Assemblee (in)sostenibili: la corsa a ostacoli degli azionisti attivi

Entra nel vivo la stagione delle assemblee. Ma molti fondi d'investimento ostacolano le proposte di azionariato attivo. E la SEC riduce il loro campo d'azione

Mani alzate votazione assemblea azionariato critico

La stagione delle assemblee entra nel vivo e per gli azionisti attivi è tempo di confronto. Le principali corporation del Pianeta presentano i loro risultati annuali ma sul tavolo non ci sono solo le fredde cifre dei bilanci. I temi della sostenibilità diventano protagonisti della discussione: cambiamenti climaticiVariazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni.Approfondisci, lavoro, diritti e altro ancora. Come dire ambiente, impatto sociale e buona governance, l’universo ESG alla periodica resa dei conti. La crisi da coronavirus accelera i tempi, alimentando ulteriormente la pressione degli azionisti per un deciso cambio di passo verso modelli di business più sostenibili. Ma non mancano le difficoltà e i numeri non sono sempre incoraggianti.

Calano le risoluzioni degli azionisti

Negativo, per ora, il trend del voto per delega, il sistema che consente agli azionisti attivi di esprimersi a distanza sulle mozioni anche senza prendere materialmente parte alle assemblee e delegando a un soggetto terzo. Secondo l’ultima indagine “Proxy Preview 2020” a cura dell’organizzazione no profit As You Sow e presentata a fine marzo, nel corso del 2020 le risoluzioni presentate negli USA sono state 429. Un dato, osserva il portale specializzato Etica News, «ancora lontano dal record di quasi 500 proposte nel 2017». E non è tutto.

E aumenta il numero delle mozioni ritirate

Sebbene il numero delle deleghe sia aumentato – 429, appunto, contro 366 depositate nello stesso periodo del 2019 – non è ancora certo che il dato finale possa pareggiare il totale raggiunto negli ultimi due anni (circa 460). Infine il fenomeno dei ritiri: alla fine di marzo gli azionisti avevano già ritirato 78 risoluzioni, contro le 71 del 2019 e le 62 del 2018. Di norma, sottolinea il rapporto, la rinuncia a presentare una mozione indica il raggiungimento di un accordo con il consiglio di amministrazione dell’impresa. Ma è difficile, ad oggi, avere dettagli in proposito. Quel che è certo è che la percentuale delle delibere arrivate in assemblea è diminuita negli ultimi due anni. Nel 2019, in particolare, sono state ritirate 187 mozioni pari al 41% del totale.

I fondi? Non sempre sensibili

Il vero ostacolo di fronte alle ambizioni degli azionisti attivi è però un altro. L’esito delle mozioni dipende in larga parte dalle scelte finali dei fondi di investimento che detengono le quote più rilevanti del capitale azionario delle imprese.

Ad oggi, nota una recente ricerca dell’Università di Harvard, meno della metà delle mozioni presentate negli USA sui temi ESG ottiene il sostegno dei grandi fondi attraverso il proxy voting.

Trend sostegno fondi di investimento a proposte ESG nelle assemblee
Trend del sostegno dei fondi di investimento a proposte ESG nelle assemblee soci. Confronto 2015-2019. FONTE: 2019 ESG Proxy Voting Trends by 50 U.S. Fund Families. Harvard Low School Forum on Corporate Governance

L’aspetto positivo è che l’appoggio dei grandi investitori è cresciuto significativamente. Nell’ultima stagione assembleare i 50 maggiori gruppi di fondi hanno votato a favore del 46% delle mozioni contro il 27% di cinque anni prima. Ma la sensibilità appare molto variabile.

Cinque gestori affondano le mozioni ESG

Nel 2019, nota ancora la ricerca, i fondi controllati da Allianz Global Investors, Blackstone, Eaton Vance e PIMCO hanno sostenuto le mozioni ESG nell’87% circa dei casi. Per contro, cinque delle 10 maggiori famiglie di fondi – Vanguard, BlackRock, American Funds, T. Rowe Price e DFA Funds – hanno votato contro l’88% delle risoluzioni. «I grandi gruppi di fondi che hanno votato contro le risoluzioni degli azionisti ESG hanno impedito a molte di queste iniziative di ottenere il sostegno della maggioranza» scrivono i ricercatori. «Diciannove delle 23 risoluzioni che hanno ottenuto oltre il 40% dei consensi sarebbero passate se fossero state sostenute da uno solo dei due maggiori gestori patrimoniali».

I fondi che sostengono e quelli che affossano le mozioni ESG
I fondi che più sostengono e quelli che più affossano le mozioni ESG. FONTE: 2019 ESG Proxy Voting Trends by 50 U.S. Fund Families. Harvard Low School Forum on Corporate Governance

La SEC minaccia gli azionisti

A complicare la vita degli azionisti però ci si è messa anche la SEC, la principale authority di controllo del mercato finanziario USA. La legge americana è storicamente favorevole agli azionisti che possono presentare una mozione in assemblea a fronte di requisiti minimi: controllare da almeno un anno una quota pari all’1% del capitale azionario oppure un pacchetto di azioni per un valore complessivo di appena 2mila dollari.

Lo scorso anno, tuttavia, la SEC ha proposto di una stretta sui requisiti. In base alle nuova regola, l’ormai celebre Rule 14a-8, per presentare una risoluzione gli azionisti dovrebbero possedere 2mila dollari di azioni da almeno tre anni, o 15mila dollari di azioni da almeno due anni o 25mila dollari di azioni da almeno un anno.

Ancora più stringenti le norme sulle mozioni già presentate. Per sottoporre a un ulteriore voto assembleare una risoluzione già respinta una volta in passato occorrerà ottenere l’appoggio di un gruppo di azionisti in rappresentanza di una quota azionaria pari al 5% del capitale contro il 3% previsto oggi. Per le mozioni già respinte due e tre volte si sale al rispettivamente al 15% e al 25% (contro il 6% e il 10% odierni). La riforma finirebbe per ostacolare le iniziative degli azionisti che, sui temi ESG, riescono tipicamente a ottenere risultati dopo campagne di pressione destinate a durare anni e ad affrontare molti voti contrari.

Le scelte ESG resistono alla crisi

Gli ostacoli all’impegno degli azionisti attivi si scontrano per altro con l’interesse sempre più radicato per il comparto ESG e i temi ambientali in particolare. Secondo i dati diffusi da As You Sow, le mozioni presentate nel 2020 contengono in totale 93 proposte sull’ambiente. 64 di queste sono legate in modo specifico al cambiamento climatico. Da segnalare anche le richieste di maggiore trasparenza sulle attività di lobbying aziendale (77 risoluzioni) e sulla tutela delle condizioni dei lavoratori (52 proposte).

L’attuale crisi, inoltre, potrebbe dare una spinta indiretta all’espansione dell’economia e della finanza sostenibile. Di recente, Bram Bos, lead portfolio manager Green Bonds della società olandese NN Investment Partners, ha sottolineato, ad esempio, come le aziende che emettono obbligazioni verdi siano tendenzialmente «meglio preparate per i tempi incerti, più lungimiranti e spesso meglio gestite delle aziende che non ne collocano». Non è un caso che le ultime previsioni segnalino in particolare una significativa tenuta del settore delle obbligazioni sostenibili, destinate forse a reggere l’urto delle turbolenze finanziarie. Un avvertimento implicito per le aziende chiamate a fare scelte diverse in campo ESG.