Beni Comuni. Da Torino (per l’Europa) un’alternativa al mercato

Nel capoluogo piemontese si chiude Co-City, progetto di gestione condivisa di 50 beni comuni. Così il recupero vince sul mercato e aumenta il benessere in periferia

Di Matteo Cavallito
Beni comuni. Gioia Raro è tra le principali protagoniste del Patto di collaborazione di Falklab, luogo di aggregazione giovanile gestito attraverso il progetto Co-City. Foto: Simone d’Antonio, CO-CITY medium.com

I beni comuni resistono, insieme a quei simboli da non sottovalutare mai. Sbiadita e consumata, la bandiera dell’Unione europea svetta emblematicamente in cima all’edificio scolastico. Ed è subito immagine iconica. Una piccola quota di fondi UE è arrivata anche qui, nella periferia della periferia. A Torino, che non è Parigi e nemmeno Milano, ma soprattutto a Falchera, quartiere difficile per antonomasia ai margini del capoluogo piemontese. Davanti alla struttura principale della scuola media Leonardo Da Vinci, l’ex mensa per troppi anni in disuso è letteralmente rinata.

L’hanno chiamata Falklab, pensando a un luogo di aggregazione «in un quartiere che di aggregazione ha un gran bisogno» spiega uno dei ragazzi che seguono il progetto. «Rimarrà uno spazio a vocazione giovanile ma la nostra idea è quella di coinvolgere anche le famiglie», precisa Gioia Raro, operatrice della Cooperativa Liberi Tutti e una delle rappresentanti del tavolo di associazioni che ha promosso iniziativa di collaborazione con l’amministrazione. E, ovviamente, non si tratta di un caso isolato.

Falklab. Foto: Simone d’Antonio, CO-CITY medium.com
Falklab. Foto: Simone d’Antonio, CO-CITY medium.com

Co-gestire i beni comuni

Falklab è una delle 50 iniziative di Co-City, il progetto di promozione della gestione condivisa dei beni comuni realizzato a Torino che si è chiuso ufficialmente il giorno di San Valentino. Approvato nel 2016 dall’allora Giunta Fassino e selezionato insieme ad altri 18 progetti (su 378) presentati da altre città europee, Co-City era stato avviato tre anni fa nell’ambito del programma europeo Urban Innovative Actions (UIA).

L’obiettivo? Sostenere azioni di recupero di spazi pubblici e di strutture «parzialmente o completamente inutilizzate». Lo strumento principale è costituito dai «patti di collaborazione», ovvero una progettazione congiunta tra amministrazione, associazioni e cittadini per realizzare interventi in molte zone della città, periferie in primis. I costi, 5,1 milioni di euro, sono coperti per quattro quinti dal Fondo Europeo per lo sviluppo regionale.

Il campo da basket di corso Taranto nel quartiere Regio Parco-Rebaudengo, a Torino. Foto: Simone d’Antonio, CO-CITY medium.com

In sessanta per Kobe

«Abbiamo lavorato per intercettare il bisogno e la voglia delle persone di prendersi cura di un pezzo del loro territorio e per far capire loro l’importanza della co-progettazione», spiega Marco Giusta, assessore alle Periferie e ai Beni Comuni dell’amministrazione torinese. Il piano si è svolto in collaborazione con le Case del Quartiere, centri di incontro presenti su tutto il territorio a cui si sono rivolti i promotori delle singole iniziative. Tra loro c’è anche Amin Barraz, studente e cestista per passione che insieme ad altri ragazzi ha sostenuto il rilancio di un campo da basket nel vicino quartiere di Regio Parco-Rebaudengo. I lavori hanno restituito un playground rimesso a nuovo con tanto di murale a ricoprire l’intera pavimentazione.

«Il campo di corso Taranto è un luogo di riferimento per i ragazzi del quartiere e non solo» spiega Carlotta Salerno, presidente della Circoscrizione 6. «Co-City ha permesso di valorizzarlo, renderlo più bello, più appetibile e anche più sicuro per i ragazzi. Da loro è partito il progetto, con loro lo si è concretizzato». Nota a margine: il 2 febbraio scorso per commemorare Kobe Bryant sono arrivati in sessanta. E qui a Torino, che non è Los Angeles e nemmeno Belgrado, Lubiana o Vilnius, dove la palla a spicchi è religione, la cosa fa un certo effetto. «Ora che il basket 3 contro 3 è così in auge sarebbe bello organizzare qui un torneo tra tutti i quartieri cittadini» spiega Barraz. La circoscrizione intanto ha proposto di intitolare il campetto proprio al compianto numero 24 dei Lakers. Chissà.

Un’alternativa al mercato

L’obiettivo del programma europeo UIA è quello di sostenere azioni che siano innovative ma soprattutto replicabili. Soluzioni capaci di ispirare una gestione più efficace dei beni comuni in un continente dove il 72% della popolazione – 359 milioni di persone – vive in città, utilizza gli spazi pubblici e usufruisce di servizi ricreativi e sociali. E i progetti di rinnovamento e riutilizzo, in questo senso, rappresentano anche un’alternativa alle controverse soluzioni di mercato per le aree dismesse, abbandonate o a rischio degrado.

In Italia, riferisce una recente analisi, i beni pubblici fisici compresi quelli di passaggio occupano il 17% dell’intero territorio nazionale e sono per tre quarti di proprietà degli enti locali. Con i loro 400 milioni di metri quadri di superficie totale, stima l’ISTAT, gli edifici pubblici varrebbero 360 miliardi di euro. Ma sono dati parziali e opinabili anche perché, ha ricordato di recente un noto sostenitore delle strategie di recupero come Roberto Tognetti, architetto e coautore del libro Riusiamo l’Italia, per molti beni pubblici «il mercato non esiste più». E, a sentire tanto gli amministratori quanto gli operatori immobiliari, il leitmotiv non cambia: molte aste, si dice, vanno ripetutamente deserte. Oltre che discutibile, insomma, la scelta di cedere ai privati sarebbe molto spesso impraticabile. Il recupero e il rilancio, per contro, creano sempre un valore. Che per molti utenti non ha letteralmente prezzo.

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