Banche UE: 25 miliardi nei paradisi fiscali

Le 20 principali banche europee registrano oltre un quarto dei propri profitti nei paradisi fiscali.

Di Matteo Cavallito
La sede della Commissione europea a Bruxelles. Foto: Amio Cajander Wikimedia Commons

Le 20 principali banche europee registrano oltre un quarto dei propri profitti nei paradisi fiscali. Lo rivela un rapporto di Oxfam sottolineando come l’utilizzo dei tax haven stessi consenta agli istituti di minimizzare il peso della tassazione, di aiutare i propri clienti ad aggirare il fisco e di aggirare parte delle regole imposte dalle normative di settore. Sebbene i paradisi fiscali ospitino appena il 7% della forza lavoro impiegata nelle banche e il 12% del fatturato delle medesime, la quota di profitti registrati in queste giurisdizioni ammonta al 26% del totale, ovvero a 25 miliardi di euro.

L’indagine, resa possibile dalle nuove regole europee sulla trasparenza bancaria (che impongono agli istituti di rendere noti i dati disaggregati su tasse e profitti registrati nei diversi Paesi in cui operano secondo il principio del country-by-country reporting) ha svelato altri particolari interessanti tra cui l’incredibile produttività dei dipendenti delle banche attivi nei tax haven, capaci di realizzare in media 171 mila euro di profitti a testa ogni anno contro una media globale di 45 mila. Tra i dati più sorprendenti spiccano i profitti realizzati nelle giurisdizioni nelle quali le banche non impiegano alcun dipendente (628 milioni di euro nel 2015, 134 dei quali registrati alle Cayman dalla francese BNP Paribas) nonché le cifre con segno più in controtendenza rispetto al dato generale (Deutsche Bank ha chiuso il 2015 in pareggio o in passivo nella maggioranza dei mercati in cui opera salvo registrare 2 miliardi di utili nei paradisi fiscali).

L’introduzione delle regole europee in materia di trasparenza rappresenta indubbiamente un significativo passo avanti. Ma ad oggi resta evidente il rischio che le riforme regolamentari in discussione possano condurre a provvedimenti troppo morbidi e inefficaci. A destare perplessità, segnala in particolare Oxfam in una nota ufficiale, è la proposta di estensione del country-by-country reporting alle imprese degli altri settori: l’ipotesi avanzata dalla Commissione Europea è quella di limitare la norma alle compagnie con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro annui, una scelta – spiega Oxfam – che escluderebbe dal monitoraggio il 90% delle multinazionali europee.

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