Energia

Cambiamento climatico, investitori in fuga dal carbone?

Le riserve di carbone ancora da sfruttare sono consistenti: si stima che valgano almeno 8 mila miliardi di dollari. Ma sono sempre di più gli investitori ...

Di Valentina Neri


Le riserve di carbone ancora da sfruttare sono consistenti: si stima che valgano almeno 8 mila miliardi di dollari. Ma sono sempre di più gli investitori che preferiscono non puntare sulle società che hanno a che fare col carbone, per dare un segnale di attenzione alla tutela dell’ambiente.
Lo spiega l’agenzia Bloomberg, che cita il caso del gruppo norvegese Storebrand ASA, che gestisce asset pari a 74 miliardi di dollari e a partire dal mese di luglio ha disinvestito da 24 società legate ai combustibili fossili, compreso il colosso statunitense Peabody Energy Group. Proprio nel corso di questo mese il partito laburista norvegese ha proposto di depennare il carbone dagli investimenti del fondo sovrano dello Stato nordico. Un gruppo di settanta investitori, che insieme gestiscono asset pari a 3 mila miliardi di dollari, a settembre ha inoltre scritto ai quaranta maggiori colossi mondiali dell’energia per chiedere loro di stimare l’impatto del cambiamento climatico sul proprio business. D’altronde, anche se per il momento l’uso del carbone come fonte d’energia è tutt’altro che in declino, i futuri tagli alle emissioni da adottare entro il 2020 potrebbero far crollare le valutazioni degli asset a esso legati.
Si tratta, spiega l’agenzia americana, di un fenomeno che in parte potrebbe ricalcare quanto è accaduto negli anni Novanta, quando si è fatto strada a livello internazionale un vasto movimento di contrasto al tabacco. E i colossi del settore, pur di attrarre gli investitori in fuga, sono stati costretti a pagare dividendi sempre più consistenti. Stando alle stime dell’università di Oxford, all’epoca sono stati disinvestiti almeno 5 miliardi di dollari.  

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