Finanza etica

Banche Usa, è l’ora dei “testamenti”

Undici grandi banche nella giornata di ieri hanno consegnato alle autorità americane i cosiddetti “living wills”, vale a dire i “testamenti” con cui spiegano quale ...

Di Valentina Neri


Undici grandi banche nella giornata di ieri hanno consegnato alle autorità americane i cosiddetti “living wills”, vale a dire i “testamenti” con cui spiegano quale strategia adotterebbero in caso di fallimento per non mettere a rischio la stabilità del sistema finanziario.
Si tratta di documenti che sono loro richiesti dal Dodd-Frank Act, la maxi-riforma della finanza americana approvata ormai tre anni fa. A questo punto – spiega l’agenzia Bloomberg – saranno la Federal Reserve e la Federal Deposit Insurance Corp (vale a dire l’agenzia incaricata di garantire i depositi) a valutare se le misure proposte siano insufficienti. In caso contrario, potranno obbligare gli istituti a organizzare in modo diverso le loro attività o addirittura a cedere alcuni rami. Già lo scorso anno erano stati inviati i primi piani, che però – stando alle dichiarazioni rilasciate da  Jim Wigand, ex-esponente della FDIC – i regolatori non avevano ritenuto sufficientemente credibili. 

Le ipotesi delle banche sono molto diverse tra loro. Goldman Sachs ad esempio punterebbe a ricapitalizzare i suoi due principali broker-dealer e altre unità attraverso la cancellazione dei debiti interni al gruppo. JPMorgan invece ha garantito di avere asset liquidi di alta qualità pari a 454 miliardi di dollari (100 miliardi in più rispetto a sei mesi fa) che potrebbero facilmente essere convertiti in denaro liquido. A pagare il prezzo della ricapitalizzazione della società sarebbero soprattutto gli investitori e la banca si troverebbe successivamente a vendere determinate attività fino a raggiungere riserve adeguate, senza mettere a rischio le proprie funzioni sistemiche. Bank of America invece ricorrerebbe al Chapter 11, vale a dire alla procedura fallimentare, per la casa madre, ricapitalizzando determinate divisioni che gestiscono operazioni di importanza critica. Deutsche Bank, da parte sua, trasferirebbe gli asset non statunitensi a una banca-ponte in Germania, facendo fallire le attività negli Usa.  

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile