Ambiente

Azionisti attivi per un mercato meno… carnivoro

Ridurre la presenza di proteine animali nei prodotti in vendita per venire incontro alle esigenze di un mercato meno incline a consumare carne. È la richiesta ...

Di Matteo Cavallito
Mucche in allevamento. Public Domain da pixabay.com
Mucche in allevamento. Public Domain da pixabay.com

Ridurre la presenza di proteine animali nei prodotti in vendita per venire incontro alle esigenze di un mercato meno incline a consumare carne. È la richiesta avanzata da quasi 60 investitori istituzionali alle grandi compagnie alimentari globali. Lo riferisce IPE News. Un’iniziativa in forte espansione che non accenna ad arrestarsi: lanciata nel settembre 2016 con l’impegno di 40 operatori, la campagna di azionariato attivo coinvolgerebbe oggi 57 grandi soggetti con un portafoglio complessivo di investimenti pari a 2,4 trilioni di dollari, circa il doppio rispetto al dato registrato all’avvio del programma. Tra le new entries la società olandese di previdenza Aegon e il gestore pan-europeo Candriam.

 

Al centro dell’iniziativa ci sono le istanze avanzate dal coordinatore del progetto: la Farm Animal Investment Risk & Return (FAIRR), un’associazione lanciata da Jeremy Coller, noto investiture del comparto private equity. Insieme ad altri soggetti – a partire dai fondi pensione svedesi AP2, AP3, AP4 e Folksam, impegnati fin dall’inizio nell’iniziativa – FAIRR denuncia i rischi delle strategie produttive eccessivamente dipendenti dai prodotti di origine animale a fronte dei possibili cambiamenti all’orizzonte. “È sempre più probabile che i governi possano introdurre forme di tassazione per contrastare gli effetti negativi della produzione di carne sul cambiamento climatico e sulla diffusione di patologie come l’obesità e i tumori”, si legge in un rapporto diffuso in questi giorni da FAIRR. E ancora: “Come investitori (…) vogliamo individuare le compagnie del settore alimentare che investono in modo lungimirante in soluzioni innovative”.

 

La campagna, sottolinea IPE, ha coinvolto finora 16 grandi aziende chiamate a rispondere alle domande degli investitori. Tra queste, prosegue IPE, Nestlé e Tesco sembrano essere ad oggi le più preparate ad affrontare uno scenario che contempli la riduzione della domanda di carne in futuro e la crescita della richiesta di proteine “alternative”.  “Continueremo a impegnarci con queste aziende per incoraggiarle a costruire una strategia di diversificazione delle proteine ​​misurabile e monitorabile” ha riferito FAIRR, ripresa ancora da IPE News. “Dato il crescente interesse degli investitori per l’adozione della diversificazione delle proteine, cercheremo in futuro di coinvolgere nell’iniziativa anche i produttori e distributori globali”.

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