Disuguaglianza, anche Singer attacca la Fed

Il numero uno del fondo hedge Elliott Capital, noto alle cronache per la celebre contesa legale con l’Argentina, ha puntato il dito contro il ...

La crescita della disuguaglianza negli Stati Uniti? Nessun dubbio, è colpa della Fed. Lo ha sostenuto il magnate Paul Singer nel corso di una conferenza organizzata giovedì dal New York Times. Singer, numero uno del fondo hedge Elliott Capital – noto alle cronache per la celebre contesa legale con l’Argentina che ha trascinato Buenos Aires all’ottavo default della sua storia – ha puntato il dito contro il quantitative easing della banca centrale americana. Una massiccia iniezione di liquidità, realizzata attraverso la combinazione di un mega riacquisto titoli e di un mantenimento dei tassi a livelli prossimi allo zero, capace secondo Singer di gonfiare i prezzi degli asset finanziari aprendo la strada a crescenti profitti destinati però a pochi operatori.

 

La crescita artificiale dei prezzi di mercato, ha spiegato Singer ripreso dal NY Times, avrebbe finito per produrre un beneficio per coloro che potevano investire – i più ricchi, insomma – senza coinvolgere la classe media e medio bassa nel grande business della liquidità a basso costo e del boom degli indici. Dichiarazioni, quelle del finanziere, che richiamano alla memoria le recenti conclusioni di una ricerca della Federal Reserve e dell’Università del Michigan diffusa a fine ottobre. Nonché di una recente riflessione del medesimo tenore espressa pubblicamente dalla stessa Janet Yellen, la numero uno della Fed.

 

Foto: Kelson (Wikimedia Commons)