Bloomberg, HFT: rischio manipolazione per il debito Usa?

Tra il 2006 e il 2011, sostiene una ricerca dell’istituto centrale canadese, gli operatori dell’high frequency trading, hanno avuto un forte impatto sulla liquidità del ...

I ricercatori di Bank of Canada non parlano apertamente di manipolazione. Ma il sospetto, per qualcuno, potrebbe essere concreto. Tra il 2006 e il 2011, sostiene una ricerca dell’istituto centrale canadese, gli operatori dell’ high frequency trading, le transazioni algoritmiche che sfruttano le variazioni marginali di prezzo nello spazio di frazioni di secondo, hanno avuto un forte impatto sulla liquidità del mercato dei Treasuries, i titoli di Stato americani. Un comparto, quest’ultimo, che evidenzia un controvalore complessivo di 12, 3 trilioni di dollari (che lo rende il più grande debt market del mondo) in cui, nota Bloomberg, le stesse operazioni di High-frequency trading “renderebbero più difficile agli investitori l’acquisto e la cessione dei bond” nei momenti in cui si diffondono notizie pubbliche con forte impatto sui prezzi.

 

“I risultati evidenziano una crescita delle transazioni ad alta frequenza e degli ordini a seguito dell’annuncio di notizie di tipo macroenomico” spiegano i ricercatori. Di fronte ad annunci pubblici relativi alle prospettive di crescita del Pil o al tasso di disoccupazione, nota la ricerca, “le attività di high frequency trading tendono ad avere un impatto negativo sulla liquidità”. Le valutazioni della ricerca, nota Bloomberg, evocano (ma i ricercatori non affrontano direttamente il problema) alcuni sospetti relativi ai movimenti di mercato dei Treasuries come il rapido rialzo dei prezzi dei decennali americani sperimentato lo scorso 15 ottobre. Secondo tre esperti interpellati di recente sul tema, scrive Bloomberg, “la scarsa regolamentazione degli scambi sui titoli del Tesoro Usa ha creato l’opportunità per una possibile manipolazione del mercato”.

 

Foto: Urban (Wikimedia Commons)