Cina: attivista sindacale rischia l’ergastolo

L’impegno per i diritti dei lavoratori potrebbe costare una condanna all’ergastolo all’attivista cinese Meng Han. È l’allarme lanciato dalla Campagna Abiti Puliti, ...

Di Matteo Cavallito
Shiqiao, Panyu District, Guangzhou, Cina. Foto: Deadkid dk Wikimedia Commons
Shiqiao,   Panyu District,   Guangzhou,   Cina. Foto: Deadkid dk Wikimedia Commons
Shiqiao, Panyu District, Guangzhou, Cina. Foto: Deadkid dk Wikimedia Commons

L’impegno per i diritti dei lavoratori potrebbe costare una condanna all’ergastolo all’attivista cinese Meng Han. È l’allarme lanciato dalla Campagna Abiti Puliti, sezione italiana della campagna internazionale Clean Clothes Campaign che da anni opera per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori nell’industria tessile globale. Accusato di “aver raggruppato una folla per disturbare l’ordine sociale”, Han comparirà il 3 e il 4 novembre prossimo davanti ai giudici della corte distrettuale di Panyu nel sud della Cina. Meng Han, riferisce la Campagna in una nota diffusa oggi, è stato preso di mira dalle autorità dopo essersi “impegnato per informare dei propri diritti i lavoratori e le lavoratrici di una fabbrica che produceva calzature per marchi come Calvin Klein, Coach e Ralph Lauren”.

 

L’arresto di Han è frutto di una serie di retate compiute dalla polizia cinese il 3 dicembre dello scorso anno e che hanno coinvolto circa 50 persone tra attivisti e volontari. Un’iniziativa, sostiene la Campagna, legata tanto al clima generale quanto a fattori più specifici. “Se da una parte gli arresti di Meng Han e degli altri attivisti sono chiaramente parte di una repressione generale nei confronti delle Ong che si battono per i diritti dei lavoratori in Cina” si legge nella nota, “dall’altra questo improvviso giro di vite è riconducibile ad una specifica contesa presso la Lide Shoes Factory del distretto di Panyu, dove una serie di scioperi che hanno coinvolto più di 2500 lavoratori nel 2015 hanno portato ad una vittoria degli attivisti nella negoziazione con i datori di lavoro in tema di previdenza sociale, contributi per gli alloggi, straordinari e pagamenti delle ferie”.

 

Durante la sua reclusione, riferisce la Campagna, Meng Han avrebbe avuto contatti colo sporadici con il suo avvocato subendo, inoltre, “diverse intimidazioni”. Un trattamento che non avrebbe risparmiato nemmeno i familiari. “Le autorità hanno esercitato pressioni affinché incriminasse uno dei suoi colleghi in cambio di una sentenza più accomodante” precisa ancora la Campagna. “Anche la sua famiglia è stata vittima di intimidazioni: i suoi genitori sono stati costretti a trasferirsi dopo che teppisti non identificati hanno divelto la porta di casa con un’ascia”. Tre degli altri attivisti arrestati hanno subito un processo nello scorso mese di settembre e sono stati condannati a un periodo di reclusione da uno a tre anni. Le pene sono state sospese al pari dell’udienza sul caso di Meng Han per il quale le autorità hanno disposto un supplemento di indagini.

 

La Campagna, precisa infine la nota, chiede ai marchi che si rifornivano presso la Lide Shoes Factory – i già citati  Calvin Klein, Coach e Ralph Lauren – “di assumersi le loro responsabilità e di intraprendere azioni adeguate” per favorire il rilascio di Han e degli altri attivisti. “Meng Han rischia di restare in prigione per anni solo per aver informato i lavoratori dei loro diritti” dichiara Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti. “Se questi marchi credono nella libertà di associazione sindacale per i lavoratori che realizzano le loro scarpe, allora devono schierarsi dalla parte di Meng Han, mandando un chiaro messaggio alle autorità cinesi affinché l’attivista sia immediatamente e incondizionatamente rilasciato”.

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