Criptovalute

Criptovalute: quei fondi in viaggio tra Italia, Irlanda e Svizzera

Dietro alle criptovalute italo-elvetiche un sistema di connessioni e raccolta di denaro che dalla Penisola e attraversa Chiasso e Dublino

Di Nicola Borzi
Dublino, repubblica d'Irlanda. Foto: Giuseppe Milo, Wikimedia Commons

Il presente articolo è stato aggiornato il 22.6.2019, aggiungendo la richiesta di rettifica pervenuta dalla società EIDOO il 21.6.2019

Dietro il mondo delle criptovalute italo-svizzere, in quel reticolo di società e indirizzi tra Chiasso, Lugano e Zugo, dove si incrociano fiduciari elvetici condannati per riciclaggio di denaro delle ‘ndrinee nuovi capitalisti “intellettuali”, come ha svelato qualche settimana fa  l’inchiesta di Valori.it, c’è un sistema di connessioni e una rete di raccolta di denaro che parte dall’Italia, raggiunge l’Irlanda, passa per la Svizzera e, da lì, trasferisce le somme rastrellate in operazioni che arrivano ovunque.

Un network in equilibrio instabile tra sistemi giuridici e autorità finanziarie differenti, che si avvantaggia delle discrasie nelle legislazioni e delle diverse ampiezze delle maglie dei controlli (dove queste esistono), ma che poggia su un punto fermo: l’abilità di alcuni soggetti di muoversi con maestria nella realizzazione di complesse strutture societarie.

La galassia di Oliver Camponovo

Tutto ruota intorno all’expertise sin qui dimostrata da professionisti italiani e svizzeri collegati a Oliver Camponovo, il fiduciario di Chiasso che il 29 dicembre 2017 è stato condannato in primo grado dalla Corte penale federale svizzera di Bellinzona a tre anni di carcere – di cui due condonati – per riciclaggio di fondi illeciti della ‘ndrangheta, che ha svolto un ruolo di prestazione di servizi per Eidoo, la società che a ottobre 2017 ha creato la criptovaluta omonima e realizzato la maggiore offerta iniziale (Ico) di token mai finalizzata da italiani, raccogliendo oltre 27 milioni di dollari. La svizzera Ibex Services e altre società di Camponovo sono connesse a questa e numerose altre criptovalute.

Il ruolo di finanziatore della società irlandese Blockchain Invest Dac

Documenti originali ricevuti da Valori.it dimostrano che una fetta dei capitali arrivati nella fase iniziale prima dell’Initial Coin Offering di Eidoo sono stati raccolti lungo tempo prima della fondazione della società svizzera, costituita a Chiasso il 6 giugno 2017 da Natale Massimiliano Ferrara e il cui token è stato “prezzato” per la prima volta il 23 ottobre 2017. I fondi sono stati raccolti e sono transitati attraverso Blockchain Invest, una Designated Activity Company fondata in Irlanda il 4 novembre 2016 da Natale Ferrara, Paolo Barrai e da un terzo azionista rimasto anonimo perché schermato da August Trustee Services Ltd, una società irlandese.

August Trustee Services Ltd ha lo stesso indirizzo di Lacey Consulting, una società di consulenza irlandese alla quale fanno capo i due manager di Blockchain Invest Dac, William Gorman e Diarmuid Farrell, che firmavano la visura con l’elenco dei soci e il bilancio 2017 della stessa Blockchain Invest.

Chi è Paolo Barrai

Barrai è un ex consulente finanziario italiano, multato da Consob nel 2013 per 70 mila euro per proposte di investimento giudicate illegittime, che vive a Londra e per anni ha gestito il blog “Mercato Libero”. Attualmente Barrai è impegnato a gestire la chat “Bitcoin Cryptoeconomy” su Telegram, che a marzo contava quasi 2.100 iscritti, dove ogni giorno si parla di criptovalute. Ma Barrai gestisce anche un’altra chat su Telegram, “Bigbit News”, con oltre 2.100 iscritti, sulla quale propone abbonamenti a servizi di “analisi tecnica” per il trading sulle criptovalute a prezzi intorno ai 1.500 euro l’anno.

