Campania, i paradossi della lotta per l'ambiente

L'ex assessore all'Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini e tre dirigenti regionali sono stati citati in giudizio dalla Corte dei Conti, che attribuisce loro un ...

Dai giornali campani…

DEPURAZIONE IN CAMPANIA, CORTE DEI CONTI: DANNO ERARIALE PER MANCATE SANZIONI

L’ex assessore all’Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini e tre dirigenti regionali sono stati citati in giudizio dalla Corte dei Conti, che attribuisce loro un danno all’ente di circa 12 milioni per la cattiva gestione dei depuratori. In particolare, secondo la magistratura contabile, non sono mai state riscosse le sanzioni erogate per varie irregolarità alle società che gestivano gli impianti di depurazione; un migliaio i verbali relativi al periodo 2002-2005 lasciati prescrivere.

 

Il 16 febbraio 2010 Walter Ganapini, chiamato nel Marzo 2008 a contribuire al contenimento della ‘emergenza rifiuti’ in Campania, affidava all’Ordine dei medici campani a congresso il sunto della sua esperienza: «Sono stato messo in condizione di non poter operare. In questi due anni mi è toccato di giocare in difesa e in termini di interdizione». Praticamente ogni settore d’intervento dell’Assessorato vedeva, di fatto, le competenze trasferite ad Organi Commissariali : nello specifico, ad esempio, il tema ‘rifiuti’ era in capo al Commissario Delegato (De Gennaro, poi Bertolaso),  quello ‘depuratori e bonifiche’ era  in capo al Commissario Dr. Menegozzo, avente come Vice l’Ing. Cicatiello, quello ‘Sarno’ aveva  come Commissario Delegato il Gen. Jucci. Ganapini non si è dimesso “nella speranza dí aver contribuito comunque a evitare che altri progetti insensati potessero essere realizzati in Campania».Il successo più importante è stato  «…riuscire a evitare la realizzazione dei 5 inceneritori previsti da Bertolaso, incluso quello a S.Maria della Fossa che tanto interessava ai ‘Casalesi’, secondo il pentito Vassallo».

 

“Il nodo gordiano è tutto interno alla struttura, occorre un potentissimo ridisegno della macchina della Regione. C’è una situazione indescrivibile». Altro ente nel mirino era stato  l’Agenzia regionale per l’ambiente: «Per mettere mano a quella cosa disastrosa che si chiama Arpac ci ho messo un anno e mezzo». E poi, il problema di fondi. «A partire dalle bonifiche. Spesso i fondi non sono nemmeno un decimo di quelli promessi». L’ultimo braccio di ferro con il Commissariato all’emergenza rifiuti: «Sta lasciando un debito di due miliardi..e intanto nulla è accaduto in Campania che si possa chiamare bonifica di un’area contaminata». Interrotto dagli applausi dei medici, Ganapini concludeva : «Non possiamo rassegnarci che le cose così vadano. C’è bisogno di uno sforzo grosso e informato. Io sono venuto per rendere onore a voi. E mi auguro che teniate altissima la guardia. Da ambientalista, in futuro, sono disponibile ad andare avanti nella battaglia. Perché il popolo campano non merita tutto questo».

 

Poco più di un anno prima,  a 24 ore dalla fine del 2008, Ganapini aveva reso pubblico il frutto del suo sforzo teso a rivoluzionare l’organizzazione dell’Assessorato : "Una riforma della struttura dirigenziale e burocratica, obiettivo dichiarato sin dall’insediamento in giunta”, improcrastinabile avendo la Regione deciso di riportare a regime ordinario nel 2009 la gestione dei comparti ‘Acque’ e ‘Bonifiche’". "Ho trovato una macchina che dire dissestata è poco, perciò – diceva  l’Assessore – ho riorganizzato il gruppo dirigente secondo logiche di competenza e trasparenza, rimuovendo alcuni componenti e creando una struttura che può funzionare a regime fuori da ogni logica emergenziale". Arrivava Lucia Pagnozzi, già dirigente di Area in Regione, a dirigere l’ufficio del settore Ecologia dell’ambito provinciale casertano ancora turbato dall’arresto, nel maggio 2008, di una funzionaria casertana Pina Marra, coinvolta nella maxi-inchiesta "Rompiballe" della procura napoletana per le autorizzazioni transfrontaliere rilasciate dal settore regionale con sede a Caserta in assenza delle prescritte istruttorie.

 

Finirono agli arresti 25 persone (tra esse Marta De Gennaro, vice di Bertolaso al Commissariato rifiuti, altri funzionari e consulenti, un maresciallo dei carabinieri). L’ingegnere Pasquale Fontana diventava il nuovo dirigente del Settore ‘Ciclo Integrato delle Acque’ (CIA) dopo il dimissionamento, voluto da Ganapini, dell’Ing. Schiavone. Il Settore CIA  richiedeva, per l’Assessore, interventi di riforma sostanziale :"Ho trovato una situazione insostenibile: siamo l’unica Regione che gestisce in economia un acquedotto, acquistiamo 5000 litri di acqua al secondo dal Lazio e ne regaliamo 8600 alla Puglia. L’Arin, che approvvigiona Napoli di acqua potabile senza essere stata individuata con procedura di evidenza pubblica, ci vende acqua a 40 centesimi al metrocubo, ma quando la acquista da noi ce la paga solo 16 centesimi”.

