DL Sviluppo: C’è chi dice “no”

Tra mille commenti positivi, si alza qualche protesta per alcuni contenuti del decreto approvato dal Consiglio dei ministri. Dito puntato contro la sanatoria delle trivellazioni ...

Siamo sicuri che equiparare i bonus fiscali concessi alle ristrutturazioni edilizie con quelli previsti per gli interventi per il risparmio energetico sia una mossa saggia? Un coro di critiche positive e osannanti ha accompagnato la presentazione del decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Qualcuno però ha avuto il coraggio di uscire dal coro, sollevando la questione dell’opportunità di innalzare di 14 punti (dal 36 al 50%) gli incentivi spettanti a chi ristruttura casa e di ridurre di 5 punti (dal 55% al 50%) gli aiuti a chi invece si preoccupa di ridurre i consumi di energia della propria abitazione.

“In un Paese come l’Italia in cui l’attenzione per l’edilizia di qualità è ancor a una goccia nell’oceano di cemento che spesso deturpa i nostri territori questa equiparazione è a tutti gli effetti una scelta negativa” denuncia Andrea Masullo, esperto di Sostenibilità ambientale e presidente del Comitato Scientifico della Greenaccord Onlus, associazione riunita a Trento, insieme a decine di giornalisti per il IX Forum dell’Informazione cattolica per la Salvaguardia ambientale (www.greenaccord.org).

È una scelta che rappresenta un pericoloso passaggio dalla qualità alla quantità. Esattamente il contrario – spiega Masullo – di ciò che in un periodo di crisi una politica industriale dovrebbe fare per aprire nuove prospettive di sviluppo duraturo e sostenibile. Ci preoccupa questo approccio perché dimostra di voler far riprendere i consumi senza alcun riferimento qualitativo. Dobbiamo invece chiederci: quali consumi è giusto rilanciare? Quali disincentivare?”.

Sulla stessa linea, i senatori Ecodem del partito Democratico Francesco Ferrante e Roberto Della Seta. “Troviamo paradossale – osservano in una nota – che il ministro Passera preveda incentivi per le assunzioni dei giovani nel settore delle rinnovabili, ma al tempo stesso operi per disincentivare lo sviluppo del comparto. La rimodulazione degli incentivi per l’edilizia è uno dei capitoli più negativi del decreto. Il risultato sarà desolante: invece di spingere l’ammodernamento del nostro patrimonio abitativo, si sceglie la vecchia strada delle sovvenzioni a pioggia”.

Della Seta e Ferrante puntano il dito anche contro la sanatoria per le trivellazioni in mare, progettate da alcune compagnie petrolifere in prossimità di parchi e aree  marine protette: “Un baratto – spiegano – tra qualche barile di petrolio e il turismo delle nostre coste. Un baratto a perdere. Sul piano ambientale e su quelli economici e occupazionali”.