche indicano che l’offerta di servizi di educazione e cura della prima infanzia di alta qualitàpuo aiutare a ridurre la spesa pubblica futura per il welfare, la salute e anche per la giustizia» spiega Aldo Fumagalli, direttore dell’Area Educativa, sociale e culturale dell’Istituto degli Innocenti.

Da ormai più di un decennio, come ricorda il rapporto dell’Istituto degli Innocenti, gli economisti hanno evidenziato come l’investimento sui primi anni di vita permetta di prevedere lo sviluppo delle nostre società e abbia un ritorno ben più alto rispetto a quello di investimenti concentrati su etàsuccessive alla prima infanzia. Trascurarli quindi è un pessimo affare.

Curva di Heckman
FONTE: Monitoraggio dei piani di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia 2018. Istituto Degli Innocenti – Dipartimento per la Famiglia Presidenza del Consiglio dei Ministri

«I servizi per la prima infanzia infatti – prosegue Fumagalli – gettano solide basi per il successo dell’apprendimento permanente, portano beneficio ai bambini, in particolare a coloro che provengono da contesti svantaggiati. I servizi per la prima infanzia rappresentano quindi il fondamento per la costruzione di sistemi educativi piùefficaci e piùequi».

E un Paese nel quale sono attualmente in povertà assoluta più di un milione e 200mila minori, Dio solo sa quanto ne abbia bisogno. «Ad oggi – commenta Milano – nonostante le dichiarazioni di intenti, nei fatti siamo lontani dall’obiettivo di rendere l’accesso all’asilo nido o ad altri servizi educativi per la prima infanzia sia un diritto soggettivo, equiparabile agli altri gradi di istruzione in Italia».

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