Finanza etica

Bloomberg, Cina: la crisi non ferma le riforme

La crisi della borsa e il crescente scetticismo degli investitori che accompagna il rallentamento economico nazionale non sembrano determinare alcun ripensamento da parte dei regolatori ...

Di Matteo Cavallito
Una torre di guardia presso la Città Proibita, Pechino. Foto: mingzi zhongqiu Wikimedia Commons
Una torre di guardia presso la Città Proibita,   Pechino. Foto: mingzi zhongqiu Wikimedia Commons
La Città Proibita, Pechino. Foto: mingzi zhongqiu Wikimedia Commons

La crisi della borsa e il crescente scetticismo degli investitori che accompagna il rallentamento economico nazionale non sembrano determinare alcun ripensamento da parte dei regolatori cinesi, impegnati, ormai da tempo, a implementare una serie di riforme destinate a liberalizzare maggiormente il mercato finanziario locale. Lo riferisce Bloomberg. La banca centrale, segnala in particolare l’agenzia citando fonti vicine alla questione, starebbe completando una riforma normativa che alleggerirebbe i controlli sul mercato dei capitali per consentire agli operatori di acquistare direttamente asset stranieri e aprire la strada alla negoziazione di bond denominati in yuan da parte di società estere. Le nuove regole, che consentono inoltre alle società cinesi di operare sui derivati e di realizzare joint ventures per lo scambio dei titoli con imprese straniere, dovrebbero essere introdotte in via sperimentale nell’area di libero scambio di Shanghai.

 

Se confermate, le notizie diffuse da Bloomberg smentirebbero l’ipotesi di una frenata delle riforme pro mercato a seguito degli eventi della scorsa estate, ovvero della maxi perdita patita dal mercato borsistico locale e alla conseguente decisione delle autorità cinesi di svalutare più volte la moneta. I regolatori cinesi, nota in particolare Bloomberg, non sembrano spaventati nemmeno dall’esodo “senza precedenti” dei capitali stranieri. Gli investitori esteri, ricorda ancora l’agenzia, hanno ritirato 194 miliardi di dollari dal Paese nel solo mese di settembre portando il conto totale dall’inizio dell’anno a 669 miliardi. Un trend che la Cina ha cercato di arrestare mobilitando 137 miliardi di riserve estere da agosto a settembre. Una cifra notevole ma pur sempre ridotta di fronte al peso della valuta estera presente nelle casse dello Stato, pari, ricorda Bloomberg, a 3, 5 trilioni di dollari.

 

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