Cina in affanno. Pechino e le banche nella trappola dei debiti

La guerra commerciale costringe la Cina a un continuo stimolo monetario. Ma la pioggia di liquidità favorisce la crescita del debito. Ed è un problema

Di Matteo Cavallito
Una banconota da 100 yuan. Foto: David Dennis Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

La Cina non ha intenzione di mettere un freno ai suoi piani di espansione monetaria. Lo si intuisce dalle ultime mosse della banca centrale. Lo si deduce, contemporaneamente, dall’escalation della tensione con gli Stati Uniti. La guerra commerciale di Trump obbliga Pechino a fronteggiare il temutissimo rallentamento economico. Un fenomeno parzialmente fisiologico sul quale tuttavia potrebbero presto incidere anche i dazi di Washington. La liquidità non manca di certo. Ma il programma di stimolo all’economia – si inizia ora temere – rischia di esasperare un problema irrisolto: il crescente accumulo di debito.

Piove sulle banche

Il 23 luglio la People Bank of China, l’istituto centrale del Paese, ha immesso nuova liquidità nel sistema bancario per mezzo trilione di yuan, l’equivalente di circa 74 miliardi di dollari. L’operazione, la più grande di sempre per volumi coinvolti, segue le iniziative analoghe condotte negli ultimi mesi: ad aprile, la banca centrale ha alleggerito gli obblighi di sicurezza imposti agli istituti privati, riducendo l’ammontare di liquidità che gli operatori devono tenere in deposito per far fronte alle emergenze. Semplificando: le banche hanno più soldi da prestare, una condizione essenziale per l’espansione di un’economia che cresce oggi al ritmo più basso degli ultimi 3 anni (+6,7% su base trimestrale). Ma che ne è dei debiti?

Pechino, la Grande Sala del Popolo. Foto: Zhengzhou wikimedia commons

La Cina è sempre più indebitata

Maggiori prestiti significa ovviamente maggiore indebitamento privato. E questa, per la Cina, non sarebbe certo una buona notizia. Il debito totale (pubblico e privato) registrato in Cina vale oggi il 261% del Pil. Il dato è cresciuto a dismisura negli anni in un contesto particolarmente opaco e, dicono i critici, caratterizzato da una forte sottovalutazione dei rischi. Oggi il mercato obbligazionario cinese vale 12 trilioni di dollari ed è il terzo al mondo per dimensione.

In passato la Cina ha spesso chiuso un occhio sull’espansione del cosiddetto sistema bancario ombra, l’insieme delle società finanziarie di dubbia solidità che hanno garantito a privati e a imprese un accesso facile al credito. La crescita economica era considerata una priorità e i mezzi, quantunque opachi, sembravano giustificati dal fine ultimo. Negli ultimi, tuttavia, Pechino ha imposto un giro di vite rifiutandosi al contempo di ricorrere al salvataggio pubblico per le aziende sull’orlo del fallimento.

Record di default?

Nel luglio di quest’anno, Wintime Energy, un’azienda mineraria il cui debito era quadruplicato in meno di un quinquennio, ha fatto registrare un maxi default sui bond in scadenza. Nei primi sei mesi del 2018, le società cinesi sono andate in default su un volume totale di obbligazioni pari a 16,5 miliardi di yuan (2,5 miliardi di dollari). Il rischio, a questo punto, è di chiudere l’anno in corso battendo il record negativo registrato nel 2016 (20,7 miliardi). I debiti delle famiglie, inoltre, continuano a salire pericolosamente. Negli ultimi dieci anni, evidenziano le cifre dell’agenzia statistica nazionale di Pechino riprese dal data provider londinese CEIC, il loro ammontare è passato dal 18% al 49% del Pil.

L’andamento del rapporto tra debito e Pil cinese nel decennio 2007-2017. FONTE: Ceidata.com

 

Sottile equilibrio

«Il governo cammina sul filo del rasoio nel tentativo di proseguire nella politica di riduzione dell’indebitamento per far fronte ai rischi finanziari di lungo periodo e di sostenere al tempo stesso la crescita economica a breve termine» ha scritto il Financial Times. Una sintesi del complicato equilibrismo della Cina. In occasione dell’ultima iniezione di liquidità, ha ricordato il quotidiano giapponese Nikkei Shinbun, il governo di Pechino ha anche annunciato una nuova maxi emissione obbligazionaria da 1,35 trilioni di yuan (200 miliardi di dollari) per finanziare i piani di sviluppo delle infrastrutture delle amministrazioni locali. Queste ultime, ha ricordato ancora il quotidiano nipponico, hanno accumulato grandi volumi di debito negli ultimi dieci anni, anche grazie alle politiche espansive promosse dal governo centrale.

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