Detenuti-chef e migranti: il km0 sposa la solidarietà

Dall’integrazione nascono cose buone, anche da gustare. Detenuti-chef cucinano i prodotti bio coltivati da migranti e disabili psichici. Succede alle porte di Cremona, nell’...

Di Martina Valentini

8-nazareth_7Dall’integrazione nascono cose buone, anche da gustare. Detenuti-chef cucinano i prodotti bio coltivati da migranti e disabili psichici. Succede alle porte di Cremona, nell’azienda agricola della Cooperativa Nazareth a Persico Dosimo, dove migranti e disabili psichici coltivano ortaggi biologici che vengono, quindi, trasformati in gustose conserve e salse dai detenuti-chef della casa circondariale cittadina di Cà del Ferro.

Un progetto di filiera sociale a ‘km 0’ che fonde il percorso di accompagnamento all’autonomia di minori stranieri e persone con fragilità ribattezzato ‘Rigenera’, con l’attività di formazione e riabilitazione sociale e lavorativa denominata ‘I Buoni di Cà del Ferro’, che si svolge all’interno del laboratorio di trasformazione agroalimentare ricavato di recente nella casa circondariale di Cremona. Durante il BonTà, al via oggi fino al 14 novembre saranno anche promosse delle attività di formazione per ottenere attestati su HACCP, antincendio, primo soccorso e sicurezza sul lavoro e laboratori per apprendere come trattare gli ingredienti e come cucinarli sotto la guida di uno chef professionista.

“L’obiettivo è non solo offrire un nuovo approccio al lavoro e alla socializzazione, ma anche creare concrete opportunità lavorative – spiega Giusy Brignoli, tra i responsabili della Cooperativa Nazareth –. I prodotti, sia freschi sia trasformati, sono biologici certificati; inoltre, le persone che lavorano, anche se toccate da uno ‘svantaggio’ di tipo sociale o fisico, vengono valorizzate nel loro saper fare liberando creatività ed energie”.

@lamarty_twi

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