Parte 3
Criptovalute

Chiasso: dove riciclatori, ‘ndrine e criptovalute s’incontrano

In un palazzo di uomini della 'Ndrangheta opera la società di criptovalute Eidoo. Tra i consulenti, Oliver Camponovo, condannato in primo grado per riciclaggio

Di Nicola Borzi
La frontiera svizzera di Chiasso

Il presente articolo è stato aggiornato il 18.4.2019, aggiungendo la richiesta di rettifica pervenuta dalla società EIDOO il 17.4.2019

Come in un moderno “campo dei miracoli” di collodiana memoria, in Svizzera ci sono luoghi nei quali si incrociano fiduciari elvetici condannati per riciclaggio di denaro delle ‘ndrine e nuovi capitalisti “intellettuali” dediti alla creazione e al lancio di criptovalute.

Questi personaggi, che viaggino su binari diversi, talvolta si incontrano e lavorano insieme. Luoghi che hanno indirizzi precisi: uno di questi è via Giuseppe Motta 10 a Chiasso, in un palazzo confiscato alla ‘ndrangheta, esattamente di fronte alla stazione ferroviaria e a poche decine di metri dal confine con l’Italia. Un altro è in via Serafino Balestra 6, sempre a Chiasso.

Il protagonista: Oliver Camponovo

Tra questi due indirizzi gira, o meglio girava sino a quando non si è trasferito nel cantone di Zugo, la vita di Oliver Camponovo. Figlio di un vicesindaco di Chiasso deceduto prematuramente nel 1992, il 44enne Camponovo, ex assessore della cittadina sul confine, è stato condannato il 29 dicembre 2017 da una Corte federale elvetica a 3 anni di detenzione, due condonati, contro cui ha avanzato ricorso. La corte ha accolto in pieno le tesi dell’accusa: Camponovo avrebbe favorito il riciclaggio di denaro proveniente da traffici illeciti di una cosca di ‘ndrangheta. In quel processo Camponovo è stato difeso dal fratello Aron, avvocato ed ex consulente giuridico del “ministro dell’Interno” del Canton Ticino, Norman Gobbi.

L’inchiesta della RSI sul riciclaggio dei soldi delle coscheLe ‘ndrine di Milano e della Calabria

Oliver Camponovo secondo gli inquirenti era legato a Giulio Martino e Franco Longo. Il primo è considerato il boss della ‘ndrina che comanda tra piazza Prealpi e viale Certosa a Milano, espressione della “famiglia” Libri-De Stefano-Tegano di Reggio Calabria. Martino è un uomo di spessore: alla famiglia cui appartiene, il 18 settembre 2013 nel porto di Genova viene sequestrato un carico di 283 chili di cocaina proveniente dal Sud America. Il secondo, 65enne molisano imprenditore immobiliare, è invece ritenuto un uomo di fiducia della ‘ndrangheta.

il boss Giulio Martino (a sinistra) e l’ex poliziotto Marco Johnson
il boss Giulio Martino (a sinistra) e l’ex poliziotto Marco Johnson, fotografati dai Carabinieri di Milano nell’ambito dell’inchiesta Rinnovamento.

Longo, condannato a 5 anni e 6 mesi per aver riciclato milioni di franchi insieme a Camponovo tra il Ticino, Dubai e le Bahamas, nel 2010 viene contattato da Giulio Martino che, dopo aver scontato 13 anni di carcere, cercava un modo per riciclare il denaro dello spaccio di droga sulla piazza milanese. Longo contatta Oliver Camponovo che, secondo l’accusa, gli procura in Svizzera un contratto di lavoro prima e poi un affitto.

Il riciclaggio e gli arresti

Nel 2012, Oliver Camponovo conosce Domenico Martino, fratello di Giulio, e sua moglie Antonella di Nola, che gli chiedono di rintracciare un conto smarrito sul quale erano depositati un milione e mezzo di franchi intestati fittiziamente alla donna, ma che in realtà appartenevano a Giulio Martino. Anche per Domenico Martino, sempre secondo l’accusa, Oliver Camponovo in poco tempo ottenne il permesso per vivere in Svizzera.

Nel 2014 Giulio Martino viene arrestato per traffico di droga. Ma Oliver Camponovo scopre l’arresto di Franco Longo e Domenico Martino solo il 17 dicembre 2014, quando scatta l’operazione “Rinnovamento” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Milano che porta poi alle condanne di una cinquantina di persone a pene comprese tra i 3 e i 20 anni.

Operazione “Rinnovamento”: il video dei CarabinieriNei mesi seguenti, il fiduciario venne interrogato una decina di volte dagli inquirenti elvetici, sempre solo come persona informata sui fatti, ma a maggio 2016 è iscritto nel registro degli indagati. Secondo l’accusa del procuratore federale, Oliver Camponovo è «il regista dell’azione criminale, che egli stesso aveva ideato e posto in essere, mettendo a disposizione del sodalizio criminale tutto il suo sapere, le sue conoscenze e i suoi contatti con le banche svizzere ed internazionali».