In via Motta 10 a Chiasso, dove è stata fondata Eidoo in un palazzo sequestrato dai magistrati svizzeri a Oliver Camponovo e ai suoi clienti ‘ndranghetisti, c’è la sede della società Bitincubator & Venture, fondata da Barrai in via Pascolett 43 a Grono il 29 marzo 2017. Barrai ne è uscito l’11 dicembre 2017 dopo l’Ico di Eidoo. Barrai è anche il fondatore di World Man Opportunities, una società costituita a Lugano il 9 aprile 2015, poi trasferita dal 12 gennaio 2018 nel family office gestito da Martin Pius Gloor a Zugo, allo stesso indirizzo del gruppo Poseidon di Natale Ferrara che ora controlla Eidoo e altre attività. A giugno 2014 Barrai aveva fondato a Panama attraverso fiduciari una società anonima, Wmo Sa, che ha le stesse iniziali della società svizzera World Man Opportunities.

Il palazzo di via Motta 10 davanti alla stazione di Chiasso
Il palazzo di via Motta 10 davanti alla stazione di Chiasso

Il meccanismo della raccolta dei fondi tramite l’Irlanda

Tra il novembre del 2016 e il 31 gennaio 2017 Ferrara insieme a Barrai e al terzo socio ordinario “schermato” dal trustee hanno venduto a 117 azionisti, quasi tutti cittadini italiani, 380 quote della società irlandese Blockchain Invest Dac, sotto forma di ordinary redeemable shares (azioni ordinarie redimibili) della stessa società Blockchain Invest Dac. Ciascuna di queste quote è stata venduta a 5 mila euro l’una, ci dicono fonti interne alla vicenda, previa sottoscrizione di un contratto di investimento.

Nel contratto, secondo le stesse fonti, era previsto il pagamento a consulenti esterni di una commissione intorno al 50% delle plusvalenze ottenute con il trading di criptovalute che è l’attività di Blockchain Invest Dac. In questo modo Blockchain Invest ha raccolto 1,8 milioni di euro che, uniti ai 150 mila euro delle azioni ordinarie in capo ai tre soci fondatori, nel 2016-2017 sono stati investiti nel trading su numerose criptovalute.

Dublino, Irlanda. CC0 Public Domain da Pixabay.com

Il bilancio 2017 di Blockchain Invest

Secondo il bilancio di Blockchain Invest Dac al 31 dicembre 2017, che Valori.it ha ottenuto, l’utile netto del primo esercizio della società irlandese è stato pari a oltre 9 milioni di euro, che non è stato redistribuito sotto forma di dividendo. Alla fine dell’esercizio, la società aveva registrato spese amministrative per 10,37 milioni di euro su utili da trading per 20,68 milioni, con un utile lordo di 10,33 milioni che, al netto di tasse per 1,29 milioni, ha portato l’utile netto a 9,04 milioni circa. Il patrimonio era composto da criptovalute e altri “criptoasset” per 19,5 milioni circa, oltre a 4,8 milioni di liquidità, a fronte di debiti a breve per 13,33 milioni, di cui 10,35 milioni circa rappresentati da ratei e 833 mila euro da una linea di credito in dollari. Altri 859 mila euro erano fondi dovuti a parti correlate.

Come sono stati utilizzati i fondi irlandesi

Una quota del capitale raccolto da Blockchain Invest Dac è stata investita per partecipare al lancio di criptovalute tra cui alcune, come Eidoo e Zulu, emesse da società che vedono tra il management e i consulenti gli stessi Ferrara e Barrai, oltre che Oliver Camponovo.

Tra le varie criptovalute e criptoasset nel portafoglio di Blockchain Invest a fine 2017, secondo il bilancio della società irlandese, c’erano Bitcoin cash, Bitcoin, Bitcoin Gold, Litecoin, Monero, Zcash, Aidcoin, BitCrystal, Coindash, Databits, Guppy, Hevitoken, Melon OmiseGo, Dao Casino, Premsa, IExec Rlc, SingularDtv, Chronobank, Trustcoin, Viuly, Wings, XPCard. Quote più rilevanti erano investite in Ethereum (per 2,14 milioni di euro alla valutazione dell’epoca), Byteball (987 mila euro), Qash (1,75 milioni), Shift (425 mila euro), Ubiatar (350 mila euro) e Zulu.

