Deutsche e Danske: il declino delle banche gemelle

Le banche simbolo di Germania e Danimarca nel mirino della giustizia. Tanti gli elementi in comune. Dai tempi di incubazione alle reazioni dei mercati

Di Matteo Cavallito

Banche storiche, banche-simbolo. Ma anche e soprattutto banche “di bandiera”, fonti – sempre più in crisi – di orgoglio nazionale, con tutto quel che ne segue. Da Francoforte a Copenaghen, passando per il Baltico e i Caraibi, le vicende di Deutsche Bank e della collega Danske si sviluppano in parallelo. Così poco lontane, così vicine. E con un’inquietante lista di analogie che non può lasciare indifferenti. Perché i caratteri e destini dei due istituti, al momento, sembrano davvero speculari. A partire dalle ipotesi di reato.

Due banche nel mirino della giustizia

Giovedì 28 novembre, Danske Bank è stata formalmente incriminata dalle autorità locali per violazione delle leggi antiriciclaggio. Un provvedimento che nasce dalle indagini sulle contestate operazioni condotte dalla sua controllata estone tra il 2007 e il 2015. Contemporaneamente le autorità tedesche hanno iniziato a mettere a soqquadro gli uffici di Deutsche Bank nella sede centrale di Francoforte e in altre cinque filiali: l’ipotesi, anche qui, è quella di money laundering e tutto partirebbe da alcuni documenti venuti alla luce grazie all’inchiesta giornalistica Panama Papers. Nel mirino ci sarebbero almeno due dipendenti dell’istituto oltre a una divisione DB nelle Isole Vergini Britanniche.

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Uno shock nazionale

Non si giudicano i popoli dai loro governi, per fortuna dei più. Figuriamoci dalle loro banche. Ma non è questo il punto. La questione, semmai, è la forza simbolica delle vicende. Perché la caduta degli dei, inevitabilmente, imbarazza anche i miti di cui i medesimi si sono copiosamente nutriti: la solidità della prima economia del Continente da un lato, e la trasparenza del secondo Paese meno corrotto del mondo dall’altro.

«Vent’anni fa erano tutti orgogliosi di essere azionisti o dipendenti di Deutsche Bank» ha spiegato Klaus Nieding, vicepresidente dell’associazione degli investitori privati tedeschi in un’intervista a Bloomberg. Ma provate oggi a sollevare la questione con gli impiegati dell’istituto: altro che vantarsene, «non ti diranno nemmeno che ci lavorano». Un segno dei tempi. E non è solo un problema tedesco.

Klaus Nieding su Deutsche Bank«L’opinione pubblica danese è scioccata dal fatto che la più importante banca della nazione sia stata coinvolta nel riciclaggio di denaro per conto della criminalità organizzata e di regimi dittatoriali» spiegava a Valori, Pelle Dragsted, deputato della sinistra ecologista al parlamento di Copenhagen, lo scorso ottobre. Sono passate sei settimane. Difficile che gli ultimi sviluppi aiutino a cambiare idea.

Danske ignorava il problema

Stesso genere di reato, stesso shock culturale. Ma le somiglianze non finiscono qui. Il vero problema, in realtà, è che quelle di Deutsche e Danske sono crisi di lungo periodo.

L’acquisizione della filiale estone di Sampo Bank, all’origine delle contestate operazioni dell’istituto danese risale al 2007 e coincide con i primi avvertimenti lanciati dal personale di Tallinn sulla dubbia origine dei fondi della clientela russa. I sospetti saranno ribaditi nel 2013 da JPMorgan che deciderà addirittura di concludere la collaborazione con Danske nella gestione delle transazioni in dollari in Estonia. Le operazioni con i russi, molto redditizie secondo un rapporto dello studio legale Bruun & Hjejle, saranno chiuse solo alla fine del 2015.

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Deutsche Bank: i conti non tornano

E Deutsche bank? Un mezzo disastro con radici ancora più estese. Nel 2017 la banca ha chiuso con un bilancio in perdita per il terzo anno consecutivo. Pesano la pessima performance nel mercato dei bond (meno 29% di ricavi nel 2017) così come gli enormi costi sostenuti (pari al 93% delle entrate) anche a causa delle generose retribuzioni.

Ma non è tutto: ad incidere sono anche le enormi spese legali – 12,4 miliardi di dollari il totale delle sanzioni pagate solo alle autorità USA dopo la crisi – e l’incognita dei titoli a rischio. I cosiddetti attivi di livello 3, prodotti finanziari di dubbio valore sono iscritti a bilancio per 22 miliardi di euro, il dato più alto tra le principali banche del continente. I titoli a rischio equivalgono così al 45% del patrimonio principale contro una media dei maggiori istituti del Pianeta stimata nel 2016 al 38%.

La lunga notte di Deutsche Bank

Il mercato è giudice

A chiudere il cerchio delle analogie, infine, ci pensa la borsa. Un giudice senza remore che non a caso punisce da tempo i due istituti. Dall’inizio dell’anno il valore del titolo Deutsche Bank si è dimezzato. Nello stesso periodo le azioni Danske hanno registrato più o meno la medesima performance. Il mercato, è noto, si muove più rapidamente dei regolatori.

Crollo doppio. La discesa libera dei titoli Deutsche Bank e Danske nell'ultimo anno. Dati aggiornati al 30.11.2018. Fonte: Bloomberg Markets
Crollo doppio. La discesa libera dei titoli Deutsche Bank e Danske nell’ultimo anno. Dati aggiornati al 30.11.2018. FONTE: Bloomberg Markets

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