Energia

Basilea si prepara al prossimo meeting: sarà la volta buona?

Il prossimo mese i regolatori internazionali tenteranno di riuscire nell’impresa fino ad ora rimasta incompiuta: trovare un accordo globale sulle nuove regole bancarie...

Di Redazione


Sarà la Svizzera il teatro della collisione tra le politiche globali e le complicate formule di gestione del rischio nel mondo della finanza. Il prossimo mese, infatti, i regolatori internazionali tenteranno di riuscire nell’impresa fino ad ora rimasta incompiuta: trovare un accordo globale sulle nuove regole bancarie necessarie per prevenire una nuova crisi come quella degli ultimi anni.

Il prossimo meeting di Basilea potrebbe essere decisivo. E potrebbe costituire la base dei lavori del prossimo G20, che si terrà nel mese di novembre in Corea del Sud. Il nocciolo della questione è sempre lo stesso: quanti capitali sono necessari alle banche per assorbire le perdite derivanti dai prestiti “tossici” in caso di recrudescenza della crisi? Il Wall Street Journal ricorda come le finanze di un istituto di credito non siano dissimili da quelle di una qualsiasi famiglia: i capitali di riserva equivalgono in questo senso ai risparmi accantonati in un salvadanaio, da usare in caso di necessità. 

Secondo molti analisti è stata proprio questa la chiave dell’esplosione della bolla-subprime: la mancanza di sufficienti “ammortizzatori” patrimoniali. Comprendere il livello “giusto” di capitali da far accantonare alle banche è dunque cruciale. E parte del problema è che avendo differenti limiti in tali requisiti, da Paese a Paese, non è facile per i governatori gestire una finanza ormai ampiamente globalizzata. 

Da parte loro, i banchieri usano l’argomentazione di sempre: standard troppo rigidi non consentirebbero alle banche di garantire un adeguato flusso di crediti, deprimendo in tal modo la crescita economica. Inoltre, lo scontro riguarda anche la tempistica: i regolatori dovranno trovare un accordo su quanto tempo concedere alle banche per raggiungere i livelli di capitale richiesti. E alcuni Paesi già premono per “spalmare” il periodo fino al 2020: è probabile che su questo punto i “grandi” del Pianeta saranno costretti all’ennesimo compromesso.

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