Per quest’ultima si trattava di un investimento pari a 611 mila euro per un numero di token non ancora definito perché l’emissione non era stata ancora realizzata. Zulu è nata sulle ceneri di un’omonima società fondata il 27 ottobre 2016 da Oliver Camponovo a Chiasso, attraverso la sua società Ibex Capital, e poi trasferitasi dopo un cambiamento di ragione sociale a Zugo nel settembre 2017, con l’uscita di Oliver Camponovo e di Ibex Capital.

C’è poi una quota di un milione di euro in Ors Group: l’Ico della società svizzera di Fabio Zoffi doveva essere ancora lanciata, con data prevista il 28 aprile 2018, ma venivano già segnati a bilancio 20 milioni di token: in Ors Group secondo le visure elvetiche compariva Lars Schlichting, attualmente amministratore delegato del gruppo Poseidon che controlla Eidoo, della quale a fine 2017 Blockchain Invest Dac aveva in pancia token per 1,9 milioni.

I 10 milioni di “consulenze d’investimento” riconducibili a Ferrara

Come si evince dalla pagina 18 del bilancio 2017 di Blockchain Invest, dedicato alle operazioni con parti correlate, sulle plusvalenze (20 milioni di euro circa) che la società Blockchain Invest Dac ha realizzato nel 2017 attraverso il trading di criptovalute iniziato nel primo trimestre di quell’anno, 10,27 milioni di euro sono andati a un “consulente di investimenti” di cui Natale Ferrara viene qualificato come “partner”.

Ferrara, indicato come “fondatore di Eidoo”, appare nella sezione “transazioni con parti correlate” sempre a pagina 18 del bilancio 2017 di Blockchain Invest Dac nella quale si scrive che doveva ricevere pagamenti da Blockchain Invest per 859 mila euro e che a lui fanno capo “wallet (portafogli di criptovalute, ndr) privati” dove erano depositate criptovalute e altri criptoasset di Blockchain Invest per un milione di euro.

Il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni, mentre interviene a un meetup organizzato dall'associazione Cryptopolis fondata dal creatore di Eidoo Natale Ferrara, insieme ad Athos Cereghetti e all'avvocato elvetico Aron Camponovo.
Il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni, mentre interviene a un meetup organizzato dall’associazione Cryptopolis fondata dal creatore di Eidoo Natale Ferrara, insieme ad Athos Cereghetti e all’avvocato elvetico Aron Camponovo.

Nella sezione è poi scritto che Blockchain Invest ha partecipato a due Ico, quelle di Ubiatar e di Aidcoin, attraverso l’Ico engine di Eidoo. La sezione ribadisce inoltre che i 10,27 milioni di euro pagati come “investment advisory fees”, ovvero come “commissioni per consulenze di investimento” sono stati calcolati sulla base dei risultati ottenuti. I revisori indipendenti che hanno effettuato l’audit sul bilancio 2017 di Blockchain Invest Dac scrivono però “non abbiamo ottenuto tutto le informazioni e spiegazioni che consideriamo necessarie per gli obiettivi del nostro audit” e “non siamo stati in condizione di determinare se siano stati tenuti libri contabili adeguati”.

La società va verso la liquidazione

Ora i soci attendono la liquidazione di Blockchain Invest Dac, perché alla sua fondazione fu stabilito che la società irlandese avrebbe avuto durata biennale: l’aumento di capitale si concluse il 31 gennaio 2017 e “il fondo” ha avuto 24 mesi per operare, dopodiché dovrà effettuare la propria liquidazione entro altri sei mesi. Da fine gennaio scorso dunque la società irlandese può solo vendere i suoi asset, con la scadenza fissata entro fine luglio.

