Berlino protesta contro il “Re visionario” di Amazon

Centinaia di lavoratori hanno contestato Jeff Bezos, CEO dell'azienda nella capitale tedesca. Ma il caso del colosso dell'ecommerce è l'esempio di una Germania sempre più precaria

Di Mauro Meggiolaro

Non se l’aspettava Jeff Bezos un’accoglienza così. L’uomo più ricco del mondo, secondo la classifica Forbes 2018, è arrivato a Berlino martedì 24 aprile per ritirare l’Axel Springer Award. Il premio è assegnato ogni anno dal più grande gruppo editoriale tedesco a “personalità eccezionalmente innovative, che creano nuovi mercati o rivoluzionano quelli esistenti, modellano la cultura e sono consapevoli della propria responsabilità sociale“. Il motivo del premio? “L’imprenditorialità visionaria” del fondatore e attuale amministratore delegato del colosso dell’e-commerce Amazon. Un uomo da 112 miliardi di dollari di patrimonio. Un po’ di più del prodotto interno lordo del Marocco o della Slovacchia. Il doppio della Croazia e della Bulgaria.

Amazon, turni massacranti e zero tutele

Ad attenderlo, assiepati di fronte ai cancelli del grattacielo Axel Springer, c’erano più di 700 lavoratori di Amazon. In buona parte tedeschi del sindacato dei servizi Ver.di e di Attac ma anche polacchi con le bandiere di Solidarnosc e alcuni spagnoli e italiani. “Il premio lo dovrebbero dare ai lavoratori, non a Bezos”, ha spiegato al quotidiano Junge Welt Ralf Christann, uno dei circa 100 “picker” Amazon (raccoglitori di prodotti nei centri logistici) arrivati da Lipsia. Gli oltre 9mila lavoratori tedeschi di Amazon sono schiacciati da turni di lavoro massacranti e costantemente sorvegliati. Eppure non sono ancora tutelati da un contratto collettivo, nonostante le continue richieste e petizioni del sindacato Ver.di. “Nel frattempo la società ha un fatturato di oltre 7 miliardi di euro in Germania e paga tasse ridicole”, dichiara il “picker” Christian Krähling in una petizione sul sito di Ver.di. Anzi, riceve milioni di euro di contributi pubblici per aprire nuovi centri logistici di raccolta e spedizione».

La Germania del lavoro a due facce

Il caso Amazon è però solo la punta dell’iceberg in un mercato del lavoro tedesco sempre più diviso. Da un lato le élite operaie e manageriali, dall’altro  una massa di lavoratori precari. Questi ultimi vengono impiegati soprattutto nei servizi: dalla logistica al commercio al dettaglio, dalle cucine delle mense alle pulizie. La percentuale delle famiglie sotto la soglia di povertà, definita come il 60% del salario medio (917 euro netti al mese per persona), è salita dal 14,7% al 15,7% negli ultimi dodici anni. Inoltre, per circa il 40% dei lavoratori, il salario reale netto è rimasto fermo dalla metà degli anni novanta. Nel frattempo sono scesi costantemente i contratti a tempo indeterminato. «Nel 2000 i lavoratori a tempo indeterminato erano il 63,4% della forza lavoro tedesca. Nel 2016 eravamo al 55%», spiega a Valori Ralf Krämer, economista di Ver.di. «Oggi oltre un terzo dei lavoratori tedeschi è assunto con contratti atipici».

Povertà e crescita economica in Germania (Anni 2005-2015) – FONTE: Ufficio federale di Statistica, Bundesbank

Est e Ovest stesso trend

Ad essere in calo inesorabile è anche la percentuale di lavoratori coperti da un contratto collettivo. Secondo quanto riportato da un’analisi di Ver.di. dell’inizio del 2017, nel 2001 era coperto da contratti collettivi il 71% dei lavoratori nell’ovest della Germania. Nel 2015 erano solo 59.

Germania: più lavoro atipico – meno tempo pieno. Incidenza delle varie forme occupazionali nella forza lavoro 2000 – 2016. FONTE: Sindacato Ver.Di

La stessa tendenza si è registrata nelle regioni dell’Est, dove, nello stesso periodo, si è passati dal 56% al 49%. Merito anche di “imprenditori visionari” come Jeff Bezos. Sono loro ad aver esportato nel Paese con uno dei sistemi di welfare più solidi d’Europa, un modello industriale di stampo anglosassone. Che genera ogni anno migliaia di nuovi proletari digitali.

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