Ambiente

Auto UE: le emissioni occulte costano 50 miliardi

Le stime eccessivamente basse dei livelli di emissione delle vetture immatricolate nella prima metà del decennio in 11 Paesi dell’Unione Europea potrebbero essersi tradotte in ...

Di Matteo Cavallito
Traffico e inquinamento da automobili e camion. CC0 Public Domain da Pixabay.com
Traffico e inquinamento da automobili e camion. CC0 Public Domain da Pixabay.com

Le stime eccessivamente basse dei livelli di emissione delle vetture immatricolate nella prima metà del decennio in 11 Paesi dell’Unione Europea potrebbero essersi tradotte in una perdita massima di quasi 50 miliardi di euro per le casse pubbliche. Lo riferisce un rapporto a cura dell’organizzazione ambientalista non-profit di Bruxelles Green Budget Europe e della sua filiale tedesca commissionato dal gruppo Verde all’Europarlamento.

Le perdite per l’erario (fonte: Green Budget Europe, “Loss of revenues in passenger car taxation due to incorrect CO2 values in 11 EU states”). CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

L’indagine – condotta sui dati 2010-16 nei mercati di Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Spagna, Svezia e Regno Unito, vale a dire su oltre il 60% delle immatricolazioni UE – punta l’indice sul divario tra le emissioni dichiarate e quelle reali. Nel 2016, uno studio a cura dell’International Council on Clean Transportation ha stimato che l’ammontare delle emissioni effettive superasse il dato ufficiale dichiarato dal costruttore del 42%. Un gap, sostiene l’analisi, che si sarebbe ampliato significativamente nel corso degli anni generando, come si diceva, un evidente danno fiscale. Nella maggior parte dei Paesi UE, infatti, le tasse di immatricolazione e di possesso dei veicoli sono calcolate in base ai livelli di emissione dichiarati, con l’obiettivo di far pagare imposte maggiori ai proprietari delle vetture più inquinanti. Considerando i divari tra i dati ufficiali e quelli reali, argomenta la ricerca, nel solo 2016 le perdite per le agenzie delle entrate dei Paesi osservati ammonterebbero a oltre 11 miliardi di euro. Quelle calcolate sull’intero periodo in esame oscillerebbero tra i 46,1 e 48,6 miliardi.

Il danno maggiore lo avrebbe patito l’Olanda, capace di accumulare 22,6 miliardi di perdita nel 2016 e quasi 12 nell’intero periodo esaminato. Seguono la Francia – con 2,6 miliardi persi nell’ultimo anno per il quale sono disponibili i dati e quasi 11 tra il 2010 e il 2016 – e il Regno Unito (2,2 e 8 miliardi circa). L’analisi non riguarda ovviamente l’Italia, visto che la nostra normativa non prevede alcun collegamento tra le tasse dovute e ai livelli di emissione delle vetture.

I criteri di tassazione per i veicoli nella UE (Fonte: Green Budget Europe, “Loss of revenues in passenger car taxation due to incorrect CO2 values in 11 EU states”) CLICCA SULL’IMMAGINE PER INGRANDIRE

«Lo scandalo delle emissioni delle auto costituisce anche un furto fiscale» spiega a Valori l’eurodeputato tedesco dei Verdi Sven Giegold sottolineando come a pagare il conto siano «principalmente i cittadini che guidano auto di piccole dimensioni o che non possiedono nemmeno una vettura». Una «ingiustizia fiscale», quest’ultima, cui si contrappone il beneficio implicito per «i conducenti di auto ad alto consumo di carburante». Giegold parla esplicitamente di «frode commessa dalle case automobilistiche» ma non risparmia nemmeno le critiche ai governi che, «con la loro indulgenza nei confronti dei costruttori» sarebbero «corresponsabili» dei mancati introiti. E ancora: «Abbiamo bisogno di test sulle emissioni capaci di fornire valori realistici. Le riforme delle procedure di misurazione, ad oggi, non sono state sufficienti. L’unico valore che conta è quello effettivo misurato sulla strada».

Il rapporto, ovviamente, non si limita a sottolineare i soli aspetti fiscali. Valutazioni sbagliate sulla capacità di inquinamento delle vetture, argomentano gli autori, possono danneggiare le stesse politiche di tutela ambientale e di contrasto al cambiamento climatico nella UE. I consumatori, inoltre, sono chiamati a fare i conti con informazioni non veritiere al momento della scelta del veicolo e la stessa concorrenza tra i produttori finisce per essere alterata a danno delle case automobilistiche che forniscono i dati più precisi e verosimili. Proprio per questo gli autori chiedono ora alla UE di valutare ancor più nel dettaglio i danni fiscali emersi nell’indagine e di rivedere, inoltre, le norme sulla misurazione delle emissioni di CO2 per i veicoli immatricolati nei 28 Paesi dell’Unione.

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