Capitali offshore: le sanzioni “aiutano” Mosca

L’approvazione di nuove sanzioni contro Mosca potrebbe tradursi, paradossalmente in una buona notizia per l’economia russa stante il probabile rientro di capitali offshore ...

Di Matteo Cavallito
Vladimir Putin. Foto: Kremlin.ru wikimedia commons
Vladimir Putin. Foto: Kremlin.ru wikimedia commons

L’approvazione di nuove sanzioni contro Mosca potrebbe tradursi, paradossalmente in una buona notizia per l’economia russa stante il probabile rientro di capitali offshore nel Paese. Lo sostiene il managing director della società di ricerca londinese TS Lombard, Christopher Granville, citato dalla CNBC. L’ipotesi è che l’escalation della tensione tra la Russia e l’Occidente dopo l’ormai nota vicenda di Salisbury possa portare a un inasprimento delle ritorsioni inducendo così gli uomini d’affari russi a rimpatriare i propri capitali esteri per metterli al sicuro da eventuali “congelamenti” forzati da parte delle autorità dei Paesi ospitanti. Un primo comodo appiglio, sostiene Granville, potrebbe essere costituito dal maxi collocamento di eurobond – titoli denominati in valuta estera, biglietti verdi in primis – da 7 miliardi di dollari realizzata in settimana da Mosca. L’acquisto delle obbligazioni permetterebbe infatti un facile ed immediato rimpatrio del denaro ai sottoscrittori.

 

 

Il crescente timore di sanzioni da parte dei businessmen russi potrebbe favorire dunque proprio il Cremlino, da tempo impegnato a incentivare il rimpatrio del denaro, come ricorda alla stessa emittente l’analista di Verisk Maplecroft, Daragh McDowell. “Da questo punto di vista – spiega all’emittente – le ritorsioni hanno un effetto positivo: i ricchi avevano trasferito le proprie risorse in Occidente soprattutto per il timore di un esproprio in patria, ma ora che i loro beni detenuti all’estero rischiano di essere congelati, questa logica non ha più senso”.

 

 

Nell’ultimo quarto di secolo, ricorda un rapporto di Macro-Advisory Ltd citato ancora dalla CNBC, i cittadini russi hanno portato fuori dal Paese circa 1 trilione di dollari, una cifra equivalente al 60% del Pil odierno. Buona parte di questi capitali non ha mai fatto ritorno. Tra le destinazioni preferite della liquidità russa, ricorda ancora la CNBC, si segnalano il mercato immobiliare londinese (+30% delle richieste di acquisto di immobili tra il 2016 e il 2017) e i paradisi fiscali. Gli asset finanziari russi parcheggiati in questi ultimi – dicono i dati 2014, i più recenti disponibili – ammontano a 200 miliardi di dollari. Nel 2017, ha riferito la Banca centrale moscovita, i capitali esportati all’estero ammontano a 31,3 miliardi di dollari: il 160% in più rispetto all’anno precedente.

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