Ambiente

Bonus facciate, la miopia di un incentivo che pensa solo all’estetica

La detrazione al 90% per ridipingere le facciate rischia di ridurre l'uso del bonus al 65% destinato all'efficientamento energetico e antisismico. Un boomerang contro clima e sicurezza

Di Emanuele Isonio
L'82% del patrimonio edilizio italiano è stato costruito prima dell'introduzione delle normative sull'efficienza energetica degli edifici.

Solo un paese (e un governo) abbacinato dell’esteriorità, dall’apparenza e per nulla preoccupato dalle conseguenze già in atto della crisi climatica e dalle esigenze di ridurre la bolletta energetica nazionale può partorire una norma simile. Nella legge di bilancio licenziata da Palazzo Chigi e approdata in Senato per il primo passaggio parlamentare, c’è un provvedimento già diventato celebre come “bonus facciate”: prevede una detrazione del 90% per chi ridipinge le facciate di casa o di un condominio. In pratica, su un costo di 10mila euro, lo Stato ne “rimborsa” 9mila.

Uno sconto mai visto prima

Mai è stata prevista finora un’aliquota così alta per gli interventi destinati al patrimonio edilizio: quando fecero il loro esordio nel 1996 erano al 36%. Poi nel tempo, sono saliti al 50% (per le ristrutturazioni edilizie “semplici”), al 65% (per l’efficientamento energetico), al 70 e 80% (per gli adeguamenti antisismici che permettano una riduzione del rischio sismico di 1 o 2 classi).

Dio solo sa quanto il patrimonio edilizio italiano abbia bisogno di interventi di ristrutturazione. E infatti finora gli incentivi per le riqualificazioni energetiche (sostituzione finestre, installazione cappotti termici, isolamento dei lastrici solari e così via) sono stati tra i più apprezzati. Bastano due numeri per capirlo: su 17,2 milioni di condomìni, nei quali vivono 14 milioni di famiglie, l’82% è stato costruito quando ancora non esisteva alcuna legge sull’efficienza energetica (la prima entrò fu la 10/91, ormai quasi trent’anni fa). Il 16% invece è stato realizzato addirittura nell’immediato dopoguerra, con materiali e tecniche affatto attente a limitare i consumi energetici e le spese di riscaldamento.

Dalle case, sei volte più inquinamento delle auto

Le conseguenze di questa situazione? Costi di riscaldamento monstre ed emissioni di gas serra del settore immobiliare decisamente superiori rispetto alle tanto bistrattate auto. Per farsi un’idea: gli impianti termici condominiali inquinano sei volte di più dei trasporti su strada, rivela uno studio dell’Osservatorio Autopromotec basato su dati del Politecnico di Milano.

L’analisi aveva preso in considerazione cinque città italiane (Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia). Risultato: il contributo fornito dal settore del riscaldamento da edifici all’inquinamento atmosferico in termini di emissioni di CO2 è pari in media al 64,2% del totale delle emissioni stimate per le città considerate, contro il 10,2% che proviene dal settore della mobilità e dei trasporti motorizzati. La restante quota di CO2 (25,6%) è invece generata dal settore delle attività industriali.

Il contributo delle diverse fonti inquinanti alle emissioni di CO2. FONTE: Osservatorio Autopromotec - Politecnico di Milano
Il contributo delle diverse fonti inquinanti alle emissioni di CO2. FONTE: Osservatorio Autopromotec – Politecnico di Milano

In questo scenario, fare pressioni sui proprietari di case affinché intervengano finalmente sull’efficientamento energetico degli edifici, che si traduce in un risparmio economico sulla bolletta elettrica e sulle emissioni prodotte (con tutti i vantaggi sanitari, oltre che ambientali, che ne conseguono) è più che razionale.

Ben diverso è il discorso per una norma che di fatto farebbe sconti per il mero abbellimento di una facciata. Sicuramente ne gioverebbe per un po’ di tempo il decoro urbano. Ma il boomerang in termini ambientali e di sicurezza sarebbe ben più pesante.

La denuncia di ambientalisti e aziende

Ne sono convinte, ad esempio, le associazioni ambientaliste Legambiente e Kyoto Club che, non a caso, hanno lanciato un appello congiunto. Insieme a loro, hanno aderito i principali network e associazioni di imprese, di costruzioni e componenti, che in questi anni si sono impegnati per far crescere la consapevolezza dell’importanza degli interventi che, isolando l’involucro degli edifici, permettono di abbattere fino a due terzi le spese energetiche e le  emissioni: Renovate ItalyGBC Italia, ANIT.

«Il bonus facciate sarebbe il benvenuto per le nostre città, se non fosse in aperta rotta di collisione con l’ecobonus per le ristrutturazioni energetiche e sismiche del patrimonio edilizio. Un aiuto fiscale che ne ammazza un altro non si è mai visto, specialmente se, come in questo caso, “a perdere” – perché meno sostenuti – sarebbero gli investimenti più necessari per la sicurezza sismica e la riduzione dei consumi energetici».

Con il bonus facciate il pericolo di avere edifici colabrodo per altri 20 anni

Il ragionamento dei promotori dell’appello è semplice:  da un lato c’è una detrazione del 90% a chi effettua qualsivoglia intervento di riqualificazione finalizzata all’abbellimento delle facciate. Dall’altra un ecobonus che, per l’involucro edilizio concede detrazioni più basse. In mezzo ci sono i proprietari e i condomini che potrebbero optare per spendere il meno possibile limitandosi a “rinfrescare” il colore delle mura, senza approvare interventi più complessi (e costosi sul breve termine) ma decisamente più utili e remunerativi sul medio-lungo termine.

Ma una volta che un condominio ha ritinteggiato una facciata, quanto passerà prima che un’assemblea condominiale approvi un nuovo intervento strutturale? «L’intervento sulla facciata è una di quelle manutenzioni importanti che, mediamente, un condominio affronta ogni 30 o 40 anni: il momento fatidico è dunque una “finestra di opportunità” in cui quello che si realizza ha buone probabilità di non venir più toccato per i decenni a venire» è il ragionamento di Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club. «Se si migliora una facciata per prendere la detrazione più alta senza occuparsi degli aspetti di sicurezza sismica e di risparmio energetico, ci sono buone probabilità che sui muri di quell’edificio non si farà più nulla per gli anni successivi».

In pratica, la casa sarà abbellita ma continuerà a essere un colabrodo energetico, sprecando energia, inquinando l’aria, facendo felici solo le utility che erogano elettricità e combustibile per il riscaldamento.

La proposta? Collegare il bonus facciate agli interventi strutturali

La richiesta delle associazioni è che l’articolo della Finanziaria sul bonus facciate sia modificato, prevedendo che per tutti gli interventi, ad esclusione ovviamente degli immobili vincolati come beni culturali, sia introdotto un obbligo di rispetto dei requisiti di coibentazione richiesti per l’Ecobonus: «Il risultato sarà identico, in termini estetici – prosegue Ferrante – ma nel frattempo si sarà fatto anche qualcosa di davvero importante, sia per il benessere abitativo e la sicurezza di chi, in quegli edifici, ci vive, sia per accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni atmosferiche, di cui il settore civile è la fonte principale».

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