 

A Giugno 2008 Ganapini aveva denunciato : “Cuma, Foce Regi lagni, Acerra, Napoli nord, Caserta: 5 depuratori, non uno a norma. Tutti fuorilegge rispetto alla normativa europea. Tranne Cuma, che sversa a Licola, immettono le loro acque, inadeguatamente depurate, nel mare che bagna il litorale domizio flegreo con 32 dei 41 Km di costa non balneabili. Impianti, in gran parte realizzati dalla Cassa per il Mezzogiorno;dovrebbero essere rimodernati. Non è stato fatto nulla, la manutenzione ordinaria latita”. Lo metteva, nero su bianco, l’assessore all’Ambiente della Regione con due lettere a Massimo Menegozzo, Commissario alle Acque ed alle Bonifiche. Nella prima, il 30 aprile, sottolineva : «Questo Assessorato è notiziato da organi competenti, Arpac in primis, del preoccupante stato di mala gestione e funzionamento di molti impianti di depurazione. Segnalazioni inquietanti riguardano, in particolare, l’area del litorale domitio-flegreo, nonché quella di Acerra».


 
 

Nella seconda missiva, del 5 giugno 2008, Ganapini ribadiva lo stato dei depuratori pessimo e annunciava un sopralluogo per programmare la manutenzione. «Questa   sarà svolta dalla Protezione civile e la nostra amministrazione si rivarrà in danno a carico del concessionario dei costi sostenuti», concludeva. Uno degli ultimi episodi di cattiva gestione, secondo l’Assessore, era la mancata sostituzione delle coclee del depuratore della Foce dei Regi lagni, che servono a sollevare i liquami, guaste da mesi. «Il gestore», si stupiva Ganapini, «ha chiesto 8 mesi di tempo. Basterebbero 8 giorni». I depuratori campani erano in concessione a Hydrogest, associazione temporanea d’imprese costituita al 90% da Termomeccanica (a sua volta partecipata per il 40% da Banca Intesa) e al 10% da Giustino costruzioni). Hydrogest, nel 2003, si aggiudicò la gara di appalto per la gestione e la rifunzionalizzazione degli impianti. Spesa prevista: 150 milioni di euro. Venti era previsto li spendesse lo Stato, 130 i privati.   Quella gara di appalto ha originato un contenzioso giudiziario di tre anni : il Tar aveva accolto il ricorso della cordata imprenditoriale sconfitta. Il Consiglio di Stato -al 2006-ribaltava il verdetto, restituendo la vittoria a Hydrogest. Quasi due anni più tardi neppure uno dei depuratori era stato rimodernato. Nel frattempo la proprietà degli stessi  passava dal commissariato alla Regione. Di qui l’intervento di Ganapini che metteva in mora Hydrogest. La concessionaria replicava «L’accordo col Commissariato prevedeva che chi gestisce gli impianti fosse remunerato attraverso le tariffe che i cittadini versano sulla bolletta dell’acqua, per fogne e depurazione. Di questa voce, il Commissariato non ci ha mai dato neppure un euro. Inevitabile, dunque, che i lavori agli impianti non siano mai cominciati ». E poi: «Il project financing prevedeva che investissimo 130 milioni di euro, ma le banche non anticipano un soldo, perché sanno che noi non incassiamo le quote. Ci abbiamo già rimesso 30 milioni di euro per gli stipendi di oltre 450 dipendenti dei 5 depuratori».

 

Ganapini, Assessore Regionale all’Ambiente della Campania dal 13/03/2008 al 13/03/2010, era stato  chiamato a sostituire il precedente Assessore, nel frattempo sottoposto a  provvedimento cautelare assieme al suo principale collaboratore, il Dirigente Lupacchini, al fine di contribuire ad affrontare la grave emergenza in tema di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani determinatasi nella città di Napoli e nell’intero territorio regionale. Trovò  un Assessorato pletorico  in termini di addetti, ma completamente privo di reali competenze in particolare nel settore oggetto della chiamata, ed  un’altrettanto grave situazione relativamente all’organo tecnico di controllo, ARPAC. 

A fine Ottobre 2012, ad anni dalle denuncie sopra citate, dei cambiamenti faticosamente conseguiti e dei risultati ottenuti, Ganapini ha ricevuto una Citazione dalla Corte dei Conti inerente un’asserita ‘culpa in vigilando’ sull’operato di tre  Dirigenti dell’Assessorato (Lupacchini, Schiavone, Rauci) relativamente alla funzione amministrativa di esazione di sanzioni per mancata depurazione da loro non correttamente garantita. Lupacchini, da Ganapini mai conosciuto,  era stato sostituito come Direttore dell’Assessorato, ancor prima del suo arrivo, dal Rauci, persona di fiducia della Presidenza di Giunta,   in quanto  esperto di Bilancio Regionale. Ganapini dedicò ogni risorsa ad aggredire anzitutto l’emergenza rifiuti, prioritaria in termini assoluti per le gravi ripercussioni anche internazionali sulla immagine della Campania e del Paese.

