Finanza etica

Cipro, per i russi è sempre un “paradiso”

A quasi un anno di distanza dal crack del sistema bancario cipriota, culminato con il piano di salvataggio Ue e il prelievo forzoso sui conti ...

Di Matteo Cavallito


A quasi un anno di distanza dal crack del sistema bancario cipriota, culminato con il piano di salvataggio Ue e il prelievo forzoso sui conti correnti, gli oligarchi russi sarebbero tornati prepotentemente a investire nell’isola.  Un fenomeno che segna la definitiva sconfitta delle velleità di normalizzazione espresse dalla Ue, da sempre poco propensa a tollerare i non sempre trasparenti rapporti d’affari sull’asse Mosca-Nicosia. Lo riferisce il New York Times.

 

Negli ultimi tempi, ha confermato al quotidiano Usa il numero uno della società di servizi Prospectacy Limited, Vasilis Zertalis, Cipro assiste ad un afflusso senza precedenti di compagnie straniere impegnate senza sosta a registrarsi nell’isola con l’obiettivo di sfruttarne il regime fiscale favorevole. Tra queste ci sono società tedesche, canadesi, latinoamericane e ovviamente russe. Il piano di salvataggio Ue ha imposto a Cipro l’innalzamento dell’aliquota sulle imprese, passata in questi mesi dal 10 al 12, 5%, senza per questo danneggiare la competitività dell’isola che, non diversamente dall’Irlanda, resta sostanzialmente un paradiso fiscale senza eguali nel continente (per fare un paragone, l’imposizione sulle imprese viaggia al 33, 3% in Francia e al 29, 5% in Germania). Nel solo mese di gennaio le nuove registrazioni di società estere sono state 1.454, una cifra superiore a quella toccata nel dicembre 2012. Le imprese registrare a Cipro sono oggi 273 mila, praticamente una ogni tre abitanti.

 

L’economia cipriota, nel frattempo, continua a scontare gli effetti della crisi. Il tasso di disoccupazione viaggia al 17, 5% contro il 14% dell’anno passato (ma si supera il 40% per i più giovani) e le banche cedono progressivamente sul fronte dei depositi e della capitalizzazione. La sensazione è che gli investitori stranieri stiano diversificando i propri conti esteri per ridurre l’impatto di una possibile nuova crisi e di un ulteriore prelievo forzoso nei conti di un sistema bancario sempre più nelle mani, per altro, agli stessi investitori esteri (vedi Valori n. 113, ottobre 2013). È l’effetto del salvataggio di Bank of Cyprus, primo istituto dell’isola costretto a convertire quasi metà del denaro a deposito in azioni della banca. Un’operazione che ha di fatto consegnato ai grandi correntisti il controllo maggioritario dell’istituto e delle banche locali partecipate. Un altro paradosso della contestata gestione della crisi.

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