Parte 12

Banche da incubo. I 10 salvataggi più costosi della crisi

Dagli USA all’Europa: ecco quanto è costato ricapitalizzare le dieci banche più disastrate del Pianeta. E il vincitore è…

Di Matteo Cavallito

Quanto è stato speso per salvare le banche travolte dalla crisi? A quanto ammonta lo sforzo complessivo dei contribuenti americani ed europei? La risposta non è scontata, vista la complessità del calcolo. Ma la dimensione dell’intervento, questo è certo, può definirsi a pieno titolo gigantesca.

700 mld dagli USA, 1400 mld dalla UE

Il piano di salvataggio USA, noto come TARP, ha richiesto una mobilitazione iniziale di 700 miliardi di dollari, poi ridotti a meno di 500. Qualcuno, intanto, ha tenuto meticolosamente i conti. Quanto all’Europa bisogna affidarsi all’ultimo rapporto sugli aiuti di Stato redatto dalla Commissione UE: dal 2008 al 2016 gli interventi diretti sul sistema bancario approvati nell’Unione per ricapitalizzazioni e svalutazioni sono stati pari a 1,4 trilioni di euro, il 10% circa del Pil continentale, mentre il conto di garanzie et similia superava addirittura i 3.600 miliardi. La cifra effettivamente utilizzata si ferma in ogni caso al 50% del totale.

La TOP 10 delle banche

Ammonterebbe invece a 422 miliardi di dollari il costo totale dei dieci maggiori interventi di salvataggio pubblico delle banche private. La stima, che tiene conto delle sole ricapitalizzazioni, è espressa in valuta USA: per eseguire il calcolo le cifre in euro e in sterline sono state convertite in biglietti verdi al tasso di cambio medio rilevato dall’anno di avvio del salvataggio a quello della sua conclusione (intesa come la vendita di ogni residua partecipazione azionaria da parte dello Stato).

La valutazione che ne deriva è parzialmente approssimativa. I risultati rendono comunque l’idea dell’ordine di grandezza delle operazioni e consentono di stilare una classifica piuttosto attendibile. Di seguito, in ordine crescente, la poco invidiabile TOP 10. Dalla quale l’Italia è assente (e questa è già una notizia).

9. (ex aequo) Wells Fargo

$25 miliardi

Una filiale di Wells Fargo a Springville, Utah. Foto: An Errant Knight (Wikimedia Commons)

Salvata nell’ottobre del 2008, la quarta banca d’America per asset complessivi ha restituito l’intero prestito un anno più tardi.

9. (ex aequo) JP Morgan

$25 miliardi

Foto: Håkan Dahlström Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Nel giugno del 2012, interpellato dalla Commissione d’Inchiesta del Senato, il Ceo di JP Morgan Jamie Dimon chiarì tutto: «Abbiamo preso i fondi del TARP perché ci fu chiesto di farlo». Prego, non c’è di che. Il finanziamento governativo a favore della banca nell’ambito del programma di salvataggio ammonta a 25 miliardi di dollari.

8. Bankia

$27,2 miliardi

Proteste davanti a una filiale di Bankia. Foto: Adicae Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Ultimo grande malato del sistema bancario europeo a ricevere un sostanzioso aiuto pubblico – è il maggio 2012 – l’istituto guidato dal controverso Rodrigo Rato riceve un sostegno complessivo da 22,4 miliardi di euro.

[Tasso di cambio medio dollaro/euro nel periodo in esame 2012 – presente: 1,21]

7. Lloyds

$31,9 miliardi

Lloyds, Leadenhall Street, Londra. Foto: Aurelien Guichard Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

Il 13 ottobre del 2008 il governo britannico dà il via libera al piano di salvataggio di Lloyds, colosso bancario e assicurativo londinese travolto dalla crisi. La ricapitalizzazione ammonterà a 20,54 miliardi di sterline.

[Tasso di cambio medio dollaro/sterlina nel periodo in esame 2008-17: 1,56]

6. Anglo Irish

$40 miliardi

ANglo Irish Bank sotto assedio, aprile 2010. Foto: Joe Higgins Euro Election Campaign Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

È il 30 settembre del 2008 quando Dublino annuncia l’avvio di un maxi programma di sostegno e garanzia per le sei maggiori banche del Paese. Quasi metà degli aiuti saranno indirizzati ad Anglo Irish che riceverà 29,3 miliardi di euro. La banca sarà liquidata nel 2013.

[Tasso di cambio medio dollaro/euro nel periodo in esame 2008-13: 1,37]

5. Northern Rock

$44,7 miliardi

Foto: Dominic Alves, Attribuzione 2.0 Generico (CC BY 2.0).

Dopo aver inutilmente garantito un primo sostegno pubblico l’anno precedente, il governo britannico nazionalizza la Northern Rock il 22 febbraio 2008. La ricapitalizzazione complessiva costerà 27,4 miliardi di sterline.

[Tasso di cambio medio dollaro/sterlina nel periodo in esame 2008-12: 1,63]

3. (ex aequo) Citigroup

$45 miliardi

Citigroup. Foto: Håkan Dahlström Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Minacciata da 300 miliardi di asset tossici, la banca Usa ottiene la grazia il 28 ottobre del 2008 quando il governo approva il salvataggio pubblico. L’operazione si chiude alla fine del 2010 quando il credito rimanente del Tesoro USA viene convertito in azioni.

3. (ex aequo) Bank of America

$45 miliardi

Bank of America. Foto: Mike Mozart Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

A poco più di un mese di distanza dall’acquisizione di Merrill Lynch, Bank of America riceve il primo sostegno pubblico del Tesoro statunitense cui seguiranno ulteriori finanziamenti. L’esborso complessivo ammonta a 45 miliardi di dollari che saranno restituiti interamente nel dicembre 2009.

2. AIG

$67,8 miliardi

American International Group. Foto: Marc Bryan-Brown Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

In termini di ricapitalizzazione quello di American International Group, il colosso assicurativo americano travolto dallo scoppio della bolla immobiliare, è stato il più grande salvataggio pubblico di un’istituzione finanziaria privata realizzato negli Stati Uniti dopo lo scoppio della crisi. L’operazione – costata quasi 68 miliardi di dollari – è stata però redditizia: il Tesoro USA ha rivenduto le sue quote realizzando un profitto di 5 miliardi; il surplus ottenuto dalla FED ha raggiunto i 17,7 miliardi.

1. Royal Bank of Scotland

$70,4 miliardi

La filiale di RBS a Jersey, Isole del Canale. Foto: Man vyi (Wikimedia Commons)

And the winner is… RBS. L’ex banca numero uno d’Europa per capitalizzazione totale ottiene il salvataggio pubblico nell’ottobre del 2008 quando il governo britannico accetta di diventarne l’azionista di maggioranza. A differenza delle colleghe americane, tuttavia, la banca UK non garantirà ai soccorritori alcun profitto. Anzi. L’istituto registrerà il primo utile netto solo nel 2017 ma le perdite totali restano preponderanti. Nel giugno 2018 il governo ha ceduto una quota marginale della sua partecipazione perdendo oltre 2 miliardi di sterline. Il completamento della privatizzazione, si stima, potrebbe generare una perdita complessiva superiore agli 11 miliardi.

[Tasso di cambio medio dollaro/sterlina nel periodo in esame 2008-presente: 1,54].

Dieci anni dopo. Che fine hanno fatto i protagonisti della crisi?

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