Biggeri: “La finanza etica? L’arte di porsi buone domande riguardo a quel che accade in finanza”

"Uno degli scopi della finanza etica è anche quello di aiutare i cittadini a comprendere i meccanismi della finanza", così Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare ...

Di Redazione


Nei giorni scorsi, nell’ambito di un’intervista pubblica realizzata nella nuova sede di Etica SGR e promossa da Altreconomia con la collaborazione di Elio Silva, giornalista economico del Sole 24 Ore, Ugo Biggeri presidente di Banca Etica ha proposto alcune riflessioni inerenti la finanza etica e la realtà bancaria cooperativa che rappresenta.

Con spirito divulgativo, abbiamo ritenuto interessante riproporre alcuni passaggi di quel suo intervento, anche a beneficio di coloro che quel giorno non avessero avuto occasione di ascoltarlo.

Presidente, che cos’è Banca Etica?

Banca Popolare Etica è un sogno realizzato. Nata da un movimento partito agl’inizi degli anni novanta, prima associazione poi cooperativa con 14.000 soci: nel tempo Banca Etica è divenuta  un’impresa capace di mantenersi sempre coerente con lo spirito della sua fondazione.
Ha aperto il suo primo sportello nel marzo del ’99 e da quel giorno, quella nuova banca è cresciuta riuscendo a tenere sempre i conti in utile e risultando capace di proporre oggi 500.000 milioni di crediti realizzati, quelli accordati sono molti di più, e di essere a tutti gl’effetti una medio/grande banca di credito cooperativo.
Banca Etica è anche stata la prima banca al mondo ad esporre sul web i finanziamenti erogati così che tutti potessero valutarne in modo trasparente la coerenza con la logica di utilità alla collettività, mission di Banca Etica.

Banca Etica è anzitutto una banca cooperativa. Noi interpretiamo in modo forte questo elemento e da noi la partecipazione dei Soci diventa uno straordinario elemento di forza nel momento in cui loro stessi, con spirito volontaristico, si fanno diretti promotori della realtà bancaria alla costruzione della quale partecipano attivamente.
Abbiamo dipendenti molto motivati e risparmiatori disponibili a portare in Banca Etica i loro risparmi ad un costo che ora per la banca è nettamente inferiore a quello tradizionale di mercato. Anche questo accade grazie alla partecipazione attiva dei Soci nelle scelte e alla trasparenza che da sempre garantiamo.
Con questo spirito, in questo momento storico Banca Etica si è trovata ad avere davvero una grande opportunità perchè propone risultati assolutamente in controtendenza rispetto al sistema bancario tradizionale e sicuramente di riguardo su molti aspetti fondamentali come ad esempio i tassi sui fidi, da noi sempre mantenuti omogenei mentre sul mercato crescevano, inoltre quest’anno siamo cresciuti del 10% sulla raccolta e del 15% sui crediti accordati.

E’ arrivato il momento di ripensare all’impostazione generale del sistema finanziario?
Considerando quanto accaduto negli ultimi anni all’economia, sicuramente è necessaria un’autocritica sul modo in cui si sono sviluppati i mercati finanziari.
In questo senso ritengo che alcuni aspetti della finanza etica, come la tracciabilità delle operazioni o il porsi delle domande di senso su come vengano impiegati i risparmi dei cittadini e i capitali delle banche, siano elementi su cui varrebbe la pena riflettere.
Oggi è possibile che il direttore di una banca non conosca realmente tutte le "salsicce finanziarie"  con cui sono costruiti  (che si annidano al loro interno) gli strumenti finanziari che si può trovare a gestire e proporre: credo che questo sia un elemento drammatico.

In questo momento di crisi come pensate di gestire le sofferenze che è naturale aspettarsi dai conti?
Sugl’impieghi, Banca Etica ha dei tassi di sofferenza che sono molto più bassi di quelli del sistema bancario tradizionale: le nostre sofferenze nette si aggirano attorno allo 0, 5%.
Operiamo al 70% nel terzo settore e nel "non profit", anche le banche tradizionali che hanno settorializzato la gestione di questo capitolo hanno poi avuto sul terzo settore delle sofferenze più basse di quelle avute dalle imprese tradizionali. Questa è stata una riflessione importante che lo scorso anno abbiamo portato anche all’attenzione dell’ABI.
Ci stiamo rendendo conto che in realtà il sistema in cui opera Banca Etica, come detto prevalentemente quello del terzo settore, ha una resilienza maggiore rispetto a quella del sistema economico tradizionale.
Mentre un imprenditore quando si trova in difficolta e comincia ad avere gli esercizi "in rosso" può accadere che chiuda, un’associazione o una cooperativa sociale, siccome hanno mission che vanno al di là del bilancio in senso stretto, in quelle situazioni mettono in atto delle strategia, di solito mutualistiche, anche difficili e faticose, che però permettono loro di rimane "in piedi".
Riteniamo che questo sia uno dei motivi che giustifica una resilienza maggiore da parte del terzo settore.

Questo è vero ma il terzo settore ora, non in tutti ma in molti casi, sta vivendo un momento di particolare difficoltà nell’incasso di crediti dovuti da parte delle pubbliche amministrazioni che hanno le capacità di spesa spesso bloccate …
Due tipiche fragilità del terzo settore sono la ridotta liquidità e la ridotta patrimonializzazione, a queste ora si aggiungono i ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni che in alcuni casi possono arrivare anche a due o tre anni.
Banca Etica ha imparato a fare bene l’anticipo sui crediti. Lo fa sia in zone dove è molto difficili farlo, penso a quello che facciamo con le cooperative sociali del comune di Napoli, sia in altre zone come nel caso delle cooperative sociali di Roma, con le quali da un anno abbiamo aperto una linea di credito nei confronti del comune di Roma, a condizioni che loro stesse hanno riconosciuto essere assolutamente vantaggiose rispetto a quelle proposte dal tradizionale mercato del credito.

