Conflitti armati primi alleati della Fame

CESVI e Commissione europea hanno presentato l’Indice globale della Fame 2015. Su 117 Stati analizzati, 44 hanno livelli di malnutrizione gravi e 8 allarmanti. Ovunque c’è guerra, la ...

Di Martina Valentini
People wait in line to check into a general food distribution in protection of civilian (PoC) site one in UN House, a UN base on the outskirts of Juba. From September 16-19, Concern distributed more than 2, 000 metric tons of food to more than 11, 800 people living in the camp. Shortly after the conflict broke out in December, Concern worked with the World Food Programme to distribute food to people living PoC 1 and 2 in UN House. The distributions are done monthly and include a month's supply of sorghum, maize, beans, and oil for a family of 10.
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L’approfondimento sull’export dell’industria bellica italiana che vende anche a regimi e dittature. Su Valori 132, ottobre 2015, appena uscito e disponibile.

CESVI e Commissione europea hanno presentato l’Indice globale della Fame 2015. Su 117 Stati analizzati, 44 hanno livelli di malnutrizione gravi e 8 allarmanti. Ovunque c’è guerra, la sicurezza alimentare arretra

117 Paesi sotto esame. I livelli di fame in 52 di questi Paesi sono ‘’gravi’’ (44 Paesi) o “allarmanti” (8 Paesi). La Repubblica Centrafricana e il Ciad, Paesi che negli ultimi anni hanno attraversato un conflitto e vissuto una forte instabilità politica, riportano il ‘livello di fame’ più alto. Al contrario, in Angola, Etiopia e Ruanda, la situazione è migliorata dopo la fine delle guerre civili degli scorsi decenni. Il numero di persone che soffrono la fame nel mondo resta inaccettabilmente alto: circa 795 milioni sono i denutriti cronici (1 persona su 9 al mondo), più di un bambino su quattro è affetto da ritardo della crescita e la malnutrizione è la causa principale delle morti infantili.

Questi i principali dati dell’ Indice Globale della Fame 2015, uno dei principali rapporti che indaga gli aspetti multidimensionali della fame a livello nazionale, regionale e mondiale, presentato da Cesvi, da Alliance2015 – un network europeo di 8 ONG di cui Cesvi fa parte – e dalla Commissione Europea. L’Indice, giunto al suo decimo anno, analizza la situazione in 117 Paesi approfondendo ogni anno un aspetto specifico della fame. Il rapporto 2015 riguarda i conflitti armati. La guerra è infatti la causa principale della fame acuta e persistente, i Paesi con i più bassi livelli di sicurezza alimentare sono spesso coinvolti in conflitti armati o ne sono recentemente usciti, e rappresenta una delle principali cause che spingono le popolazioni alla fuga.

L’Indice Globale della Fame 2015 mette in evidenza anche i cambiamenti positivi: il punteggio GHI 2015 – che riunisce in un unico indice numerico quattro indicatori su una scala di 100 punti, dove 0 rappresenta il valore migliore – per il mondo in via di sviluppo è calato del 27% rispetto al GHI 2000. Dal 2000 al 2015, 17 Paesi hanno compiuto notevoli progressi, riducendo il proprio punteggio di GHI del 50% (Azerbaijan, Brasile, Croazia, Mongolia, Perù e Venezuela).

È possibile scaricare l’Indice Globale della Fame 2015 dal sito internet del Cesvi (www.cesvi.org).

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