BNP Paribas: «Basilea III quintuplica i ratio richiesti alle banche»

Il direttore generale di BNP Paribas, Baudouin Prot, ha confermato infatti il proprio scetticismo circa le disposizioni indicate dai governatori delle banche centrali...

Le nuove regole bancarie imposte a Basilea costituiscono «un vero e proprio New Deal bancario», e si presentano come un giro di vite nettamente più duro rispetto a quelli adottati in precedenza. Ad esserne convinto è il direttore generale di BNP Paribas, Baudouin Prot, notoriamente contrario alla “stretta” sulle regole post-crisi.

In un’intervista rilasciata al quotidiano francese Les Echos, il dirigente ha  confermato infatti il proprio scetticismo circa le disposizioni indicate dai governatori delle banche centrali. Al contempo, però, ne ha di fatto evidenziato la portata, spiegando che «la soglia del 7% nel rapporto tra attività e rischi, che costituisce il dato chiave di tutta la regolamentazione, equivale di fatto ad un ratio del 10% se calcolato secondo le vecchie definizioni». Con la direttiva Basilea III, dunque, «di fatto vengono quintuplicati i requisiti minimi di capitalizzazione delle banche, dal momento che fino ad oggi l’unico standard richiesto era pari al 2%». 

Quella di Prot, perciò, costituisce una critica (dal punto di vista dell’istituto di credito) alle nuove regole, ma al contempo anche una conferma della loro efficacia, per lo meno in termini di maggiori garanzie di stabilità. Si potrebbe inoltre immaginare che i dati indicati dal numero uno di BNP Paribas possano essere, almeno in parte, un tentativo di scongiurare eventuali nuovi giri di vite, al grido di «abbiamo già pagato abbastanza». A cominciare dalla possibile introduzione di una tassa internazionale sulle transazioni finanziarie: ipotesi rilanciata proprio due giorni fa dal presidente francese Nicolas Sarkozy.

Prot ha comunque specificato che l’istituto da lui guidato non dovrà ricorrere al mercato per conformarsi alle nuove norme, di qui al 2019: ci si baserà sul risparmio. Ciò, però, «comporterà inevitabilmente una nuova recrudescenza del credit crunch», ha concluso il dirigente, rinnovando così un’argomentazione già ampiamente esposta da parte delle banche, e cioè che giri di vite troppo duri possono ricadere su cittadini e imprese.