 

Di tale impegno rimane abbondante traccia fattuale (avvio della raccolta differenziata in oltre 400 Comuni su 551, avvio del recupero degli impianti STIR, a partire da Tufino, contrasto costante alla criminalità organizzata, d’intesa con il Gen. Morelli ed il NOE-CC, approvazione ed avvio del nuovo Piano Regionale, proposta di nuovi strumenti normativi regionali) documentata dalla pubblica informazione. Nel mezzo di tale impegno prioritario aggredì anche  i temi ‘ARPAC’  e ‘ciclo delle acque’, registrando fortissime resistenze ad ogni innovazione sia all’interno della Giunta che da parte dei prima citati Commissari, soprattutto  se riguardante proposte di sostituzione del personale a suo avviso inadeguato. Anche di questo testimoniano numerose fonti di pubblica informazione e molti interventi in riunioni istituzionali a scala regionale e provinciale  così come in assemblee locali con le popolazioni. Ottenne comunque le dimissioni del Dirigente del Settore CIA Schiavone, nell’estate 2008, Dirigente poi inquisito per non avere contrastato, essendone consapevole, lo sversamento a mare di scarichi non depurati.

 

Nell’intervallo temporale intercorso dalla sua entrata in carica fino all’estate 2008, nessun ufficio informò Ganapini di quanto oggetto della odierna iniziativa della Sezione Campania della Corte dei Conti (trasferimento della funzione di esazione delle sanzioni dall’apparato regionale a quelli provinciali), né gli propose di reiterare la Proposta di Delibera G.R.  n. 17021 del Giugno 2008, che appunto trasferiva dal livello regionale alle strutture provinciali la esazione delle sanzioni, delibera tra le tante bloccate dai  ricorrenti conflitti tra gli apparati tecnico-giuridici della Giunta e uffici degli Assessorati, situazione aggravata dal costante richiamo all’autonomia delle funzioni dirigenziali, derivante dalla ‘riforma Bassanini’, da parte degli uffici.  Nessun segnale  riguardante la mancata esazione delle sanzioni, peraltro, venne neppure dall’Assessorato al Bilancio, presso il quale il Rauci aveva in altre epoche operato. Dopo estenuanti scontri con struttura e vertice dell’Amministrazione, alla fine Ganapini ottenne  di sostituire il dimissionato Schiavone con l’ Ing. Pasquale Fontana.

 

Onde fornire adeguato supporto all’attività del ‘malandato’ Settore ‘Ciclo Integrato Acque (CIA)’, dopo altrettanto estenuanti negoziazioni,  venne istituito da  Ganapini un Gruppo di Lavoro, includente il Rauci, il Fontana, la Dr.ssa Vera Corbelli, Autorità di Bacino del Liri-Garigliano e Coordinatrice del Piano del Distretto Idrografico del Mezzogiorno,  il Prof. Enrico Rolle, Ordinario di Ingegneria Sanitaria de ‘La Sapienza’-Roma, il Prof. Giuseppe Chiaudani, dell’Università di Milano e Coordinatore del Comitato Scientifico dell’Autorità di Bacino del Po, il Dr. Giuseppe Gavioli, fondatore del ‘Gruppo L. 183 sulla difesa delle acque, l’Avvocato dello Stato Francesco Lettera, esperto in tema di normativa delle risorse idriche. Grazie anche a tale autorevole supporto, l’Ing. Fontana potè provvedere  a riorganizzare il Settore CIA dell’Assessorato, anche sanando, dal punto di vista del procedimento amministrativo, la lacuna oggetto della Citazione stessa,  come esplicitato nell’Atto della Sezione campana della Corte dei Conti.

 

A corollario, va ricordato come, grazie a quel Gruppo, il ‘Piano di gestione delle risorse idriche del Distretto Idrografico del Mezzogiorno‘, guidato dalla Campania, sia stato l’unico, per esplicito riconoscimento del Ministero dell’AmbienteTTM, ad essere approvato nei tempi previsti dalla Direttiva Quadro ‘Acque’ dell’Unione Europea. Nel secondo semestre del 2009, Ganapini constatò, da parte del  Dirigente Rauci, acquiescenza, fino ad operare in contrasto con le sue indicazioni, rispetto a costanti  intrusioni nella gestione dell’Assessorato  da  parte del nuovo Capo della Segreteria del Presidente. Pose la questione in tutte le sedi  dell’Amministrazione, monitorando dettagliatamente l’agire del Dr. Rauci fino a presentare, ad  inizio 2010, un  esposto per la verifica di potenziali illeciti amministrativi da parte del Rauci  alla Procura della Repubblica di Napoli nella persona del  Procuratore Aggiunto, Dr. De Chiara.

C’è forse da chiedersi a che titolo si possa essere citati, in una situazione come quella sin qui descritta in base alle notizie riportate dalla stampa.