Finanza etica

Danimarca, le imprese fanno appello alle banche

La crisi bancaria che da mesi dilaga in Danimarca rischia di avere pesanti conseguenze sull'economia reale. E le imprese fanno appello alle banche perché riaprano ...

Di Redazione


La crisi bancaria che da mesi dilaga in Danimarca rischia di avere pesanti conseguenze sull’economia reale. E le imprese fanno appello alle banche perché riaprano i rubinetti del credito: anche coinvolgendo la Banca europea per gli investimenti.

A partire dal 2008 nel Paese nordico sono già falliti undici istituti di credito: e, secondo le agenzie di rating, molti altri sono a rischio nel breve periodo. La banca centrale danese ha di recente optato per l’apertura di una linea di credito del valore di 74 miliardi di dollari. Ma la settimana scorsa il ministro delle Finanze Bjarne Corydon ha fatto sapere che sarà molto difficile che le banche vengano nuovamente soccorse con i fondi pubblici, dopo i cinque pacchetti di salvataggio già concessi a partire dal 2008. Ma la via d’uscita dalla crisi sembra ancora lontana.

La stragrande maggioranza della banche cerca di rafforzare il proprio bilancio dismettendo alcuni asset e rivedendo le condizioni per l’accesso al credito. Il risultato è che, secondo una ricerca condotta dalla Confederazione delle industrie danesi nel mese di giugno, un quarto delle imprese dichiara di non aver avuto accesso ai finanziamenti (o di averlo ottenuto solo in misura molto limitata) nel secondo trimestre di quest’anno. A partire dal 2008, secondo i dati della Confederazione, il credito alle imprese sarebbe crollato del 25%. Le conseguenze per l’economia reale, dunque, rischiano di essere estremamente tangibili: nei termini di una crisi occupazionale e di una possibile recessione.

Perciò le banche, secondo Thomas Soerensen (che all’interno della Confederazione degli industriali è a capo della divisione dedicata alle piccole e medie imprese), devono cercare di sostenere l’economia nazionale. Anche facendo ricorso ai finanziamenti della Banca europea degli investimenti: un canale a cui, a partire dal 2008, si sono rivolti soltanto due istituti (Spar Nord Bank e Rinkjoebing Landbobank A/S). E che rappresenta, secondo Soerensen, «un’opportunità trascurata». L’associazione bancaria del Paese nordico, tuttavia, pone l’accento sul fatto che la stragrande maggioranza delle banche nazionali sia di dimensioni troppo piccole per poter agire da intermediario per i finanziamenti della Bei. E chiede al governo di far pressione sulle autorità europee perché tali criteri vengano rivisti.

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