Raccolta di fondi e potenziali conflitti d’interesse

Restano senza risposta alcune domande: l’attività di offerta di quote azionarie di questa società irlandese (definita “il fondo” dai suoi stessi sottoscrittori) configura o no le fattispecie di raccolta del risparmio e/o sollecitazione all’investimento strettamente regolate dalla legislazione italiana? C’è poi un altro aspetto tutt’altro che secondario: in questa rete di società, molti protagonisti hanno doppi, tripli o multipli ruoli che assumono a seconda delle circostanze, cambiando casacca di momento in momento.

Svizzera bandiera
©Smuconlaw/Wikimedia Commons

Ad esempio, c’è chi è azionista di Blockchain Invest, società dalla quale attraverso parti correlate ha indirettamente ricevuto oltre 10 milioni di “commissioni per consulenze di investimento”, gestendo investimenti che ha convogliato sull’offerta iniziale (Ico) dei token di Eidoo di cui è azionista e manager e di altre criptovalute come Ubiatar e Aidcoin, le cui Ico sono state gestite dal gruppo Poseidon attraverso l’Ico engine di Eidoo.

Al gruppo Poseidon sono poi collegate altre criptovalute, come quelle emesse da Zulu e da Ors Group, su cui Blockchain Invest ha investito i capitali raccolti. Ma non basta: sono di parti correlate i wallet digitali “privati” sui quali a fine 2017 erano depositati criptoasset di Blockchain Invest per un milione di euro.

C’è poi la “consulenza” sulle criptovalute condotta attraverso BigBit, il sito gestito da Cryptolab in via Motta a Chiasso al quale collaborano azionisti fondatori di Blockchain Invest. Come vengono gestiti questi diversi ruoli confliggenti e i potenziali conflitti d’interesse che ne derivano? Come viene tenuta separata la gestione delle informazioni sugli investimenti effettuati da Blockchain Invest Dac dalle informazioni utilizzate per “vendere in abbonamento” i segnali di trading ai trader di criptoasset?


Richiesta di rettifica di EIDOO

Di nuovo il giornalista Borzi, nei due articoli pubblicati il 20 e 21 giugno 2019 su Valori.it, ripropone lo “schema” – il “sistema di connessioni” – già oggetto di specifica contestazione per il suo contenuto gravemente diffamatorio ed illecito: Eidoo opererebbe nel “palazzo sequestrato dai magistrati svizzeri a Oliver Camponovo e ai suoi clienti ‘ndranghetisti”, il sig. Oliver Camponovo sarebbe stato condannato in primo grado “per riciclaggio di fondi illeciti della ‘ndrangheta” e sarebbe uno dei “consulenti” della società di criptovalute Eidoo.

Questi gli elementi sui quali continua a fondarsi il fuorviante e suggestivo accostamento tra criminalità organizzata e la società di criptovalute Eidoo.

Dalla figura di Oliver Camponovo, passando per asserite attività di riciclaggio e di rastrellamento di somme, alla ‘ndrangheta e, poi, dalla collaborazione tra Camponovo ed Eidoo, al collegamento tra Eidoo e criminalità organizzata.

Eidoo si vede costretta a fermamente contestare, ancora una volta, la falsa rappresentazione della realtà che emerge dai due menzionati articoli.

Eidoo infatti, da un lato, ha intrattenuto con il sig. Oliver Camponovo, che svolge attività di commercialista, rapporti di natura esclusivamente professionale, peraltro cessati nel dicembre 2018; dall’altro lato, è solo una mera affittuaria di una delle unità immobiliari dell’edificio di via Motta 10.

Eidoo ribadisce che ssa è una società svizzera qualificata come intermediario finanziario – soggetta alla rigida normativa locale – e che ha sempre operato nel pieno rispetto delle normative vigenti, superando in modo pienamente positivo tutte le ispezioni periodiche dell’autorità di vigialnza svizzera sui mercati finanziari, né risulta avviato nei confronti della stessa alcun tipo di indagine e/o procedimento da parte di autorità locali o internazionali.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile