Finanza etica

Il ciclone Trump scuote i mercati

Donald Trump conquista la Casa Bianca e i mercati non la prendono troppo bene. Lo evidenzia l’andamento delle principali borse del Pianeta, palesemente deluse ...

Di Matteo Cavallito
Trump durante un comizio per le primarie repubblicane. Foto: Michael Vadon Wikimedia Commons
Trump durante un comizio per le primarie repubblicane. Foto: Michael Vadon Wikimedia Commons
Trump durante un comizio per le primarie repubblicane. Foto: Michael Vadon Wikimedia Commons

Donald Trump conquista la Casa Bianca e i mercati non la prendono troppo bene. Lo evidenzia l’andamento delle principali borse del Pianeta, palesemente deluse dalla sconfitta dei democratici. Emblematico, in questo senso, il comportamento delle piazze dell’area Asia-Pacifico dove le contrattazioni si sono svolte in contemporanea con lo spoglio delle schede elettorali in America. Trascinate al rialzo dalle proiezioni iniziali favorevoli a Hillary Clinton – segnalata in vantaggio in ben tre Stati chiave come Ohio, Florida e North Carolina – i mercati del Far East sono andati incontro a una brusca inversione di tendenza quando il successo del candidato repubblicano ha iniziato a materializzarsi sulla spinta dei dati reali.   Fino alle inevitabili chiusure in rosso.

 

Malissimo Tokyo, dove l’indice Nikkei chiude la giornata di contrattazioni con un pessimo -5, 36%. Male le altre piazze dell’area, tutte in territorio negativo sebbene in misura più ridotta: meno 1, 9% per la borsa australiana, meno 1, 96% per Seul, meno 2, 16% per Hong Kong. Più contenute le perdite di Shanghai dove l’indice SSE Composite chiude sotto di 0, 61 punti percentuali. Male, per il momento, anche le piazze europee anche se lo scenario, a ben vedere, non appare certo apocalittico. A mezzogiorno, Madrid guidava la classifica dei ribassi cedendo l’1, 9%. In rosso anche Milano (-1, 58%), Parigi (-1, 28%), Atene (-1%) e Francoforte (-0, 91%). Stabile Londra (-0, 02%) mentre Zurigo guadagnava addirittura l’1, 2%.

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Ma la vera vittima di giornata è quella che giace malconcia sui mercati valutari. Nello spazio di quattro ore il peso messicano ha perso il 13% circa del proprio valore nei confronti del dollaro registrando il peggior calo intraday dai tempi della crisi del 1994-95. Nelle ore successive la valuta ha recuperato terreno ma non a sufficienza da scongiurare il panico. Nella notte, la Banca Centrale di Città del Messico ha annunciato una conferenza stampa per le prime ore della mattinata (questo pomeriggio in Italia).

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Ma cosa spaventa davvero i mercati? L’incertezza generale, verrebbe da dire, almeno a giudicare dalle valutazioni diffuse in queste ore dall’Economist che nella sua edizione online punta il dito contro le affermazioni “vaghe ed eccentriche” fatte dal neo presidente in campagna elettorale su alcuni temi chiave come “il commercio internazionale, la politica estera, l’indipendenza della Federal Reserve e addirittura l’impegno a ripagare in pieno i titoli di Stato del Tesoro”. Difficile, per il momento, valutare la serietà delle proposte e il margine di manovra che il Congresso potrebbe concedergli. Ma non è da escludere che Trump si trovi ad avere maggiore libertà di azione in politica estera piuttosto che sul fronte interno, un’ipotesi, quest’ultima, che secondo il settimanale britannico potrebbe produrre un impatto particolarmente negativo sulle prospettive dei mercati emergenti.

 

Non stupisce, infine, che a guadagnare dal voto USA sia soprattutto il più classico dei safe havens. “Il prezzo dell’ oro è salito sovraperformando gli altri assets, compresi alcuni beni rifugio” dichiara in una nota il direttore delle ricerche del World Gold Council, Juan Carlos Artigas, precisando che “i volumi di scambio sono cresciuti in modo significativo in Asia e nei mercati occidentali”. Al momento, l’oro è scambiato oltre quota 1.300 dollari per oncia, contro i 1.275 registrati prima che la conta dei voti prendesse il via.

@mcavallito

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