Crisi finanziaria: Bank of England sapeva ma non agì

Dalla pubblicazione dei verbali delle riunioni del management della banca un quadro allarmante: le avvisaglie c’erano ma non furono comprese appieno né si agì ...

“Un mese prima dell’inizio della crisi finanziaria la Banca d’Inghilterra era apparentemente ignara del pericolo imminente”: a dirlo testualmente è l’autorevole BBC, dopo aver esaminato alcuni documenti in cui si riporta il contenuto delle riunioni riservate del più alto organo di governo interno – la cosiddetta Court – della massima istituzione finanziaria di Sua Maestà. Verbali relativi al periodo 2007-2009 da cui si evincerebbe come il management, pur avendo individuato già a luglio 2007 che il tema della liquidità delle banche fosse una "questione centrale" (cioè critica, potremmo inferire noi, sebbene col senno di poi…) non prese provvedimenti per stabilizzare la situazione. Ampie furono le discussioni sulle pensioni del personale, gli open day e le nomine dei nuovi membri del Comitato per la politica monetaria, ma nessuno spinse sull’acceleratore per concludere il già avviato progetto per un nuovo modello per rilevare i rischi del sistema finanziario. E ciò, nonostante che la fragilità di alcuni istituti fosse nota, tanto da venire citati con dei nomi in codice: Royal Bank of Scotland (RBS) come Phoenix, Lloyds TSB come Lark, per esempio.

 

 

Secondo il parlamentare conservatore Andrew Tyrie, presidente del comitato ristretto del Tesoro britannico, «I verbali mostrano che durante la crisi la Banca d’Inghilterra non ha avuto un consiglio degno di questo nome»; mentre per lord John McFall, presidente del comitato ristretto di tesoreria, i membri della Court avrebbero perso di vista il quadro più ampio, «…l’interconnessione dell’intero sistema finanziario… quando Lehman è andato giù è stata una vera catastrofe».

 

 

“Del senno di poi son piene le fosse”, si dice, ma se il “poi” viene dopo una crisi internazionale che ha travolto persone, imprese, banche, Paesi… e il “senno” di allora era considerato quello dei più alti – e ben pagati – manager della Banca d’Inghilterra, l’amaro in bocca resta eccome.

Foto: Ronnie Macdonald (Wikimedia Commons)