Blackrock & co. Sciacalli dell’allarme nucleare

Ammontano a 525 miliardi di dollari gli investimenti in armi nucleari. E il dato è in crescita. Lo denuncia il nuovo rapporto della campagna Ican

Di Martina Valentini

Sempre più soldi per le armi nucleari, fino a 81 miliardi di dollari di investimenti in più: è questo quanto emerge dal rapporto, pubblicato oggi, “Don’t bank on the bomb” (‘Non investire nella bomba’), realizzato dalla Campagna Premio Nobel per la pace ICAN (Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari) e la Ong olandese PAX e rilanciato in Italia dalla Rete Italiana per il Disarmo (membro di ICAN) insieme alla Fondazione Finanza Etica.

Numeri che forse non sorprendono le tante realtà del Terzo Settore impegnate quotidianamente contro la crescita di questo mercato, ma che non tutti conoscono: un totale di 525 miliardi di dollari è stato messo a disposizione delle aziende produttrici di armi nucleari; tra questi 110 miliardi di dollari provengono da sole tre società: BlackRock, Vanguard e Capital Group. La finanza, poi, la fa da protagonista: sono oltre 329 tra banche, compagnie di assicurazione, fondi pensione e gestori patrimoniali le realtà di 24 paesi che investono in modo significativo in armi nucleari.

Cosa comporta questo? Le 20 maggiori compagnie produttrici di armi nucleari, la maggior parte delle quali ha a propria disposizione significative risorse di lobbying a Washington, trarranno beneficio dalla crescente minaccia nucleare. “Se vi state chiedendo chi benefici delle minacce di guerra nucleare continuamente rilanciate da Donald Trump, in questo Rapporto troverete la risposta“, ha detto la Direttrice esecutiva di ICAN Beatrice Fihn “Queste sono le aziende che traggono profitto dall’omicidio di massa indiscriminato di civili. Aumenta la nostra insicurezza mentre loro guadagnano sul caos, investendo nella distruzione finale in stile Armageddon”.

Ma i buoni esistono

Nel Rapporto si riscontra un massiccio aumento degli investimenti nella distruzione di massa, ma vengono anche individuate 63 istituzioni finanziarie con politiche che limitano o proibiscono gli investimenti in qualsiasi tipo di produttore di armi nucleari. Per l’Italia sono Banca Etica (inserita nella “Hall of Fame”) e Intesa-Sanpaolo con Unicredit (inserite tra i “Runners-up” anche se solo con una “stella” sulle quattro possibili e che rimangono comunque anche nell “Hall of shame” per investimenti negli anni precedenti). 

“I nostri soldi non sono neutri. Una volta depositati in banca o affidati a un gestore finanziario possono alimentare economie con impatti positivi o al contrario estremamente negativi. Il Rapporto permette di informarsi su quali sono le banche coinvolte nel finanziamento delle armi nucleari. È quindi uno strumento per formarsi e riflettere sull’uso dei nostri soldi, e per agire di conseguenza” è il commento di Andrea Baranes, presidente di Fondazione Finanza Etica.

Una nota positiva c’è: dopo l’adozione del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari, 30 società hanno cessato di investire in armi nucleari e due dei cinque maggiori fondi pensione al mondo stanno disinvestendo dalle armi nucleari. Ma la strada da fare è ancora molto lunga.

@lamarty_twi

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