Finanza etica

Derivati: ciao Londra, HSBC sceglie la UE

L’ultimo grattacapo “europeo” per Londra arriva da HSBC, peso massimo della finanza e operatore di primo piano nel sempre promettente comparto dei derivati. Dopo ...

Di Matteo Cavallito
La sede centrale di HSBC a Londra. Foto: Gordon Joly Commons Wikimedia
La sede centrale di HSBC a Londra. Foto: Gordon Joly Commons Wikimedia

L’ultimo grattacapo “europeo” per Londra arriva da HSBC, peso massimo della finanza e operatore di primo piano nel sempre promettente comparto dei derivati. Dopo la spagnola BBVA, Deutsche Bank e le americane JP Morgan e Citigroup, la banca britannica si è infatti unita alla schiera degli operatori pronti a trasmigrare su Eurex, la nuova piattaforma di clearing lanciata dalla Borsa di Francoforte (Deutsche Boerse) che punta a conquistare le quote di mercato lasciate in eredità dalla Brexit. Lo ha riferito in questi giorni il quotidiano City AM.

Indispensabile per garantire stabilità ai mercati e per questo rafforzata dalle riforme post crisi, l’attività di intermediazione negli scambi di prodotti finanziari derivati, conosciuta come clearing, ha avuto nella City londinese il suo storico epicentro europeo. Ma il referendum sulla Brexit, come noto, ha cambiato le carte in tavola: a giugno la Commissione UE ha proposto una modifica al regolamento del mercato finanziario (Emir) che interessa in primo luogo la LCH, l’ente della London Stock Exchange che gestisce gli scambi dei derivati denominati in euro e che nel 2015, ricorda City AM, ha intermediato scambi per un controvalore di 327 trilioni di euro (vedi Valori n. 151, settembre 2017). Attualmente, l’organismo opera sotto la supervisione della Banca d’Inghilterra ma con l’addio del Regno Unito all’Unione Europea l’onere del controllo dovrebbe passare all’ESMA – l’autorità per i mercati con sede a Parigi – con tutti i poteri che ne derivano. Compreso quello di imporre, per ragioni di sicurezza, il trasferimento delle attività di clearing all’interno dei confini UE. Non stupisce, dunque, che i grandi operatori del mercato – a partire dalle maggiori banche del Pianeta – si stiano attivando per adeguarsi al nuovo contesto. Trovando, va da sé, una sponda decisiva nelle società specializzate del Continente.
Tra queste c’è proprio Eurex che per attirare i grandi trader ha giocato la carta dell’offerta speciale: la società, ricorda ancora City AM, promette infatti di condividere “una quota significativa dei ricavi” con la sua stessa clientela privilegiata, ovvero con i 10 operatori più attivi in termini di volumi. Le stesse banche, inoltre, dovrebbero avere un ruolo importante nella governance della piattaforma.
L’obiettivo della riforma europea consiste ovviamente nel garantire alla UE un controllo maggiore delle operazioni sui titoli della moneta unica. Dal fronte britannico, però, non manca l’inevitabile contro-argomentazione: la frammentazione del mercato del clearing, replicano da Londra, rischia di generare maggiore instabilità in un settore storicamente delicato come quello dei derivati.

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