Condizionatori d’aria killer dell’ambiente: usano il 17% della domanda di energia

Il mercato vale 24 miliardi di dollari. Dall'uso di impianti più efficienti dipendono 90 giga-tonnellate di CO2 in meno e 1°C di aumento della temperatura globale

Di Emanuele Isonio
Condizionatori d'aria installati in un megacondominio cinese

Il dato è impressionante e sicuramente poco noto: ogni 100 kw di domanda di energia elettrica, 17 se ne vanno per far funzionare gli impianti di condizionamento dell’aria e di raffreddamento. E la quantità di energia usata a tale scopo cresce anno dopo anno. Effetto collaterale del riscaldamento globale che in molti ancora follemente negano ma che è ormai una realtà suffragata dai fatti: entro il 2060 infatti la domanda energetica per il raffrescamento supererà quella per riscaldarsi.

Un pericoloso circolo vizioso

L’analisi emerge dal Global Opportunity Report 2018, la nuova edizione dell’annuale studio condotto a livello mondiale dal Global Compact delle Nazioni Unite, da DNV GL – Business Assurance, e da Sustainia.

Nel rapporto si evidenzia il rischio di un circolo vizioso: la domanda di raffrescamento cresce, creando ulteriore margine per l’aumento del riscaldamento globale. Vogliamo “rinfrescarci” e, paradossalmente, ci “riscaldiamo” ancora di più.

«La crescente richiesta di condizionamento è principalmente dovuta alla concentrazione della classe media nelle aree urbane» spiega Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance. «Nelle città, l’utilizzo di condizionatori può aumentare le temperature di più di 1°C localmente. Ciò peggiora il fenomeno delle isole di calore, secondo cui si determina un microclima più caldo all’interno delle aree urbane cittadine nei confronti delle aree circostanti, a prevalenza rurale».

Solo negli Stati Uniti, il condizionamento dell’aria porta all’emissione di 117 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Nonostante i sistemi di raffrescamento siano diventati più efficienti nel tempo, ad oggi essi utilizzano una significativa quantità di energia, comportando una domanda di elettricità ingente. Inoltre, l’aria condizionata emette gas fluorurati, che hanno un impatto potenziale sul riscaldamento globale addirittura superiore a quello del CO2.

Raffreddare i data center: mercato da 14 mld

Peraltro, il mercato del condizionamento dell’aria nel mondo è tutt’altro che marginale. Le stime, per il 2020, indicano un valore attorno ai 24 miliardi di dollari. E verosimilmente le cifre cresceranno ancora negli anni a venire. La domanda energetica per il raffrescamento infatti aumenterà del 72% nel solo continente europeo entro il 2030. E supererà quella per il riscaldamento entro il 2060. Entro tale data infatti si prevede l’installazione di 1,6 miliardi di nuovi impianti.

nuovi condizionatori installati entro il 2060
Condizionatori: 1,6 miliardi di nuovi impianti entro il 2060

In questo mercato, un polo importante della domanda di raffrescamento globale è, già oggi, costituita dai data center, centri di immagazzinamento dei big data densi di tecnologia che, nel processare l’enorme mole di informazioni, genera una altrettanto ingente mole di calore. I data center richiedono rilevanti masse di refrigeramento: il mercato del raffrescamento di questo tipo di edifici aumenterà di più di 14 miliardi di dollari entro il 2021 a un tasso di crescita composto (CAGR) del 15%.

Mercato del condizionamento aria: previsioni future
Le previsioni del comparto condizionamento d’aria. FONTE: Global Opportunity Report 2018.

Dai nuovi impianti, quasi 90 Gigatonnellate di CO2 evitate

In uno scenario simile, trovare soluzioni che permettano al tempo stesso di rinfrescare l’aria senza incidere sulle emissioni di gas nocivi appare cruciale.

«Il Pianeta ci impone di trovare soluzioni più intelligenti per soddisfare questa nostra esigenza» osserva ancora Crisciotti. «Per esempio, impianti di condizionamenti dell’aria che sfruttino l’energia del sole, con una riduzione del consumo di elettricità fino all’85%. Le soluzioni già esistono: dobbiamo ora imparare a sfruttarle su vasta scala».

È lo stesso rapporto ad evidenziare come le nuove tecnologie aprano opportunità rilevanti per ridurre costi ed emissioni. Un numero su tutti evidenzia i vantaggi dell’uso di impianti più moderni e performanti: la sola gestione più efficiente degli impianti di condizionamento esistenti permettere di evitare l’emissione di ben 89,7 giga-tonnellate di CO2 e di ridurre di 1°C l’aumento del riscaldamento globale entro il 2100.

Le tecnologie più promettenti

Le tecnologie di raffrescamento ad oggi più comuni e diffuse sono per la maggior parte sorpassate e fortemente inquinanti. La loro razionalizzazione su vasta scala e lo sviluppo dell’innovazione tecnologica del segmento rappresentano quindi per le aziende una grande opportunità di rendere il mercato del condizionamento dell’aria più sostenibile. Da questa “ricerca della sostenibilità” applicata al raffrescamento dipende, tra l’altro, la possibilità di centrare 5 degli Obiettivi del Millennio dell’Onu.

Gli Obiettivi del millennio legati al condizionamento aria
I 5 Obiettivi del Millennio Onu legati alla diffusione di tecniche di condizionamento d’aria a minore impatto.

Le più recenti innovazioni tecnologiche nel campo permettono di consumare dal 30 al 90% in meno rispetto all’aria condizionata tradizionale. Interessante, ad esempio, l’utilizzo dell’energia solare termodinamica, che sfrutta l’energia solare per il raffrescamento degli edifici. Impianti di questo tipo sono già diffusi in città come Vienna e Copenaghen.

Nelle strutture commerciali di tutti gli USA, soluzioni di accumulo termico sono utilizzate per evitare picchi di carico di domanda. Si permette così la produzione di raffrescamento a meno della metà del costo originale, riducendo le emissioni di anidride carbonica fino al 96%.

In contesti cittadini, la pianificazione urbanistica sta avendo un ruolo crescente nella riduzione della necessità di costosi sistemi di refrigerazione. In India, dove il raffrescamento rappresenta il 40% della domanda di elettricità in alcune città, si stanno diffondendo prodotti che imitano i processi di evaporazione naturale delle piante a fronte di un input energetico minimo, in grado di diminuire la temperatura dell’aria di 6-8°C.

 

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile