Speculazione

Criprovalute, Procura New York: Bitfinex ha fatto sparire $850 milioni

La "criptoborsa" creata dall'italiano Giancarlo Devasini nella bufera: nascosta a Panama la liquidità di garanzia della criptovaluta Tether. Bitiflex replica: rispettate tutte le leggi

Di Nicola Borzi

Il presente articolo è stato aggiornato il 17.5.2019, aggiungendo la richiesta di rettifica pervenuta dall’avvocato Aron Camponovo il 15.5.2019

Un’accusa di frode da centinaia di milioni di dollari mette sotto i riflettori le attività di Bitfinex, una delle maggiori piattaforme mondiali di scambio di criptovalute costituita dall’italiano Giancarlo Devasini. Secondo l’accusa avanzata il 25 aprile dai magistrati di New York, il gruppo Bitfinex avrebbe nascosto agli investitori la perdita o la dissipazione di 850 milioni di dollari liquidi, scomparsi attraverso transazioni con una società panamense, che Bitfinex continuava invece a dichiarare come posta di bilancio e che servivano a garantire la criptovaluta Tether.

Devasini, un deus ex machina delle criptovalute

Giancarlo Devasini è noto a livello mondiale come fondatore e capo di Bitfinex, tra i maggiori “exchange” mondiali di criptovalute. Devasini è collegato a professionisti che hanno lavorato insieme a Oliver Camponovo, il fiduciario di Chiasso condannato il 29 dicembre 2017 dalla Corte penale federale di Bellinzona a tre anni di carcere – due condonati – per riciclaggio di capitali della ‘ndrangheta (contro cui ha avanzato ricorso), e a suo fratello Aron Camponovo.

Giancarlo Devasini, Chief Financial Officer at Bitfinex

Dall’11 maggio 2017 Devasini ha fondato e presiede a Lugano con un milione di franchi la società anonima Smart Property Solutions. La sede è in via Serafino Balestra 27 presso la Data Nest, società fondata nel maggio 2006 in via Balestra 6 a Chiasso presso la Camponovo Asset Management e gestita dall’ottobre dello stesso anno sino al dicembre 2008 da Oliver Camponovo e da Hamid Reza Khoyi, revisore e fiduciario egiziano attivo a Lugano e operativo in altre società gestite dai fratelli Camponovo.

Oliver Camponovo, intervistato dalla Tv Svizzera Italiana
Oliver Camponovo, intervistato dalla Tv Svizzera Italiana

Smart Property Solutions si occupa di “emettere e riscattare moneta convenzionale, criptovaluta, token digitali sulla blockchain, gestire depositi di valute e altri valori”. Insieme a Devasini in Smart Property Solutions c’è lo stesso Hamid Reza Khoyi. Non è stato possibile raggiungere nessuno dei due.

L’indagine del procuratore generale di New York, Letitia James

Il procuratore generale dello Stato di New York, Letitia James, il 25 aprile ha annunciato che il suo ufficio ha ottenuto un’ingiunzione del tribunale che impone a iFinex Inc., gestore della piattaforma di trading di asset virtuali Bitfinex, e Tether Limited, emittente della valuta virtuale Tether e le relative entità, di astenersi da ulteriori violazioni di legge in relazione a un’attività in corso che potrebbe aver frodato gli investitori di New York che commerciano in valuta virtuale o criptovaluta.

«La nostra indagine ha stabilito che gli operatori della piattaforma di trading Bitfinex, che controllano anche la valuta virtuale Tether, si sono impegnati in un insabbiamento per nascondere l’apparente perdita di 850 milioni di dollari di clienti e fondi aziendali», ha detto il procuratore generale James.

«Lo Stato di New York ha aperto la strada nel richiedere alle imprese di moneta virtuale di operare secondo la legge. Continueremo a stare dalla parte degli investitori e faremo giustizia per loro conto quando vengono sviati o ingannati da una di queste società».

L'ingiunzione emessa dal tribunale di New York su richiesta del procuratore generale Letitia James.
L’ingiunzione emessa dal tribunale di New York contro Bitfinex su richiesta del procuratore generale Letitia James.

Il giudice newyorkese: cessi ulteriore dissipazione attività in dollari

In vari documenti depositati alla Corte Suprema di Manhattan, l’Ufficio del procuratore generale ha esposto alcuni risultati delle sue indagini in corso su Bitfinex e Tether. L’ordinanza giudiziaria richiede che gli operatori delle società cessino immediatamente l’ulteriore dissipazione delle attività in dollari Usa che rappresentano il collaterale finanziario su cui sono emessi i token Tether mentre le indagini dell’Ufficio continuano, e producono documenti e informazioni, incluso il materiale richiesto dalle citazioni di inchiesta dell’Ufficio.

Alle società è inoltre vietato distruggere, cancellare o consentire ad altri di eliminare documenti e comunicazioni potenzialmente rilevanti, inclusi documenti e comunicazioni memorizzati su qualsiasi applicazione di computer auto-eliminante o “non permanente”.

Quelle attività in sospetto di conflitto d’interessi

Nel settembre 2018, l’Ufficio del Procuratore generale ha pubblicato il suo Rapporto sull’iniziativa sull’integrità dei mercati virtuali, che ha esposto i risultati dell’ufficio sulle pratiche di “piattaforme di trading di asset virtuali” che operano, o si ritiene che operino, a New York.

Tra i risultati esposti in tale Rapporto, l’Ufficio ha evidenziato «il potenziale sostanziale di conflitti tra gli interessi della piattaforma, degli insider della piattaforma e dei clienti della piattaforma».

Nel mese di novembre 2018, il Procuratore Generale ha emesso citazioni in giudizio a Bitfinex e Tether, gestite e possedute da un piccolo gruppo di professionisti che in passato hanno dichiarato di non operare a New York e quindi di non ricadere nella giurisdizione locale.

Il Procuratore generale di New York (Attorney General) Letitia James.
Il Procuratore generale di New York (Attorney General) Letitia James.

Come affermato in atti di tribunale presentati dall’ufficio del Procuratore Generale, la piattaforma di trading Bitfinex consente ai newyorkesi di acquistare e scambiare valute virtuali, tra cui il cosiddetto Tether, una moneta virtuale che le società sostenevano da tempo “garantita su una base 1 a 1” da dollari detenuti in un fondo di liquidità.

La cessione degli $850 mln alla società panamense Crypto Capital Corp.

I documenti spiegano invece come Bitfinex non abbia più accesso a oltre 850 milioni di dollari di clienti e fondi aziendali combinati che ha ceduto, senza alcun contratto scritto o garanzia, a un’entità panamense chiamata Crypto Capital Corp.

Bitfinex non ha mai divulgato agli investitori i rischi di questi trasferimenti di ingenti somme in transazioni non garantite. Al fine di colmare la perdita, i dirigenti di Bitfinex e Tether si sono impegnati invece, secondo l’accusa, in una serie di transazioni societarie con le quali Bitfinex ha dato accesso a 900 milioni di dollari di riserve di tesoreria di Tether, che Tether per anni invece aveva ripetutamente detto agli investitori di aver utilizzato appieno per garantire la moneta virtuale su una base 1 a 1 col dollaro.

Secondo i documenti, Bitfinex ha già prelevato almeno 700 milioni di dollari dalle riserve di Tether.

Quelle transazioni – che non sono state rivelate agli investitori – trattano le riserve di tesoreria di Tether come fondi neri aziendali di Bitfinex e vengono utilizzate per nascondere le enormi perdite non rilevate di Bitfinex e l’incapacità di gestire i prelievi dei clienti.

Una procura in prima linea contro le frodi finanziarie

Le dichiarazioni dell’Ufficio del procuratore generale dello Stato di New York forniscono ulteriori dettagli su come le società hanno occultato la portata e la tempistica di queste transazioni societarie durante le indagini. Emesso ai sensi della sezione 354 del diritto commerciale, una disposizione della legislazione di New York che conferisce ampi poteri al Procuratore generale dello Stato per indagare e fermare le frodi su titoli o merci, l’ordine della Corte Suprema di Manhattan impedisce agli operatori di Bitfinex di prosciugare ulteriormente le riserve di liquidità di Tether attraverso distribuzioni personali o dividendi dalle riserve.

L’ordine obbliga anche le società a produrre documenti e informazioni rilevanti che, ad oggi, non sono riusciti a presentare all’Ufficio del Procuratore generale.

La replica di Bitfinex: «fondi non spariti ma sotto sequestro»

In un comunicato stampa, Bitfinex risponde alle accuse del Procuratore capo di New York e afferma di essere finanziariamente stabile e patrimonializzata. Secondo Bitfinex i fondi girati a Crypto Capital Corp non sarebbero «spariti» ma «sotto sequestro». Bitfinex afferma di aver sempre rispettato tutte le leggi.

Nei mesi scorsi i magistrati polacchi avevano sequestrato 400 milioni di dollari depositati su conti bancari locali riconducibili a Crypto Capital Corp per sospetti di riciclaggio di narcodollari dei cartelli colombiani.


Richiesta di rettifica dell’avvocato Aron Camponovo

In relazione agli articoli pubblicati in data 26 aprile e 6 maggio 2019 dal titolo “Criptovalute, Procura New York: Bitfinex ha fatto sparire $850milioni” e “Criptovalute, due mandati d’arresto negli Usa per i conti Bitfinex” si precisa che, contrariamente a quanto si vorrebbe surretiziamente lasciar intedere, non esiste alcun collegamento tra il Signor Giancarlo Devasini, la società Bitfinex e l’avv. Aron Camponovo.