L’edificio davanti alla stazione di Chiasso

Nel 2013, Domenico Martino al 50%, Longo al 40% e Oliver Camponovo al 10% acquistano per 3,3 milioni di franchi un palazzo di via Giuseppe Motta 10 a Chiasso. Dopo l’inchiesta “Rinnovamento”, l’edificio, che secondo gli inquirenti è stato acquistato con denaro derivante dal riciclaggio, sarà poi sequestrato dalle autorità elvetiche e invano, nel 2015, l’avvocato Aron Camponovo ne chiederà il dissequestro alla Corte dei reclami penali di Bellinzona.

Il palazzo di via Motta 10 davanti alla stazione di Chiasso
Il palazzo confiscato di via Giuseppe Motta 10, davanti alla stazione di Chiasso.

Il coprotagonista: Natale Ferrara

È qui che entra in scena l’altro protagonista della vicenda. Natale Massimiliano Ferrara, nato a Reggio Calabria il 4 marzo 1977, che alle visure camerali nel 1999 risultava titolare di un allevamento di pollame nella stessa città.

Ma Ferrara è uomo d’ingegno: il 22 aprile 2010 l’Unione Sarda darà conto dell’operazione “Little Angel” che consiste nel sequestro del maggior sito Internet italiano (linkstreaming.com) da dove anche 600mila persone al giorno potevano vedere e scaricare, gratuitamente, film appena usciti nelle sale cinematografiche italiane o addirittura pellicole non ancora arrivate in Italia. Ferrara, pseudonimo Nata100, è coinvolto nell’inchiesta della procura di Cagliari con i nuclei di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, Torino, Reggio Calabria e Gioia Tauro contro la pirateria digitale e la violazione delle norme sul diritto d’autore.

Secondo l’accusa, il sito (ospitato su un server svedese e con uno di riserva in Francia) sarebbe stato registrato da Ferrara, ritenuto l’amministratore del portale. Per gestire i guadagni, grazie alla vendita degli spazi pubblicitari sul portale, secondo l’accusa, i sei indagati avevano aperto una sede parallela e un conto corrente in una banca di Panama. Il 25 maggio 2017 Ferrara verrà assolto dalle accuse dal Tribunale di Pescara.

La fondazione della criptovaluta Eidoo

Il 6 giugno 2017, il registro cantonale delle imprese del Ticino registra che Natale Massimiliano Ferrara ha fondato a Chiasso Eidoo, una società a garanzia limitata con capitale sociale di 20mila franchi di cui è socio e gerente. La sede è in via Motta al 10, proprio nel palazzo sequestrato dall’autorità giudiziaria e facente capo a Martino, Longo e Oliver Camponovo. Sedici giorni dopo, Ferrara fonda a Grono nei Grigioni, in via Pascolet 43, la società anonima Cryptolab, capitale sociale 100mila franchi. Il 26 giugno 2017 infine Ferrara e altri tre italiani subentrano nell’anonima Digital Identity, fondata a Lugano poco più di un mese prima con capitale di 100mila franchi, e trasferiscono la sede sempre in via Motta 10 a Chiasso.

Come sono stati raccolti 27 milioni di dollari

Eidoo è la società che a ottobre 2017 crea la criptovaluta omonima e realizza la maggiore offerta iniziale di utility token IcoSi tratta di una rappresentazione verosimile e spesso semplificata del possibile clima futuro.Approfondisci, cioè criptovalute che danno diritto ad accedere a servizi, mai realizzata da italiani, raccogliendo oltre 27 milioni di dollari. Il token è funzionale alla creazione di un “portafoglio digitale multiwallet”, in grado cioè di gestire più criptovalute e token, puntava a diventare un “exchange ibrido e decentralizzato” e a realizzare “un vero conto chiamato eMoney, la carta di credito e altro ancora”, spiegava Ferrara il 5 aprile 2018 al giornalista (oggi suo ex dipendente) Claudio Kaufmann che scriveva per Forbes Italia.

I progetti della società, i controlli a maglie larghe

Il 2017 era l’anno del boom dei corsi del BitcoinBitcoin è una criptovaluta e un sistema di pagamento mondiale creato nel 2009 da un anonimo inventore, noto con lo pseudonimo di Satoshi NakamotoApprofondisci e delle criptovalute, e attrae denaro da centinaia di migliaia di persone e aziende che vedono in questo pseudomercato la possibilità di guadagnare su rialzi apparentemente infiniti. È anche un periodo senza regole: le Ico non sono ancora regolamentate e tra le autorità finanziarie crescono i timori che possano essere canali di riciclaggio.

