CNBC: dagli hedge un allarme per i mercati

La possibile ondata di inflazione e la persistente indole espansiva delle banche centrali rappresentano due dei principali fattori di rischio per il mercato azionario. Lo ...

Wall Street. Foto: Gary Wikimedia Commons
Wall Street. Foto: Gary Wikimedia Commons
Wall Street. Foto: Gary Wikimedia Commons

La possibile ondata di inflazione e la persistente indole espansiva delle banche centrali rappresentano due dei principali fattori di rischio per il mercato azionario. Lo sostiene Paul Singer, fondatore e numero uno di Elliott Management, il fondo divenuto celebre per la sua nota battaglia legale con l’Argentina. Per quanto allo stato attuale preoccuparsi dell’inflazione “possa apparire strano”, spiega Singer in una missiva rivolta ai suoi investitori e i cui contenuti sono stati ripresi dalla CNBC, la verità è che un rapido aumento dei prezzi potrebbe manifestarsi “piuttosto bruscamente”. Determinando non solo un crollo del valore di mercato delle obbligazioni ma anche un collasso dei mercati azionari.

 

L’ipotesi inflazione, nota la CNBC, non rappresenta in ogni caso l’unico motivo di preoccupazione per Singer e soci. Elliott Management, in particolare, punta il dito contro l’eccessivo espansionismo monetario delle banche centrali di tutto il mondo che, dall’inizio della crisi ad oggi, hanno tagliato i tassi di interesse la bellezza di 673 volte. Una strategia che secondo i gestori avrebbe contribuito alla diffusione di un’eccessiva fiducia sulla capacità del mercato di mantenere vivo il proprio trend rialzista, favorendo, al tempo stesso, un comportamento rischioso da parte degli investitori.

 

I timori di Elliott Capital sembrano essere condivisi da altri grandi operatori del settore degli hedge. Lo scorso 28 ottobre, osserva ancora la CNBC, i manager di Greenlight Capital hanno sottolineato la propria perplessità di fronte allo scarso interesse dei regolatori per una normalizzazione delle politiche monetarie; pochi giorni dopo, i gestori di Third Point, hanno parlato apertamente di “declino” dell’efficacia degli stimoli monetari ipotizzando la futura contrazione della crescita economica.