Energia

Bloomberg, petrolio: in Cina stop agli speculatori

La Cina apre agli investitori stranieri nel mercato petrolifero promettendo però di bloccare le operazioni meramente speculative nel comparto dei futures denominati in valuta locale.

Di Matteo Cavallito
Operatori del mercato del petrolio al lavoro in ufficio (Houston, Texas, USA). Di Own Oil Industry News (Own Opera propria) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons

La Cina apre agli investitori stranieri nel mercato petrolifero promettendo però di bloccare le operazioni meramente speculative nel comparto dei futures denominati in valuta locale. Lo rende noto Bloomberg. I futures, tecnicamente contratti differiti di acquisto, sono titoli finanziari derivati che trovano ampia applicazione nel mercato delle materie prime. Pensati per proteggere gli operatori dai rischi di fluttuazione dei prezzi, questi strumenti finanziari hanno conosciuto negli anni una notevole proliferazione che ha consentito agli operatori di condurre strategie speculative di ampia portata. Tale fenomeno, ricorda Bloomberg, è sembrato particolarmente evidente proprio in Cina dove questi contratti – realizzati per un’ampia gamma di commodities (materie prime) – vengono scambiati ad un ritmo forsennato (all’inizio del mese gli operatori della Zhengzhou Commodity Exchange hanno scambiato in 4 ore contratti futures sulle mele per 11 miliardi di dollari). Una ragione in più per indurre il governo ad implementare nuove regole per bloccare sul nascere le velleità di speculazione.

A frenare i rischi di una bolla speculativa, spiega Bloomberg, ci penseranno le tasse sul deposito del petrolio, ovvero dei quantitativi di greggio conservati materialmente nei magazzini. L’ipotesi dei regolatori è quella di imporre una tassa pari a 0,2 yuan al giorno per ogni barile di greggio, pari a conti fatti a 95 centesimi di dollaro al mese. Una cifra enorme se confrontata con i prezzi praticati nel resto del mondo che oscillerebbero tra i 25 e i 50 centesimi di costo unitario mensile. L’ipotesi, sostiene Bloomberg, è che l’imposta possa disincentivare gli speculatori, chiamati ad operare su grandi quantitativi.

I contratti futures sul petrolio fissano prezzo e data di consegna per una certa quantità di barili. Il mercato di questi titoli, tuttavia, coinvolge moltissimi trader che non operano nel comparto “fisico” ma si limitano allo scambio dei contratti derivati con l’obiettivo di ottenere un guadagno sulla variazione dei prezzi di questi ultimi. È proprio per questa ragione che nel corso degli anni l’ammontare dei futures è cresciuto in modo del tutto sproporzionato rispetto al mercato “reale” del greggio. Nel 2008, dicono le stime elaborate allora dal Peterson Institute for International Economics, quando il petrolio quotato al Nymex toccò il prezzo record di 147,25 dollari al barile, l’insieme dei contratti futures superava il mercato fisico di 15 volte. A fronte di una produzione giornaliera pari ad 85 milioni di barili reali, in altre parole, gli scambi quotidiani globali coinvolgevano qualcosa come 1,3 miliardi di barili “cartacei”. Influenzando in modo evidente – per lo meno nel breve periodo – il prezzo della materia prima sul mercato.

L’avvio degli scambi per i futures denominati in valuta cinese è previsto per il 26 marzo prossimo presso la Shanghai International Energy Exchange.

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