Ed invero, il preteso collegamento inserito nel contesto di malaffare delineato negli articoli, oltre ad essere inesistente, è reso ancor più pregiudizievole dal fatto che l’unico “addebito” che si può muovere all’avv. Aron Camponovo – che qui si sottolinea non essere mai stato attinto da indagine di sorta – sia il fatto di avere un fratello che ha riportato una condanna per fatti oltretutto non accertati in via definitiva”.

La replica dell’autore dell’articolo

Nella sua diffida e richiesta di rettifica, l’avvocato Aron Camponovo cerca di attribuire all’articolo di Valori.it dei contenuti che in quell’articolo non compaiono. Nell’articolo non c’è infatti scritto che Aron Camponovo conosca personalmente o direttamente Giancarlo Devasini, patron dell’exchange di criptovalute Bitfinex, ma c’è scritta una cosa diversa: «Devasini è collegato a professionisti che hanno lavorato insieme a Oliver Camponovo, il fiduciario di Chiasso condannato a dicembre 2017 dalla Corte penale federale di Bellinzona a tre anni di carcere (di cui due condonati) per riciclaggio di capitali della ‘ndrangheta, e a suo fratello Aron Camponovo».

Vediamo perché l’avvocato Aron Camponovo conosce professionisti che sono collegati a Devasini.

Aron Camponovo conosce benissimo Hamid-Reza Khoyi, revisore dei conti egiziano residente a Lugano, che dalle visure ufficiali del registro delle società del Canton Ticino risulta amministratore con Giancarlo Devasini di Smart Property Solutions Sa, società costituita l’11 maggio 2017 presso la Data Nest Sa in via S. Balestra 27 a Lugano. Data Nest Sa è una fiduciaria di Hamid-Reza Khoyi il quale, come vedremo, è stato socio di Oliver Camponovo e revisore dei conti di molte società nelle quali sono passati Oliver e Aron Camponovo. Citiamo solo tre esempi di collegamento tra Aron Camponovo e Hamid-Reza Khoyi.

1 – Dalle visure ufficiali del registro delle società del Canton Ticino, Aron Camponovo risluta tra gli amministratori di Moncler Suisse Sa, società sorta sulle “ceneri” della società Retail Project Sa, nella quale Aron Camponovo è entrato quando è uscito suo fratello Oliver, il fiduciario condannato a tre anni per riciclaggio (due condonati). Moncler Suisse Sa il 16 febbraio 2016 si è trasferita presso la Ibex Services Sa, società di Chiasso amministrata in passato dai fratelli Aron e Oliver Camponovo. Il revisore dei conti di Retail Project Sa, poi divenuta Moncler Suisse Sa, all’epoca in cui tra gli amministratori comparivano i fratelli Oliver e Aron Camponovo era lo Studio Fiduciario Hamid-Reza Khoyi di Hamid-Reza Khoyi, società di revisione poi divenuta dal 9 febbraio 2011 HRK & Partners Sa.

2 – Dalle visure ufficiali del registro delle società del Canton Ticino, Hamid-Reza Khoyi risulta amministratore di Smart Property Solutions Sa, società di cui Giancarlo Devasini di Bitfinex è president ecostituita a Lugano l’11 maggio 2017 presso la Data Nest Sa, in via S. Balestra 27 a Lugano. Sempre dalle visure ufficiali del registro delle società del Canton Ticino, la Data Nest Sa risulta essere stata fondata il 12 maggio 2006 come Data Nest Gmbh a Chiasso in via Balestra 6 presso la Camponovo Asset Management Sa. Il 4 ottobre 2006 ne diventavano amministratori Oliver Camponovo e Hamid-Reza Khoyi. Il 15 dicembre 2008 Data Nest Sa si trasferiva da Chiasso a Lugano in Via Serafino Balestra 27 presso lo Studio fiduciario Hamid-Reza Khoyi, Oliver Camponovo ne usciva e Hamid-Reza Khoyi ne diveniva amministratore unico. Il 22 marzo 2017 Data Nest Sa diventava fiduciaria.

3 – Infine, sempre dalle visure ufficiali del registro delle società del Canton Ticino, risulta che Ibex Capital Sa (fiduciaria di Chiasso) ex Camponovo Asset Management Sa, società collocata in via Serafino Balestra 6, il 25 agosto 2017 registrava in uscita Oliver Camponovo mentre Aron Camponovo ne rimaneva amministratore unico. Revisore dei conti di questa società all’epoca era la HRK & Partners Sa, società di Lugano di Hamid-Reza Khoyi, lo stesso socio di Devasini in Smart Property Solutions Sa.

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