Le prime regole in Europa sono state emanate il 16 febbraio 2018 dalla Finma, l’autorità svizzera che controlla i mercati, alle quali sono seguite nel marzo successivo iniziative di controllo della Ue e degli Usa. A livello giuridico, dopo lunghe discussioni, le criptovalute sono state dichiarate semplici “asset” che nulla hanno a che fare con gli investimenti finanziari e, dunque, in assenza di promesse di rendimento e di definizione di investimento finanziario passano sotto i radar delle Autorità di vigilanza finanziarie, se non per le questioni antiriciclaggio.

I pochi che guadagnano, i molti che perdono

Il 23 ottobre 2017 il token Eidoo, che non è considerato prodotto finanziario, segnava il primo “prezzo” sugli “exchange di criptovalute” a 2,3 dollari circa. Lo stesso valore al quale era stato venduto al pubblico indistinto dopo una fase di “prevendita” realizzata a giugno 2017 al prezzo di 0,3 dollari, aperta a “pochi ardimentosi e fortunati”, nella quale fu raccolta una somma di poco superiore al milione di dollari. Tutto segnalato alla Finma, tutto regolare e tutto controllato più volte senza rilievi, tutto nel massimo rispetto delle norme antiriciclaggio e di tutela dei clienti, afferma Eidoo.

Dopo aver toccato i 6,9 dollari per token durante i massimi della bolla dei bitcoin, oggi Eidoo veleggia da mesi intorno agli 80 cent, con scambi sempre più piatti: un salasso per chi ha acquistato la cripto a 2,3 dollari o sui massimi, ma ancora un corso capace di creare bei guadagni per chi invece ha avuto i token a 30 cent.

L'andamento di Eidoo contro dollaro. Fonte: Tradingview
L’andamento del valore dei token Eidoo contro dollaro. Fonte: Tradingview

La risposta di Eidoo

A confermare i legami tra Eidoo e Oliver Camponovo è la stessa società di criptovalute, rispondendo alle domande di Valori: «Oliver Camponovo è stato introdotto a Eidoo per il tramite di Natale Ferrara perché già all’epoca era attivo con persone attive in ambito cripto. Visto le sue conoscenze in ambito cripto si è pensato che fosse la persona più adatta per aiutare Eidoo. All’epoca Eidoo non era a conoscenza delle vicende passate di Oliver Camponovo quando ha scelto società a lui riconducibili. In passato Ibex Services (società di Camponovo, ndr) ha fornito servizi di contabilità e payroll alle società del gruppo Poseidon (società che oggi controlla Eidoo, ndr).

La stessa Ibex (società con sede in via Balestra 6 a Chiasso, ora amministrata da Aron Camponovo e in passato da Oliver Camponovo, ndr) è la società che ci ha indicato l’immobile da affittare al momento della costituzione della società. Ribadiamo che in quel momento non eravamo a conoscenza del fatto che l’immobile era stato oggetto di un sequestro poiché acquistato con fondi di origine criminale. Proprio anche per questi motivi, abbiamo rescisso i contratti con Ibex e oggi né Eidoo né Poseidon hanno alcun legame con Oliver Camponovo o con le sue società, fatta salvo un’ultima società del gruppo, per la quale Ibex svolge ancora dei servizi fiduciari. Poseidon è un’azionista di minoranza di questa società».


Richiesta di rettifica di EIDOO

«Ecco lo “schema” seguito dai due articoli pubblicati il 21 marzo 2019: il sig. Oliver Camponovo sarebbe stato condannato in primo grado “per riciclaggio di denaro delle ‘ndrine”, sarebbe uno dei “consulenti” della società di criptovalute Eidoo ed avrebbe “acquistato con denaro proveniente dal riciclaggio l’edificio di via Motta 10”, attuale sede degli uffici di Eidoo.

Questi gli elementi sui quali si fonda il fuorviante e suggestivo accostamento tra criminalità organizzata e la società di criptovalute Eidoo.

Dalla figura di Oliver Camponovo e della sua famiglia, passando per asserite attività di riciclaggio, alla ‘ndrangheta e, poi, dalla collaborazione professionale tra Camponovo ed Eidoo, al collegamento tra Eidoo e la criminalità organizzata.

Eidoo contesta fermamente la falsa rappresentazione della realtà che emerge dai due menzionati articoli. Eidoo infatti, da un lato, ha intrattenuto con il sig. Oliver Camponovo, che svolge attività di commercialista, rapporti di natura esclusivamente professionale, peraltro cessati nel dicembre 2018; dall’altro, è solo mera locataria di una delle unità immobiliari dell’edificio di via Motta 10.

Eidoo è una società svizzera qualificata come intermediario finanziario – soggetta alla rigida normativa locale – ed ha sempre operato nel pieno rispetto delle normative vigenti, superando in modo pienamente positivo tutte le ispezioni periodiche dell’autorità di vigilanza svizzera sui mercati finanziari, né risulta avviato nei confronti della stessa alcun tipo di indagine e/o procedimeno da parte di autorità locali o internazionali».

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