Finanza etica

Debito: Porto Rico al riparo dagli hedge

I fondi hedge starebbero cercando di contrastare la possibile approvazione della normativa tuttora in discussione al Congresso statunitense che dovrebbe regolamentare la ristrutturazione debitoria di ...

Di Matteo Cavallito
La città vecchia di San Juan, la capitale di Portorico. Foto: cogito ergo imago, Flickr, Wikimedia Commons
La città vecchia di San Juan,   la capitale di Portorico. Foto: cogito ergo imago,   Flickr,   Wikimedia Commons
La città vecchia di San Juan, la capitale di Portorico. Foto: cogito ergo imago, Flickr, Wikimedia Commons

I fondi hedge starebbero cercando di contrastare la possibile approvazione della normativa tuttora in discussione al Congresso statunitense che dovrebbe regolamentare la ristrutturazione debitoria di Porto Rico. Lo scrive il Fiscal Times, un quotidiano indipendente di base a New York e Washington. La legge, denominata PROMESA, prevede la nascita di un ente federale ad hoc che si occuperebbe di gestire il risanamento contabile dell’isola attraverso l’imposizione di un taglio di una parte del debito generando, così, una perdita per i creditori.

 

Da tempo in crisi conclamata, Porto Rico fa i conti con un indebitamento complessivo da circa 70 miliardi di dollari. L’ammontare totale delle obbligazioni in mano agli hedge non è noto, ma una stima del Center for Progressive Reporting, citata dallo stesso quotidiano, ipotizza che i fondi detengano attualmente il 36% dei bond emessi dall’isola. L’ipotesi è che i fondi abbiano optato negli anni per la medesima rivelatisi in definitiva fruttuosa nella nota battaglia legale con l’Argentina, conclusasi nelle scorse settimane con la vittoria dei creditori dissidenti: l’acquisto dei titoli obbligazionari a prezzo scontato sul mercato secondario con l’obiettivo di trascinare il governo portoricano in tribunale.

 

In assenza della norma, sostiene il quotidiano, i fondi potrebbero effettivamente seguire questa strada. Ma il piano rischia di scontrarsi con i precedenti legali che, evidenzia ancora il Fiscal Times, raccontano “una storia di azioni legali fallimentari da parte degli obbligazionisti contro i governi degli Stati Usa che avevano dichiarato default”. Gli esempi si collocano in larga parte nel XIX secolo e rappresentano un insieme di precedenti storicamente sfavorevoli ai creditori.

 

Determinante, in questo senso, la decisione assunta più volte dalle corti di respingere le istante dei creditori stessi in ragione dell’XI Emendamento della Costituzione, la norma della legge fondamentale che limita lo spazio di intervento del potere giudiziario nelle contese transnazionali (“Il potere giudiziario federale degli Stati Uniti non si intenderà esteso a qualsivoglia processo, di common law o di equity, iniziato o proseguito contro uno degli Stati Uniti da cittadini di un altro Stato o da cittadini o sudditi di qualsivoglia Stato straniero”). Sebbene Porto Rico non faccia pienamente parte degli Stati Uniti, ha stabilito una sentenza pronunciata nel 1983 da una corte statunitense, il suo status particolare di territorio di non incorporato garantisce all’isola la possibilità di beneficiare delle garanzie offerte dall’XI Emendamento.

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