Default delle “too big to fail”: la Fdic oggi chiarisce le procedure

I nuovi poteri di supervisione accordati ai regolatori americani consentono loro di bloccare le attività anche dei gruppi considerati “too big to fail”...

I nuovi poteri di supervisione accordati ai regolatori americani consentono loro di bloccare le attività anche dei gruppi considerati “too big to fail”. Una possibilità che gli organismi che vigilano sul sistema finanziario degli Stati Uniti chiedevano da quando fallì Lehman Brothers Holdings. Ora la Federal Deposit Insurance Corp. deve svelare in quale modo, concretamente, intende utilizzare le sue nuove prerogative. L’occasione per farlo sarà un meeting che si terrà a Washington nella giornata di oggi, nel corso del quale si cercherà di capire in particolare quale strada sarà utilizzata per chiudere i battenti di istituti “di importanza sistemica”, senza per questo causare ripercussioni eccessive nel mondo finanziario. 

Per la Fdic, in particolare, si tratta di una novità assoluta, dal momento che fino ad ora (ovvero dal 1930) l’organismo si era limitato alla protezione dei depositi degli istituti di credito falliti. Con la legge Dodd-Frank, invece, i dirigenti dell’agenzia avranno anche il compito di determinare quali parti delle compagnie in procedura fallimentare dovranno essere tenute in vita e quali invece potranno abbandonare senza conseguenze il mercato. Un compito estremamente difficile, basti pensare proprio al caso di Lehman: «Una brutta bestia, con moltissime braccia, gambe e teste», spiega con una metafora l’esperto Mark McDermott all’agenzia Bloomberg.

Da parte loro, sempre secondo le nuove norme, le banche dovranno agevolare il lavoro della Fdic specificando quali siano le unità “vitali”: proprio quelle da salvare in caso di default. Ma c’è già chi si pone domande di fondo «I regolatori si troveranno davvero nelle condizioni di dover utilizzare tale potere in futuro?», ha concluso McDermott.