Ci sono realtà omologhe a Banca Etica con cui siete "in rete"?
Banca Etica è in rete con moltissime realtà che fanno parte dell’economia civile, dell’economia sociale o alternativa, nelle forme economiche che queste realtà si sono date: partecipiamo a Consorzi di cooperative sociali, a realtà del turismo responsabile, del biologico e delle energie rinnovabili.
Abbiamo un rapporto con CAES, Consorzio Assicurativo Etico e Solidale che  con ASSIMOTO crea prodotti innovativi da un punto di vista delle polize e stiamo anche iniziando a valutare se è possibile realizzare a livello europeo dei finanziamenti in pool con banche equo-finanziarie o etiche di altri paesi.


Circa il BTP Day cosa pensate di fare?

In questo senso i nostri numeri sono modesti ma Banca Etica ha comunque deciso di rinunciare alle commissioni bancarie sull’acquisto di Titoli di Stato.
Ci è piaciuta l’idea di stimolare la partecipazione dei cittadini, trasmettendo loro il senso che comunque in quel modo qualcosa di concreto si potesse fare, anche al di là dei tassi comunque interessanti in termini d’investimento, d’altro canto era anche un modo per andare contro la logica di vendita introdotta vent’anni fa che ha portato alla sempre maggiore esternalizzazione del nostro debito, che così può ricominciare invece ad essere detenuto "in casa".
Detto questo, crediamo però che siano ben altre le azioni da fare, a questa partecipiamo volentieri ma ha più che altro un valore simbolico.

Cosa pensa in merito alla Tobin Tax?
Banca Etica è stata tra i promotori della Campagna 005, noi siamo assolutamente favorevoli all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziare che andrebbe finalmente a colpire masse d’investimenti finanziari pari a circa 15 volte il PIL e costringerebbe il sistema finanziario stesso ad essere meno opaco spingendo verso una maggiore tracciabilità dei capitali.
Dovremmo anche avere il coraggio di riconoscere che alcune forme d’intermediazione finanziaria devono essere limitate se non addirittura eliminate, un esempio per tutti: costruire un derivato senza avere il sottostante in mano.

Ci sono però alcuni importanti paesi che a questo si oppongono, e questo sarà un ostacolo serio …
Gli ostacoli maggiori arrivano da Gran Bretagna e Stati Uniti, paesi nei quali oggi risiedono le lobby internazionali più potenti da un punto di vista finanziario. Ma credo che questo sia un falso problema.
Oggi le masse finanziarie mondiali si muovono con schemi che sono completamente al di fuori da ogni controllo di qualunque politica o governo.
Da questo punto di vista il libero mercato finanziario non esiste, nel senso che il mercato finanziario internazionale è un mercato in cui ci sono pochi player che riescono a condizionare addirittura i destini dell’euro, come stiamo appunto vedendo in questi giorni.
L’elemento paradossale è che in questo momento non si discute se l’euro sia in realtà sostenuto o meno da un’economia solida ma ci s’interroga sul fatto che chi detiene questi immensi capitali possa decidere o no di spingersi sino a far crollare l’euro.
Questo dimostra l’inconcludenza dell’obbiezione che vuol rappresentare la tobin tax come un elemento negativo perchè capace di far spostare i capitali da un paese all’altro, perchè nella realtà dei fatti i capitali già si spostano a prescindere dalle scelte politiche che possono fare i governi del caso.

Quanto pensa sia importante l’alfabetizzazione finanziaria nell’ambito della finanza etica?
Uno degli scopi della finanza etica è proprio quello di aiutare i cittadini a comprendere i meccanismi finanziari. In questo senso la finanza etica, sicuramente è anche l’arte di porsi buone domande riguardo a quel che accade in finanza. [ NdR. ricordiamo l’editoriale che lo stesso Biggeri tempo fa aveva proposto dalle pagine del mensile Valori]

In questo ambito le risorse che Banca Etica può mettere in campo sono sicuramente limitate ma dove e quando possiamo non manchiamo di fare la nostra parte.
Circa il tema dell’alfabetizzazione finanziaria, per Banca Etica un ruolo di primo piano lo hanno ancora una volta i Soci con i Gruppi d’Iniziativa Territoriale (GIT).
Nell’ambito poi degli specifici progetti che di volta in volta attiviamo, quando ne abbiamo l’opportunità, cerchiamo d’introdurre anche questo tema. Come ad esempio, nel caso del Progetto Asset Building legato al microcredito e attivato con la Provincia di Torino, nel quale è stata a suo tempo prevista anche una parte in cui s’insegnava alle famiglie che si trovano in difficoltà, quell’alfabetizzazione finanziaria necessaria per riuscire ad uscire dalle difficoltà. ( progetto citato)

Oltre a questo, sempre negli ambiti dell’informazione e dell’alfabetizzazione finanziaria non dobbiamo dimenticare anche il ruolo di rilievo che la Fondazione Culturale Responsabilità Etica da sempre ha e svolge nel farsi spesso propotrice d’iniziative importanti di sensibilizzazione.
[ NdR. tra le quali, anche l’edizione dei periodici Valori]

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